Red Dwarf Star

LP1

A volte, per ritrovare il suono che hai sempre cercato, devi prima perdere la bussola. Red Dwarf Star, il nuovo progetto di Coley Dennis (già membro fondatore dei visionari Maserati), nasce proprio da questo spiazzamento geografico ed emotivo.
Trasferitosi dagli USA alla Svizzera nel 2015, Dennis ha impiegato quasi un decennio per decantare il materiale che oggi confluisce in “LP1”. Il risultato non è un semplice album solista, ma un’amputazione consapevole: tutto ciò che non poteva entrare nell’astratto e ipnotico motorik dei Maserati trova finalmente uno sfogo qui, in un suono più sporco, più umano e ferocemente intimo.

Ascoltando il cd, si ha la sensazione di frugare in un diario segreto tenuto chiuso per trent’anni, Dennis cita esplicitamente la Creation Records e il post-hardcore come bussole, e si sente. L’album non si abbandona mai completamente alla psichedelia spaziale della sua band madre; preferisce un approccio più teso, dove la chitarra non costruisce cattedrali di delay ma graffia come una lama smussata.

Il songwriting è volutamente essenziale, quasi brutale, Coley ha lavorato in gran parte da solo, registrando con una filosofia DIY che celebra l’imperfezione: un microfono che satura, un cantato che va leggermente fuori centro, un riff che pende verso il baratro. È un disco che suona “vivo”, dove l’emozione prevale sempre sulla pulizia del segnale.

La tracklist si muove come un’orbita ellittica, avvicinandosi e allontanandosi dal nucleo caldo del dolore. Le Mur Du Son apre le danze con un’ironia amara: un muro di suono che è anche il muro delle Alpi, la separazione fisica dal passato. È un manifesto programmatico di chitarre taglienti e ritmiche ipnotiche. La successiva Ex Patriot è il cuore geopolitico del disco. Il titolo gioca con l’ambiguità di chi non è più “patriot” (patriota) né è ancora del tutto “ex-pat” (espatriato). Un brano che pende su un groove sbilenco con un basso sporco.

Twin Suns e Lady Aurora Borealis alleggeriscono la pressione con squarci dream-pop, qui la malinconia diventa vibrante e quasi consolatoria e la voce, spesso trattenuta, si spezza giustamente nel momento di massima tensione. Ancora molto bella la conclusiva strumentale Kiss…La batteria registrata da Kellii Scott (Failure) è una scelta magistrale: il suo stile dona quella “pesantezza chiara” che manca a molti dischi indie moderni, un incastro perfetto tra la potenza degli anni ’90 e la precisione attuale.

Le voci di Allen Epley e Jenna Fournier aggiungono poi quelle texture oniriche che impediscono al disco di diventare un monumento alla depressione, sollevandolo verso un orizzonte più corale. “LP1” è un album anomalo: suona come un debutto spavaldo ma ha la maturità di chi ha già attraversato l’inferno della creatività collettiva (con i Maserati) e ne è uscito per raccontare la propria storia.

Massimo Cassibba

TRACKLIST:

Le mur du son
Ex patriot
Le virage
Lady aurora borealis
Dream sequence
Twin suns
Thorns
Kiss

LINEUP:

Coley Dennis – guitar, vocals
Mathias Poese – Keffk
Blaise Brechbühl – Bass
Alessandro Pascolo – drums