Snow After Rain 22/02/2025 –

Dark Lunacy @ Roma, Traffic Club
Articolo a cura di Fabio Berserk

“Se il diavolo non esiste ma l’ha creato l’uomo, credo che egli l’abbia creato a propria immagine e somiglianza.” “L’uomo non ha fatto altro che inventare Dio per vivere senza uccidersi.” “Chi mi ha eletta a giudicare se un essere debba vivere o se non debba vivere?” (Fëdor MichajlovičDostoevskij)
Alcune cose non hanno bisogno di essere dette, perché ci si può capire anche senza le parole ( Adriano Salani)

A distanza di sette anni tornano ad esibirsi al Traffic Live Club i Dark Lunacy band di punta del Melodic Romantic Death Metal una miscela di genere mista al anti-decadentismo come la neve che cade ma muta in ghiaccio forte e vigoroso che si permea con la brezza gelida del vento e crea sculture diafane e meravigliose come la loro musica in perfetto stile della intro cui mi sono permesso d’introdurre questo mio report. Ma veniamo a noi, non c’è due senza tre ad averli visti live e questa è stata la prova del nove con il massimo dei risultati.

CRIMINAL MADHOUSE CONSPIRACY

Come prima band ad aprire le danze troviamo i Romani del territorio nostrano Criminal Madhouse Conspiracy, con il loro trash death gore metal simil Aborted ma molto alla lontana. Mi ero documentato in precedenza su questa band e non mi era dispiaciuto sentirli in sede studio, purtroppo a livello live non è stata la stessa cosa. Dal vivo hanno proposto interamente il loro unico album uscito nel 2022 ma tutto si è concretizzato purtroppo in un’esibizione veramente amatoriale che cozzava su vari generi ove i musicisti hanno secondo me fatto una gran confusione. Purtroppo a parte la voce del cantante che è potente e decisa starebbe bene in una band gore death sullo stile degli Aborted , qui purtroppo non si capiva se era stoner, se era trash metal, se era death metal, gore o grindcore. Ho solamente percepito una male amalgama degli strumenti e dei musicisti stessi. Anche perché il dischetto che ho ascoltato non era male ed anche ben prodotto, ma si sa i fonici fanno miracoli a volte e qui ne hanno fatti tanti, perchè dal vivo sembra tutta un’altra band. Anche sul piano dell’estetica vedere gente adulta con maglie di gruppi sparsi come Marduk e compagnia bella dà molto di non creazione di un look proprio ma dell’essere anonimi oltre ai vari “daie ed aoh da sagra del pecoreccio che certo non aiutano”, purtroppo in questa sagra del parrocchiale misto a confusione salvo ben poco, peccato perchè da studio mi avevano fatto una buona impressione mentre durante le loro nove tracce ascoltandoli, non mi hanno annoiato per carità ma è come se non avessi ascoltato nulla perchè mi hanno lasciato ben poco della loro esibizione oltre anche a qualche bestemmia fuori luogo in stile Nord Italico che si poteva evitare perché non ce n’era motivo. Rimandati a settembre.

-SETLIST-
Intro
Trashed
Spiritual Death
The Man
Desert Storm
Breathless
Animal
The Cage
Bones Behind
Fat Vertical Lips
– LINEUP-
Marco Mercuri – bass
Francesco Romano – drums
Stefano Croce – guitars
Fabio Ciccone – guitars
Ferdinando Barone – vocals

