The Black Crowes

A Pound Of Feathers

Questo nuovissimo “A Pound Of Feathers” è la conferma definitiva che i The Black Crowes da quasi quarant’anni non seguono mode e tendenze ma bensì portano avanti un credo che negli anni ha cresciuto a dismisura il loro valore.

Dopo il rilancio avvenuto nei primi anni 2020 , inizialmente accolto con un certo scetticismo , i fratelli Robinson hanno progressivamente rimesso al centro ciò che conta davvero… il suono, la chimica, la band.A Pound Of Feathers nasce da questa consapevolezza,non c’è la ricerca dell’album “importante”, né la volontà di costruire un’opera stratificata o ambiziosa in senso classico.Le chitarre di Rich Robinson sono ruvide, quasi abrasive.Il suo slide, spesso sporco e imperfetto, suona più come un sax impazzito che come uno strumento “controllato”, è un suono che vive di imperfezioni, e proprio per questo risulta credibile.

La produzione di Jay Joyce evita qualsiasi lucidatura eccessiva, tutto sembra registrato in presa diretta, come se la band stesse suonando in una stanza umida, troppo piccola per contenere quell’energia.Se c’è una critica che si può muovere a “A Pound Of Feathers”, è una certa riduzione della varietà rispetto al passato.Non ci sono grandi deviazioni stilistiche, né momenti particolarmente orchestrati,ma è una scelta precisa, il disco punta tutto su una coerenza quasi monolitica.E in un certo senso, è proprio questa coesione a renderlo efficace.“A Pound Of Feathers” non è un disco perfetto,non è nemmeno quello più ambizioso della loro carriera,ma è uno dei più veri.

I Black Crowes hanno smesso di inseguire l’idea di grandezza e hanno scelto qualcosa di più difficile, l’autenticità.E dopo quasi quarant’anni, suonano ancora sporchi,liberi e pericolosamente vivi.Il rock’n’roll, a quanto pare, non è ancora finito e loro lo sanno usare meglio di molti altri.Tra i brani che mi sono piaciuti particolarmente spicca “Dust & Bone”, uno dei pezzi più ruvidi del disco,con chitarre taglienti, ritmo quasi punk. Da questo brano emerge quella componente più istintiva, meno southern e più garage,più breve, diretta ed efficace.Il finale perfetto è affidato a “Last Call Saints”,un pezzo che riassume tutto con groove, melodia e attitudine.

Non chiude davvero il disco, lo lascia aperto , come se la band potesse continuare a suonare per un’altra ora.

 Lubranomic

TRACKLIST:

Profane Prophecy
Cruel Streak
Pharmacy Chronicles
Do The Parasite!
High And Lonesome
Queen Of The B-Sides
It’s Like That
Blood Red Regrets
You Call This A Good Time
Eros Blues
Doomsday Doggerel

LINEUP:

Chris Robinson – vocals/guitar/keyboards/voce, chitarra, tastiera, harmonica
Rich Robinson – guitar
Erik Deutsch – keyboards
Sven Pipien – bass
Cully Symington – drums