Stefano Saletti
Mediterranima
Mediterranima” è un album che si attraversa, come una rotta antica tracciata tra porti lontani, lingue dimenticate e memorie condivise. Stefano Saletti costruisce un’opera che è insieme musicale, poetica e politica, capace di restituire al Mediterraneo quella complessità emotiva che spesso viene ridotta a stereotipo.
Qui, invece, il mare torna a essere ciò che è sempre stato: un crocevia di civiltà, un luogo di scambio e conflitto, una ferita aperta e allo stesso tempo una promessa.Fin dal primo brano, “Resistar”, si percepisce chiaramente l’intenzione dell’autore. L’apertura è solenne ma non retorica: la musica si muove su un equilibrio delicato tra tensione e lirismo, mentre la voce guida l’ascoltatore dentro un universo sonoro che richiama la resistenza non solo come atto politico, ma come condizione esistenziale. Il riferimento alla tradizione e alla poesia si intreccia con una sensibilità contemporanea, creando una stratificazione di significati che si rivela pienamente solo dopo più ascolti.Uno degli elementi più affascinanti dell’album è l’uso del Sabir, lingua franca del Mediterraneo, qui recuperata non come semplice curiosità filologica ma come vero e proprio strumento espressivo. Il Sabir diventa simbolo di una comunicazione possibile oltre le differenze, una lingua che non appartiene a nessuno e quindi appartiene a tutti. In questo senso, Mediterranima è anche un progetto culturale che sfida l’idea di identità chiusa e propone invece una visione fluida, contaminata, profondamente umana.
La struttura del disco, articolata in nove brani, segue un percorso narrativo implicito. Non c’è una trama lineare, ma emerge chiaramente un viaggio: geografico, emotivo, spirituale. “O Pireas” evoca atmosfere sospese tra mito e realtà, con una melodia che richiama le radici balcaniche e una vocalità intensa, quasi teatrale. “Marjan”, invece, si immerge in un immaginario arcaico legato alla natura e ai rituali, con un andamento ipnotico che richiama antiche pratiche collettive. Qui la musica sembra diventare rito, invocazione.“Y suzar la noché” introduce una dimensione più intima e dolorosa. La notte che brucia è metafora di una condizione esistenziale segnata dalla perdita e dall’impossibilità di esprimere pienamente il proprio dolore. La voce si fa fragile, trattenuta, mentre gli strumenti accompagnano con discrezione, lasciando spazio al silenzio e alla sospensione. È uno dei momenti più toccanti del disco, capace di parlare senza alzare il tono.
Con “Mujalasa”, Saletti recupera l’idea dello spazio come condivisione artistica e intellettuale. Il brano ha una dimensione quasi giocosa, una filastrocca che però nasconde una riflessione profonda sul valore dell’incontro e della parola. La leggerezza apparente è bilanciata da una costruzione musicale raffinata, in cui ogni elemento trova il suo posto senza sovrastare gli altri.La traccia che dà il titolo all’album, “Mediterranima”, rappresenta il cuore emotivo del progetto. La ninna nanna in arabo, inserita in un contesto di devastazione, è un gesto di resistenza dolce, un atto d’amore che si oppone alla distruzione. Qui la musica raggiunge una dimensione quasi cinematografica, evocando immagini forti ma senza mai cadere nell’educativo. È un brano che resta, che continua a risuonare anche dopo la fine.
“Il filo infinito” introduce una riflessione sul tempo e sulla continuità. I riferimenti alla tradizione monastica e alla spiritualità europea si intrecciano con sonorità mediterranee, creando un ponte tra mondi apparentemente lontani. Il risultato è una meditazione musicale che invita all’ascolto lento, alla contemplazione.Con “Saltarello de lu core”, l’album cambia registro, proponendo un momento di energia e vitalità. È un omaggio alla tradizione popolare italiana, ma filtrato attraverso la sensibilità di Saletti, che riesce a mantenere l’autenticità senza rinunciare alla sperimentazione. Il ritmo incalzante e la vocalità intensa creano un contrasto interessante con i brani precedenti, dimostrando la varietà espressiva del progetto La chiusura, “Al di là del cielo e della terra”, è un ritorno alla dimensione spirituale. Ispirato alla poesia mistica, il brano si sviluppa come una danza lenta, quasi sospesa. Qui la musica sembra dissolversi, lasciare spazio a qualcosa di più grande, indefinibile. È una conclusione coerente con il percorso dell’album, che non offre risposte ma apre domande.
Dal punto di vista musicale, Mediterranima è un lavoro estremamente curato. Gli arrangiamenti sono ricchi ma mai ridondanti, e la scelta degli strumenti contribuisce a creare un paesaggio sonoro coerente e riconoscibile. Il bouzouki, l’oud, il saz e la chitarra battente non sono semplici elementi decorativi, ma veri protagonisti, capaci di dialogare tra loro e con le voci in modo organico.Le voci femminili rappresentano un altro punto di forza del disco. Ogni interprete porta una sensibilità diversa, un colore unico, contribuendo a costruire un mosaico vocale che riflette la pluralità del Mediterraneo. Non si tratta di semplici collaborazioni, ma di un lavoro corale in cui ogni voce ha un ruolo preciso, una funzione narrativa.Anche l’ensemble strumentale merita una menzione particolare. La presenza di musicisti di alto livello si traduce in una qualità esecutiva impeccabile, ma ciò che colpisce di più è la capacità di mettersi al servizio del progetto. Non ci sono virtuosismi fine a se stessi, ma un costante equilibrio tra tecnica ed espressività.
In definitiva, Mediterranima è un album che richiede attenzione, tempo, disponibilità all’ascolto. Non è un prodotto immediato, né vuole esserlo. È un lavoro che si inserisce in una tradizione di ricerca musicale e culturale, ma che riesce a parlare anche al presente, affrontando temi urgenti senza rinunciare alla poesia.Saletti dimostra ancora una volta come la musica possa essere uno strumento di conoscenza e di resistenza, capace di costruire ponti dove altri vedono solo confini.
Mediterranima non è solo un disco: è un invito a guardare il Mediterraneo con occhi diversi, a riconoscerne le contraddizioni e la bellezza, a cercare, in mezzo al caos, un’anima comune.
Anna Cimenti