LUNARSEA

Seconda band ad esibirsi sempre born in Roma dal nostro amato Lazio i LUNARSEA . Purtroppo stesso discorso anche per loro come il primo gruppo da come si proponevano da studio in sede live è stata una cocente delusione a maggior ragione perché questi ragazzi non sono alla loro prima uscita ma sulle loro spalle hanno già una discreta carriera avendo pubblicato due demo, quattro album, ed
un singolo proponendo un melodic death metal stile In Flames ma accomunarli a loro è dire blasfemia e ora spiegherò il perchè. Allora come precedentemente detto i fonici da studio fanno miracoli, qui qualcosa dal vivo si intravede nella confusione di male amalgama dei strumenti dove chi suonava purtroppo andava ognuno per gli affari suoi, mettendo anche la voce del cantante con un growl soffocato e mal cantato amatoriale dove salvo solo la voce pulita e mettiamoci anche uscite con dialetto stile Tor Bella/Tor Pignattara che non aiuta e fa tanto di parrocchia di periferia. Non voletemi male ma non voglio essere duro e cattivo con i giudizi, di solito trovo del buono delle band, ma qui devo essere più critico dei primi che si sono esibiti anche perché non è da poco che suona questo gruppo, parliamo di ventidue anni! E proporre un live così, neanche i Cradle of Filth del 1992 che erano imberbi e scolari proposero un’esibizione così amatoriale di cui salvo la prova del batterista Andrea Miazzetto veramente bravo e dei due chitarristi Fabiano Romagnoli e Lorenzo Mezzopane . La bassista Erica Berton si presenta bene ma non mi ha colpito e il cantante come detto in precedenza no su tutti gli aspetti tranne nelle clean vocals no stendo un velo sopra l’esibizione non ci siamo proprio. Che dire a me piace il genere e lo amo ma forse era la serata no, oppure se sono proprio così ho fatto bene a tenermi alla lontana perchè sembra una band di ventenni che suona alle prime armi togliendo la precisione del batterista che è grande e le chitarre ci sanno fare, ma manca quel fulcro il frontman che fa anche da direttore d’orchestra che qui è latitante F. Rimandati anche loro ma con più materie perché la maggiore esperienza dei primi ad esibirsi non dà scusanti per questa confusione sonora proposta dove si faceva fatica a stare dietro e
sinceramente ho tirato un sospiro quando la loro esibizione è terminata. Bocciati

– SETLIST-
Intro 2 . Light
Earthling (x2)
In expectancy(x2)
Magnitude
Five Sides
Misurthina (Finale in sospensione ed attacco Polar)
Polar
-MEMBERS-
Fabiano Romagnoli – Guitar, keyboards
Alessandro Iacobellis – vocals
Andrea Miazzetto – drums
Erica Berton – bass
Lorenzo Mezzopane – guitars

DARKLUNACY

L’atto finale la parte migliore di uno spettacolo di un film dove c’è l’effetto sorpresa è tutto alla fine alla conclusione della serata con l’esibizione dell’ultima band i Dark Lunacy . Fra luci soffuse e fumi si ode una musica sinfonica dove mano a mano fanno la loro entrata i membri del gruppo, il batterista Marco Binda e il chitarrista Davide Rinaldi entrati in pianta stabile dal 2016 ed oramai pilastri del gruppo, poi Jacopo Rossi al basso fulcro della band e infine lui fra le ombre Mike Lunacy membro fondatore della band dal lontano 1997. Stasera si celebrano i venticinque anni di Devoid disco che ha lanciato i Dark Lunacy nell’olimpo delle band mettendoli al pari dei colleghi esteri come In Flames, Dark Tranquillity Dismember e tutto ciò che concerne il melodic death Svedese.

Con le loro divise in stile Rammstein ma legate al filone Sovietico ove si ergono due bandiere Rosse che rappresentano la libertà da ciò che ci opprimeva durante la seconda guerra mondiale e che ci ha reso un unico cuore che sperava nella salvezza di questo mondo, peccato che soprattutto l’Italia ora stia facendo lo stesso sbaglio un pò per noia, apatia ma più che altro perchè non ci sono più uomini o donne che credono in fervidi ideali ma che alla fine ci riduciamo in una guerra fra poveri che guarda solo le apparenze. Mike è un narratore un bardo ma non cantante di storie frivole, ma colui che sussurra al cuore degli impavidi e fra violini parte Dolls prima traccia di Devoid, questo violino romantico ma allo stesso malinconico che ti prende al cuore ti tocca le corde dell’anima come con l’attacco di batteria in sincrono con chitarra ed il metronomo Jacopo che riempie il wall of sound e la voce di Mike che si ode in tutto il locale ora che la gente che è sempre di più dove chi non voleva assistere è uscito mentre si è quasi riempito totalmente di chi vuole seguire vere emozioni.

