Prima Di Morire
Marco Simoncelli
Con “Prima di Morire”, Marco Simoncelli compie un passo deciso, quasi definitivo, dentro una dimensione cantautorale pienamente consapevole. Non è soltanto un nuovo capitolo discografico: è una dichiarazione d’intenti, un lavoro che sin dalla copertina ,impreziosita dallo scatto del fotografo Renzo Chiesa ,rivela un’urgenza espressiva che non ammette compromessi. Il titolo è netto, quasi spiazzante: “Prima di Morire” suggerisce un bilancio, ma anche un atto di resistenza. È il disco di chi sente il bisogno di dire qualcosa di essenziale, qui e ora.L’album, pubblicato da Auditoria Records e prodotto da Antonio “Aki” Chindano, segna una svolta significativa nel percorso dell’artista lombardo. Dopo anni di esplorazioni tra blues, jazz, rock e collaborazioni internazionali, Simoncelli sceglie l’italiano come lingua esclusiva, abbracciando una forma canzone più diretta ma non meno sofisticata. Il risultato è un lavoro compatto, che può essere letto come un concept album: nove brani legati da un filo fatto di ironia e sguardo critico sulla società contemporanea.
È un inizio che richiede attenzione, ma che ripaga con una ricchezza sonora e stimolante.L’album si apre con “Il Circo”, un manifesto jazz-prog che non fa sconti. Il brano ha un andamento articolato, con cambi dinamici e armonici che evocano un clima quasi teatrale. Il “circo” diventa metafora del mondo mediatico e politico, uno spazio in cui tutto è spettacolo e nulla è autentico.Con “Ma non mi dire” il clima cambia: reggae e jazz si intrecciano in un dialogo serrato tra voce e tromba. Il brano gioca sullo scetticismo, sull’incredulità verso le narrazioni preconfezionate. La sezione ritmica è elastica, pulsante, mentre il testo alterna sarcasmo e disillusione. Simoncelli canta con un fraseggio che ricorda l’interpretazione sofisticata di Sergio Caputo, ma con un’irruenza più contemporanea.
Il cuore emotivo del disco arriva con “Di amore e di politica”, un lento jazzato, quasi sussurrato. Il pianoforte sostiene una melodia intima, mentre il testo intreccia sentimenti privati e tensioni collettive. Qui emerge la lezione del grande cantautorato italiano, nella capacità di fondere riflessione personale e coscienza civile. Simoncelli non declama, ma suggerisce; non urla, ma incide.L’armonica di Simoncelli, strumento che lo accompagna da decenni e che ha approfondito anche grazie agli insegnamenti di Max De Aloe, emerge come voce narrante alternativa, presente e ironica.Uno dei momenti più attesi è “Il cantautore Lucio”, attualmente in rotazione radiofonica. Il brano è un omaggio esplicito a Lucio Dalla, figura cardine dell’immaginario musicale di Simoncelli. Alcune frasi di Disperato Erotico Stomp vengono citate con rispetto e intelligenza, non come semplice nostalgia, ma come ponte tra generazioni. L’assolo di armonica, virtuosistico e struggente, richiama la lezione di Toots Thielemans, a cui Simoncelli rende un tributo implicito. È un brano che vibra di gratitudine e consapevolezza storica.
Tra i pezzi più incisivi spicca “Carolina”, che affronta il tema dell’anoressia con un groove funky sorprendente. La scelta stilistica è coraggiosa: un ritmo trascinante per raccontare una fragilità profonda. Il contrasto amplifica il messaggio, evitando il pietismo e puntando su una denuncia lucida. Simoncelli dimostra di saper trattare temi delicati senza retorica, mantenendo una tensione narrativa costante.“Natale triste”, scritto a quattro mani con Stefano Berto, veste di gospel un testo di feroce critica politica. Le armonie corali, i richiami alla tradizione afroamericana, si intrecciano con parole che smascherano ipocrisie e promesse mancate. È un brano che sorprende per intensità e costruzione, capace di trasformare l’atmosfera natalizia in un’occasione di riflessione amara. La produzione qui è sontuosa: fiati, cori e dinamiche orchestrali si fondono in un crescendo coinvolgente.
Con “Pollo al Barbecue” (talvolta indicato come “Pollo al BBQ”) Simoncelli osa ancora di più. Dietro un titolo apparentemente leggero si nasconde una riflessione sul suicidio, tema affrontato con un’ironia tagliente che non scivola mai nel cinismo. La musica alterna momenti grotteschi a passaggi più scuri, creando un effetto straniante che obbliga l’ascoltatore a non restare superficiale.“Fra’ Martino” è forse il vero manifesto del disco. Filastrocca amara e ironica, gioca con riferimenti infantili per smontare convinzioni adulte. La struttura è semplice solo in apparenza: sotto la melodia quasi giocosa si nasconde una critica feroce al conformismo. È qui che la cifra di Simoncelli emerge con maggiore nitidezza: eleganza musicale e testi affilati, sempre in equilibrio tra leggerezza e profondità.
La chiusura è affidata a “Come sarebbe bello”, un soul orchestrato che riunisce fiati, armonica e una scrittura pungente sui falsi rapporti umani. Il brano cresce lentamente, fino a un finale intenso e quasi liberatorio. Dopo un percorso così denso, la sensazione è quella di aver attraversato un mosaico di emozioni e pensieri, tenuti insieme da una coerenza rara.Dal punto di vista sonoro, “Prima di Morire” è un disco multiforme: pop, jazz, soul, rock, reggae e gospel convivono senza mai risultare forzati. La produzione è raffinata, curata nei dettagli, ma lascia spazio alla spontaneità dell’esecuzione. L’armonica resta il marchio distintivo di Simoncelli, ma è la scrittura a sorprendere: matura, consapevole, capace di alternare ironia e dramma con naturalezza.
Questo album si distingue per coraggio e identità. Simoncelli costruisce un discorso articolato, personale e politico al tempo stesso. L’ascolto richiede attenzione, ma offre in cambio profondità e risonanza emotiva.
“Prima di Morire” è, in definitiva, un disco autentico che dimostra che esiste ancora uno spazio per una canzone italiana colta, critica e vitale.
Anna Cimenti





