Secret Rule
X
I romani Secret Rule hanno pubblicato il loro decimo album in studio chiamato “X”. Questo album non solo segna un traguardo ragguardevole nella storia della band (il decimo album in dieci anni), ma anche l’ingresso in formazione di due nuovi membri (Sofia Basili al basso ed Andrea Miazzetto alla batteria)
che hanno preso attivamente parte al processo di scrittura, contribuendo a rafforzare quella coesione che a volte sembrava difettare e compromettere l’efficacia espressiva del quartetto romano.Questo nuovo disco, che viene presentato dalla Rockshots Records come un coraggioso passo in avanti in fatto di sound della band, espande l’identità sonora della band, mentre viene preservata l’identità melodica che ha definito la loro carriera. Costruito su una struttura symphonic metal, l’album attinge a un ampio spettro di influenze moderne, rendendolo il loro album stilisticamente più diversificato finora. Le chitarre sono affilate e orientate al groove fornendo una solida base di pesantezza, mentre le tastiere offrono sia grandiosità orchestrale che stratificazione digitale contemporanea. La voce di Angela Di Vincenzo spazia dall’etereo e inquietante al potente e imponente, ancorando ogni canzone con chiarezza emotiva. L’aggiunta dei cori di Sofia Basili e del dinamico lavoro di batteria di Andrea Miazzetto conferisce una complessità ritmica e una profondità armonica che esaltano l’intera produzione.
In “X” sono presenti undici tracce, che partono con “The Answer”, una canzone che parte un po’ sottotono, salvo poi trovare uno sviluppo pieno ed armonioso in prossimità del ritornello. In “In The Silence”, sorprendentemente lirica e contemplativa, appare invece prima una parte romantica, poi una parte rappata, poi un assolo melodico che si mescola su una base veloce di doppia cassa, risultando alla fine come una canzone che in apparenza si può inquadrare, definire, ma dopo un attimo ti sfugge dalle mani quasi a voler ribadire quell’indipendenza creativa che nei Secret Rule diventa una continua corsa alla ricerca di spazi, idee ed esotiche suggestioni.
Si tratta comunque di un lavoro di superficie che, come tale, non va a modificare la natura intrinseca di questi brani: le durate raramente superano i quattro minuti e le melodie possono essere ricondotte a schemi classici, quasi semplici e che soprattutto nel corso delle ballad rivelano i limiti della band. Stesso discorso si potrebbe fare per quanto riguarda le tematiche trattate in “X”, che sul disco vanno dal clima caldo all’isolamento digitale, dai contrasti interiori alla necessità di essere resilienti, si nota una ricerca di spettro “leggera” e che difficilmente potrà offrire momenti di profondo coinvolgimento. In questa prospettiva, “X” appare come un lavoro molto meno complesso di quello che vorrebbe dare ad intendere e questo potrebbe sì deludere alcuni, ma forse anche rassicurare una buona fetta di pubblico in merito alla supposta difficoltà dei loro dischi.
In conclusione ,“X” appare come un ottimo disco, capace di momenti brillanti, come si può notare nelle tracce “Just A Sacrifice” e “The Storm”, che si vorrebbe durassero di più e contaminassero ognuna delle canzoni in scaletta, onde evitare, come scritto sopra che l’ascoltatore trovi “X” come un disco troppo semplice. La produzione dell’album però è eccellente, risultando la prova compatta di tutti i musicisti, l’agilità nel muoversi tra i piani sorprendente e tecnicamente ineccepibile. Forse alla band manca ancora il coraggio dell’immediatezza, forse la loro narrativa non è ancora profonda al punto da giustificare la presenza di ogni singolo diversivo sul piatto, ma con questo decimo album, la band ci lascia sì un buon disco, ma anche la sensazione che qualcosa di grande sia dietro all’angolo, e che questo qualcosa sia alla portata della nuova line-up e nei migliori momenti di “X” si fa decisamente palpabile.
Chiara Coppola





