The Gathering

Souvenirs

A volte non ci si rende conto dello scorrere del tempo e di come questo sappia modificare il nostro sentire, il nostro pensare e soprattutto il nostro modo di esprimerci e questo vale tanto più che il tempo passa, dato che oltre al suo fluire, nella nostra vita e quindi nella nostra mente, si accumulano esperienze e sentimenti ma anche visioni, le quali possono servirci per cambiare il nostro modo di vedere ciò che siamo e il rapportarci alle cose o a ciò che è la nostra vita.

Venti anni possono essere tanti o pochi, dipende da come si vive e da cosa si è in grado di immagazzinare dal vissuto, fatto sta che sono comunque un bel po’ di anni, fosse anche solo per mero calcolo numerico. In 20 anni possono succedere tante cose, ma può succedere che ci siano determinati punti fissi, punti che lo scorrere del tempo non riesce a scalfire minimamente: è il caso di Souvenirs degli Olandesi The Gathering, una delle band più interessanti che abbia mai attraversato l’universo metal e i suoi affini. Il disco è la settima fatica in studio della band e si presenta come l’ennesimo cambio di direzione, abbandonando del tutto le sonorità metal per intraprendere la pienezza della strada intimista, legata alla languidità e all’impalpabilità delle strutture attraversate da melodie eteree anche se ricche di chiaro-scuri e di dinamiche che sembrano passare da velati sussurri a grida rimbombanti in tutto il nostro essere.
I The Gathering stessi hanno definito la propria musica trip-rock e ritengo che mai definizione risulti essere più azzeccata, dato che la struttura di una rock song è presente in ogni canzone, anche se in alcuni casi può risultare parzialmente destrutturata, ma è l’anima dei brani a condurre in un viaggio, un cammino dentro noi stessi in grado di far affiorare i ricordi più nascosti e intimi per riportarli prepotentemente alla luce, lasciando che dirompano e scardinino ogni barriera che avevamo messo tra noi e loro: è questa la vera forza di Souvenirs, sta esattamente in questo il suo essere fortemente rock, anzi in alcuni momenti quasi metal, grazie alla capacità di sprigionare una forza che viene da dentro e di fluire verso l’esterno con tutta la forza che potrebbe avere lo scoperchiamento di un vaso di Pandora.

Decisamente più a fuoco e meglio sviluppato del pur bellissimo If Then Else, questo nuovo platter mette al centro le capacità vocali di Anneke, totalmente consapevole della sua classe, della sua potenza evocativa e della sua capacità di saper giocare sulle melodie, grazie alla maturità artistica conseguita in anni e anni di duro lavoro e grazie alla capacità della band di offrirle su un piatto adamantino melodie e intrecci ritmici capaci di far sì che la voce fluisca quasi in maniera naturale. Divisa tra un approccio quasi cantautorale e quello di una sacerdotessa, le linee vocali sono il grandissimo plus di questo disco, cui fanno da contraltare ritmiche e armonie capaci di viaggiare, senza soluzione di continuità, dal trip-hop più nero e asfittico fino al rock più etereo e sognante legato a costruzioni shoegaze, passando attraverso le sferzate post-rock tanto care al sound composito dei Massive Attack.

Tutto si dipana andando a legare i fili delle emozioni e dei ricordi, quasi i The Gathering avessero deciso di volerci accompagnare per mano e vivere con noi il nostro intimo viaggio verso ciò che era e molto probabilmente non è più o magari scoprire che qualcosa di quel che fu esiste ancora dentro di noi e può essere una spinta per tornare, sempre avendo filtrato tutto con le nuove esperienze, a ciò che eravamo aggiungendo una nuova consapevolezza, capace di darci nuova linfa vitale per continuare il viaggio attraverso le tappe della vita: Souvenirs è lì a ricordarci di dare vita alle emozioni e alle sensazioni che albergano dentro di noi, evitando di soffocarle per paura di sembrare deboli o indifesi.Ascoltare questo disco è un po’ come guardarsi allo specchio in grado di risultare fluido, che restituisce un’immagine non nitida della nostra figura, quasi a testimonianza che tutto può ancora essere plasmato, esattamente come il combo olandese ha saputo plasmare il suono a proprio piacimento per dare vita al flusso di coscienza e artistico che avevano dentro.

Souvenirs è un disco che non ha nulla da invidiare ai precedenti album, soprattutto a Mandylion, a Nightime Bird o a How To Measure A Planet?, di cui conserva tutto il carattere goticheggiante portandolo, paradossalmente, a livelli ancora più alti, dato che come lo scorrere del tempo contribuisce a renderci più consapevoli come persone, lo stesso fa con la consapevolezza artistica e la capacità di saper gestire i propri mezzi: parlare di album migliore o peggiore ha davvero poco senso quando si ha a che fare con la parte emotiva, quello che posso affermare con una certa sicurezza è che questo album riesce a racchiudere dentro di sé tutta la forza e gli aspetti positivi dei dischi precedenti per portarli ad altezze ancora più elevate, così da avere un punto di osservazione privilegiato, in grado di scandagliare l’animo in maniera più approfondita riproponendone le sfaccettature e i cambiamenti attraverso la musica, che ora risulta opaca e sommessa, ora risulta brillante e sfrontata e ora risulta intima e avvolgente.

In questo platter tutto è mellifluo, ma l’apparente dolcezza, finemente costruita ad arte, ha il solo scopo di introdurre l’onda oscura che avvolge comunque la nostra mente, quella sorta di malinconia che ci assale quando siamo in preda al viaggiatore della memoria in seno ai ricordi e in questo Souvenirs è perfettamente in grado di reggere la tensione, assecondando il flusso di coscienza con incantevoli intrecci melodico-armonici di ottima fattura, in grado di essere rock tanto quanto pop e non deve assolutamente spaventare il forte innesto delle parti elettroniche (ormai ossatura principale) perché in questo caso il “sintetico” è messo al totale servizio dell’emotività fornendo un compendio che può andare dal sacrale fino all’asfittico passando per l’etereo.

L’elettronica si muove sinuosa e sontuosa tra le parti degli strumenti più classici del rock, fornendo non solo un pregiato tocco di modernità ma un elegantissimo tocco di classe in grado di avvolgere il tutto come una calda coperta di lana intessuta a mano e amalgamare il tutto in un risultato incantevole: forse è proprio questo che permette a Souvenirs di invecchiare molto bene, facendolo apparire molto più giovane di ciò che in realtà è e mantenendolo come punto fermo per una capacità di unire due mondi in un risultato che è unico.

Daniele “Darklordfilthy” Valeri 

Psychonaut
www.gathering.nl

These Good People
Even the Spirits Are Afraid
Broken Glass
You Learn About It
Souvenirs
We Just Stopped Breathing
Monsters
Golden Grounds*
Jelena
A Life All Mine

The Gathering Line Up : 

Anneke van Giersbergen – lead vocals/guitars
René Rutten – guitars
Frank Boeijen – keyboards
Hugo Prinsen Geerligs – bass
Hans Rutten – drums

Guests

Kristoffer Rygg – lyrics and vocals on “A Life All Mine”
Kristin Fjellseth – choirs on “You Learn About It”
Wouter Planteijdt – electric and acoustic guitars on “These Good People” and “You Learn About It”
Mathias Eick – trumpet on “We Just Stopped Breathing”
Kid Sublime – beats on “We Just Stopped Breathing”
Michael Buyens – bass guitar on “You Learn About It” and “Monsters”Zla
ya Hadzich – lyrics on “Monsters” and “We Just Stopped Breathing”