Il suono è vero pulito, cristallino la sua voce ti entra al midollo nel narrato della parte finale dove sembra di vedere bambole e burattini in un macabro teatro di orrori di guerre lontane. Cold Embrace con la sua imperiosa intro e l’entrata di quella chitarra pulita che tanto sa di wave gothic vecchia scuola ma quella fatta bene. Si sente che il basso di Jacopo dà il massimo e come cuore pulsante accompagna Mike nella sua narrazione. C’è una pausa ma un preambolo prima di Fall che è un po ‘ lo spirito stesso di questa band, una canzone che rappresenta il coraggio di lasciare andare, di lasciarsi andare come una foglia d’autunno e noi dobbiamo cogliere questa consapevolezza il suo pugno si stringe mentre canta intriso di energia di quell’energia positiva che ci vuole donare per andare avanti come la foglia nel vento che viene trasportata dai venti e non si ferma davanti a nulla. Varenka brano gelido come una tormenta di neve che parla di amori nella fredda Russia più siberia fatti di sguardi fugaci e di amori antichi. Gold, rubies And D .

brano del loro lavoro del 2016 come da uno specchio di cui l’immagine e la pittura di se stessi Mike tira fuori il suo animo come la pioggia che ininterrottamente scende, bellissimo l’assolo di Davide un suono malinconico che riempie l’anima. The Diarist dove fra i rumori dei tasti di una macchina da scrivere il pianto di un bambino si sente il discorso del Patto di Molotov tutto ciò fa da apripista a Forlorn sempre dal capolavoro DevoidRaccontami la storia, raccontami quel posto Che ne dici di da dove vieni Quanti regni hai distrutto Quanti regni vivono alla tua luce A dove apparteniamo ora? Adesso Freddo Abbracciare la mia terra Senza la scomparsa del passato” Brividi. Stalingrad fredda e imperiosa questa canzone con un crescente uso di chitarra e basso e batteria all’unisono dove Mike narra le vicende di questa lontana città “The Seasons Change It’s Colours It Draws To A Close The Blaze Of Ancient Stories Shine In His Eyes The Warm’s Taken By The Winter Fallin’ Asleep His Deep Tale Before The Silence Closing Eyes In Death” fra esplosioni di batteria come neve che taglia il volto e violini che ricordano il passato.

Ed ora un salto nel passato Leningrado 1941 la collina Del Corvo Pulkova Meridian, qui le emozioni si sprecano dove il bardo Mike narra di uomini e ragazzi che sul fronte hanno dato la vita per liberarci dal regime tiranno bellissimo il solo di Davide che parte da metà canzone. Motherland che parla dell’assedio dei Tedeschi a Leningrado proprio riferita alla radio che ascoltava e dava notizia degli eroi che riuscirono a cacciare gli invasori “Compared to waving flag Raise up! My injury hands are moving Into the mud and snow, the price While «Radio Leningrad”is spreading on the air By «call the roll» You know, I’m scared to see your face But I can’t close my eyes If you’re praying for me Destroy what’s inside Afraid to die is not my final will Wherever you are Deleting my name”, bellissima la parte strumentale finale ed i campionamenti con i violini la voce di Mike ti entra dentro e ti porta a farti conoscere com’è andata la storia di questi eroi. Prima della fine “ Take Me Cry ” “prima che la neve comincerà a scendere io sarò sempre al mio posto che ci sia freddo o ci sia caldo e quando tu vorrai passare di qua io ci sarò.

Brano dalle ritmiche serrate e attacchi gelidi in stile death alla maniera dei vecchi pilastri quali primi In Flames e Dismember con il basso di Jacopo che cavalca come nei brani degli Iron Maiden di Harris e Bruce del periodo d’oro, ed un solos di Davide da pelle d’oca per poi passare alla parte narrata di Mike dopo un intro di piano. Fra scrosci di applausi ed ovazioni dal pubblico dove gente fa headbanging in prima fila dove c’ero anch’io con mio figlio Herik. Mike si rivolge al pubblico senza fare uscite inutili e attacca con il bis con l’ultimo brano Aurora tratto dal loro capolavoro the Diarist, qui danno veramente tutto se stessi e si capisce che è diventata una band dove tutti collaborano e vanno nel verso giusto senza sbavature con un lavoro audio dal vivo impeccabile, io è la terza volta che li vedo la prima nel 2015 di spalla ai Moonsorrow , la seconda nel 2017 da headliner ma quest’ultima nel 2025 sempre da headliner dove hanno consolidato la band con i nuovi membri aggiunti nel 2016 è stata la prova del nove oltre a Jacopo ha dato veramente grandi emozioni Daniele nella parte finale con il suo assolo che accompagnava il narratore Mike .

Chiude questo show applausi con ovazioni meritatissime con urla di grandi meravigliosi per una band che ha confermato la sua qualità grazie a Dark Lunacy di esistere un vero trionfo parola di Fabio Berserk.