Pyrexia
Unholy
Ottavo album per i Pyrexia. La band Newyorkese si fa notare ancora una volta per il loro brutal death metal, contaminato solo in alcuni frangenti da un genuino hardcore, forse più per attitudine che intenzione. Picchiano duro i nostri, da subito si parte con l’acceleratore pigiato fino in fondo, decisi a non fare prigionieri. Sarà così, siamo travolti e sconvolti da raffiche di death metal aggressivo, brutale, proprio come i loro colleghi e conterranei: Suffocation, Immolation, Incantantion.
La leggenda continua, la band è in splendida forma, non ne vuole sapere di appendere le scarpe al chiodo, anzi per certi versi, questo “Unholy” è un album che ha raggiunto una maturità artistica davvero importante.
I Pyrexia hanno messo da parte alcuni elementi Slam e si sono maggiormente concentrati su stilemi classici attribuibili appunto al death metal più feroce. Jim beach urla a voce piena, il suo growl è profondo, terrificante.Non ci sono brani che si ergono, ogni canzone aggiunge qualcosa al disco, pur trattandosi di un album molto omogeneo e fedele al genere. Una menzione la merita “Path of Disdain”, canzone che strizza l’occhio a band quali: Skinless, Internal Bleeding e altri. I nostri timpani sono ormai lacerati, sotto dosi di accordi potenti e sfacciati.
Ritmi furenti picchiano quanto martelli pneumatici, non ci si annoia mai con i Pyrexia! “Blood To Ash” prima, tra blast-beat e mid-tempo e “A Moment of Violence” rappresentano la fine di questo disco, che di fatto consolida il nome di una band, capace di suonare ancora death metal senza essere troppo ripetitiva, anzi alzando ulteriormente l’asticella. “Unholy” è un album bello e questo dovrebbe bastare a convincervi. Fatelo vostro non ve ne pentirete.
In alto il nostro saluto!
Trevor Sadist





