The Noctambulant

Revival

Quando attraversa l’Atlantico e approda nelle paludi della Florida, il black metal può perdere il gelo, ma non necessariamente la sua oscurità.
È da questo cortocircuito che nasce Revival, terzo full-length dei The Noctambulant, formazione di Jacksonville che continua a muoversi in una terra di confine dove black metal, death metal e Southern Gothic convivono senza troppe regole.Non ci sono foreste nordiche, paesaggi innevati o il consueto immaginario da cartolina scandinava. I The Noctambulant prendono l’estremismo del black e del death metal e lo immergono in un’atmosfera profondamente americana, fatta di religione, peccato, folklore, paludi, rock, blues e inquietudini del profondo Sud.

Il risultato è un disco che non pretende di reinventare i generi di riferimento, ma li deforma quanto basta per trasformarli in un linguaggio personale e riconoscibile.L’apertura di Repent and Be Saved mette subito le carte in tavola. Un’introduzione rituale, quasi sermoneggiante, prepara il terreno a una musica che non vuole soltanto aggredire, ma anche costruire un’atmosfera. Con l’ingresso delle chitarre, il black metal si contamina con il death e lascia emergere una componente melodica destinata a riaffiorare più volte nel corso del disco.

Bring the Sorrow aumenta la pressione alternando brutalità e aperture melodiche; Apokalypsis, invece, spinge con maggiore decisione sull’acceleratore, tra blast beat e una scrittura più vicina al versante estremo della band.Revival diventa però davvero interessante quando i The Noctambulant iniziano a contaminare fino in fondo il proprio linguaggio.

Dark Dawn introduce elementi più groovy e sfumature folk, mentre Macabre torna su territori aggressivi, arricchendoli con una componente orchestrale che amplia il quadro senza scivolare nella pomposità. È uno dei punti di forza dell’album: le contaminazioni non servono soltanto a sorprendere, ma contribuiscono a definire un ambiente sonoro preciso.

Skeleton Key è probabilmente uno dei momenti più riusciti del disco: aggressività, melodia e immediatezza trovano un equilibrio efficace, dimostrando che la band sa essere diretta senza rinunciare alle proprie atmosfere.Con Killing Tree si torna su territori più pesanti e compatti; Hell Ride – The Second Death, invece, entra con ancora maggiore decisione nel Southern Gothic. Hammond, sermoni e riff massicci costruiscono una traccia che sembra provenire da un Sud americano deformato dall’horror e dalla religione.

È proprio qui che il titolo Revival acquista un significato particolare: non indica soltanto una rinascita musicale, ma anche il recupero di un immaginario americano trasformato in qualcosa di oscuro e disturbante.San Martino cambia ancora registro, introducendo atmosfere folkloristiche, passaggi in spagnolo e campane che danno vita a un momento più evocativo. Non tutto funziona con la stessa intensità, ma emerge con chiarezza la volontà di superare la semplice alternanza tra accelerazioni e rallentamenti tipica di molta musica estrema.

A chiudere il disco arriva Red Right Hand, rilettura del celebre brano di Nick Cave and the Bad Seeds. La scelta è tutt’altro che casuale: il mondo oscuro, narrativo e profondamente americano di Cave si incastra sorprendentemente bene con l’estetica dei The Noctambulant. La band non si limita a riproporre il pezzo, ma lo trascina dentro il proprio universo sonoro.Sul piano produttivo, Revival propone un suono moderno e sufficientemente definito. Basso e batteria mantengono una buona presenza nel mix; le chitarre hanno il peso necessario e la batteria sostiene con efficacia sia le accelerazioni estreme sia le sezioni più cadenzate.

Qualche limite emerge, però, nei momenti più affollati. Le alte frequenze possono risultare aggressive e, quando gli arrangiamenti si fanno particolarmente densi, alcune linee di chitarra perdono parte della loro definizione. Anche la voce, soprattutto nelle sezioni più estreme, avrebbe beneficiato di una maggiore profondità.Non è una produzione sbagliata, tutt’altro. Ma un maggiore lavoro sulla dinamica e sulla profondità avrebbe permesso di valorizzare meglio le numerose sfumature presenti nel disco. E in un album che basa buona parte della propria forza proprio sulle contaminazioni, è un aspetto tutt’altro che secondario.

Non è un disco perfetto, e non ha nemmeno bisogno di esserlo. I The Noctambulant convincono soprattutto quando smettono di inseguire l’estremo fine a se stesso e lasciano emergere quella miscela di black, death e Southern Gothic che rappresenta davvero la loro cifra.Qualche passaggio resta troppo legato a formule già sentite, mentre una produzione più profonda avrebbe permesso di valorizzare meglio arrangiamenti e contaminazioni. Ma Revival possiede una qualità che non si può simulare: una precisa identità.La band prende il proprio immaginario, lo sporca, lo appesantisce e lo trasforma in musica senza preoccuparsi troppo di rispettare confini di genere. Ed è proprio questa libertà a rendere il disco interessante.Non sarà la rinascita del black metal, ma non era quello che serviva. È una discesa nel lato più oscuro del Sud americano.

E, a giudicare da quello che raccontano i The Noctambulant, laggiù nessuno sta aspettando di essere salvato.

StefanoBonelli

TRACKLIST:

Repent and Be Saved
Bring the Sorrow
Apokalypsis
Dark Dawn
Macabre
Interlude
Skeleton Key
Killing Tree
The Second Death
San Martino
Red Right Hand

LINEUP:          

Helvete – guitars / vocals
Franseth – drums
Lars G – bass
Rev. Beaumont – lead guitar