Potena

Vernici

Con “Vernici”, quinto album della sua carriera, Potena compie un gesto insieme semplice e radicale: fermarsi, osservare ciò che resta attorno e dentro di sé, e accettarlo senza pretendere spiegazioni ulteriori. Uscito il 21 novembre 2025 e anticipato dai singoli “Giugno” e “Venere”, il disco segna una nuova tappa nel percorso del cantautore termolese, confermando una maturità artistica ormai pienamente raggiunta. Prodotto ancora una volta da Etrusko (Luigi Tarquini) e pubblicato da Alka Record Label, “Vernici” è un lavoro stratificato, emotivamente denso, capace di tenere insieme intimità e sguardo collettivo.Fin dal primo ascolto, l’album si presenta come un insieme di atmosfere ombrose, attraversate però da fenditure di luce. Non c’è mai compiacimento nel buio, né una resa definitiva: Potena sceglie piuttosto di raccontare la complessità dell’esistenza contemporanea, fatta di fragilità individuali e ferite sociali, con una scrittura che rinuncia alla retorica ma non alla speranza.

Il titolo stesso, “Vernici”, suggerisce l’idea di strati sovrapposti, di superfici che nascondono e al tempo stesso rivelano. Ogni canzone è una pennellata emotiva che contribuisce a comporre un quadro più ampio, imperfetto e umano.Il suono dell’album si muove con disinvoltura tra dark wave, anima soul, richiami post punk e suggestioni progressive, senza mai perdere il legame con la tradizione della canzone d’autore italiana. È un pop rock a 360 gradi, che non cerca l’effetto immediato ma costruisce un’atmosfera coerente, avvolgente, quasi cinematografica. La produzione di Etrusko è essenziale ma curata, capace di valorizzare i silenzi tanto quanto gli arrangiamenti più densi, lasciando spazio alle parole e alla voce di Potena, sempre più consapevole dei propri mezzi espressivi.

L’apertura con “Venere” è emblematica: il brano introduce subito il clima del disco, sospeso tra desiderio e disincanto. Venere non è solo simbolo di amore o bellezza, ma diventa una figura ambigua, distante, quasi irraggiungibile. Musicalmente il pezzo gioca su un equilibrio tra tensione e melodia, preparando l’ascoltatore a un viaggio che non offrirà risposte semplici. È una dichiarazione d’intenti: “Vernici” non vuole spiegare il mondo, ma abitarne le contraddizioni.Con “Un oceano”, Potena amplia lo sguardo. La distanza evocata dal titolo diventa metafora di incomunicabilità, di solitudini che si sfiorano senza riuscire a incontrarsi davvero. Qui emerge una delle tematiche centrali dell’album: la difficoltà dei rapporti umani in un contesto urbano e sociale sempre più frammentato. La musica accompagna questo senso di smarrimento con un andamento ipnotico, quasi ondoso, che rispecchia il moto interiore del protagonista.

Colpiscimi” è uno dei brani più intensi e diretti. La dipendenza, emotiva o esistenziale, viene raccontata senza filtri, come un bisogno che ferisce ma dal quale è difficile liberarsi. Non c’è giudizio, solo constatazione. Potena riesce a trasformare una fragilità personale in qualcosa di universale, grazie a una scrittura asciutta e a un crescendo sonoro che colpisce senza mai diventare enfatico.Il tono si fa più intimo in “La tua voce”, dove la memoria di una presenza diventa rifugio e allo stesso tempo condanna. La voce dell’altro resta impressa come un’eco persistente, capace di consolare e ferire. È uno dei momenti più delicati del disco, in cui l’anima soul di Potena emerge con maggiore evidenza, sostenuta da arrangiamenti sobri e profondamente emotivi.

Con “Giugno”, già noto come singolo, l’album trova uno dei suoi centri emotivi. Il mese diventa simbolo di un tempo sospeso, di un’attesa che non si risolve. È una canzone che parla di passaggi, di stagioni interiori, con una malinconia luminosa che la rende immediatamente riconoscibile. Qui la scrittura di Potena raggiunge un equilibrio raro tra semplicità e profondità, dimostrando una grande capacità di sintesi emotiva.“Venice Beach” introduce un cambio di scenario, reale o immaginario, che però non spezza la coerenza narrativa del disco. Il luogo diventa uno spazio mentale, un altrove che promette libertà ma rivela nuove forme di solitudine. I richiami post punk e progressive si fanno più evidenti, dando al brano un respiro internazionale senza perdere l’identità autoriale.La parte finale dell’album scava ancora più a fondo. “Senza risposte” è quasi una dichiarazione filosofica: l’accettazione dell’incertezza come condizione inevitabile. In “Acqua salata”, il mare torna come metafora di fatica, sudore, lacrime, ma anche di resistenza.

Vernice”, la traccia che dà il titolo all’album, sembra tirare le fila del discorso: la vernice può coprire, ma col tempo si screpola, lasciando emergere la verità sottostante. È una riflessione sulla necessità di smettere di nascondersi, di accettare le proprie crepe.Il disco si chiude con “Le rose ed il pane”, brano dal forte valore simbolico. Le rose rappresentano il sogno, la bellezza, l’ideale; il pane la sopravvivenza, il quotidiano. Tenere insieme queste due dimensioni è forse la sfida più grande dell’esistenza, e Potena la affronta con una canzone che suona come una conclusione aperta, più che una risposta definitiva.

Con “Vernici”, Potena firma un album sincero, intimo e corale, capace di parlare del presente senza proclami, scegliendo invece la via dell’ascolto e dell’empatia. È un disco che non chiede attenzione immediata, ma la ripaga con profondità e coerenza. In un panorama musicale spesso dominato dalla fretta e dalla superficie, “Vernici” si distingue come un lavoro che ha il coraggio di rallentare, di stratificare, di restare. Un album maturo, che conferma Potena come una delle voci più autentiche e consapevoli del cantautorato italiano contemporaneo.

Anna Cimenti

TRACKLIST:

Venere
Un oceano
Colpiscimi
La tua voce
Giugno
Venice beach
Senza risposte
Acqua salata
Vernice
Le rose ed il pane