Puscifer
Normal Isn’t
Questo nuovissimo “Normal Isn’t” segna il ritorno discografico dei Puscifer dopo oltre cinque anni di silenzio e lo fa con un disco che non cerca conforto e consensi, né normalità, ma le smonta entrambe con chirurgica precisione. Questo è un lavoro che guarda indietro, al post-punk, al goth, all’urgenza primitiva ,per parlare in modo brutale del presente.Maynard James Keenan, Mat Mitchell e Carina Round spogliano il progetto di alcune sovrastrutture elettroniche del passato per abbracciare un suono più ruvido, chitarristico, diretto, senza rinunciare all’ironia tagliente e alla teatralità che hanno sempre definito l’universo Puscifer.Registrato tra l’Arizona, Los Angeles e on the road durante il tour Sessanta, Normal Isn’t beneficia di un processo creativo più spontaneo e meno controllato.La scelta, dichiarata, è quella di “togliere i guard rail”, le chitarre diventano centrali, abrasive, spesso nervose; l’elettronica resta, ma come tessuto connettivo, non più come protagonista.
Il risultato è un album più aggressivo e fisico, dove il groove convive con una tensione costante.La produzione è asciutta ma profonda, con arrangiamenti che respirano e lasciano spazio all’interpretazione, evitando l’ipertrofia sonora tipica di molta produzione contemporanea.Il disco si apre con “Thrust”, brano caratterizzato da una pulsazione armonica molto tesa,un atmosfera post-punk e un senso di urgenza che non si scioglie mai.“Public Stoning” è uno dei momenti più cupi e dilatati, con una costruzione lenta e opprimente che riflette la brutalità del giudizio collettivo.
Uno dei brani più particolari è sicuramente “ImpetuoUs”, spinge sull’energia, mantenendo però un controllo formale e dinamico rigoroso.Possiamo tranquillamente affermare che “Normal Isn’t” è uno dei dischi più compatti, incisivi e necessari dei Puscifer.Meno criptico di altre uscite, ma non per questo più accomodante, un album che rinuncia a compiacere per comunicare meglio, che riduce l’estetica per aumentare la sostanza.Non è un ritorno nostalgico, né un esercizio di stile,ma è un lavoro lucido, inquieto, profondamente contemporaneo.
In un’epoca che si ostina a chiamarsi “normale”, Puscifer risponde con un disco che ha il coraggio di dire il contrario.
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