20.000 Leghe Sotto i Mari
Nuova Era
Gruppo fondato a Firenze nel 1985 e protagonista del neo-progressive italiano di quegli anni con uno stile influenzato dai grandi del prog degli anni ’70, la Nuova Era ritorna, con una nuova formazione comprendente i due membri originali Walter Pini (tastiere) e Alex Camaiti (voce e chitarre). Ricordo piacevolmente i primi quattro album L’ultimo viaggio (1988), Dopo l’infinito (1989), Io e il tempo (1992) e Il passo del soldato (1995), che tra l’altro ebbero un buon riscontro di critica e di pubblico.Nel nuovo cd 20.000 Leghe Sotto I Mari, i nostri amici rielaborano in chiave sinfonica il classico di Jules Verne mediante una lunga e raffinata suite di oltre 36 minuti. Si tratta di una traccia maestosa ed articolata, divisa in diverse sezioni che stilisticamente possono intendersi nella prima parte in qualcosa di molto affine a Gentle Giant ed Emerson, Lake & Palmer mentre successivamente il mood si avvicina a quello della P.F.M.La sequenza musicale di cui parliamo rappresenta la quintessenza del rock progressivo grazie a continui e imprevedibili mutamenti armonici, ritmici e melodici, tutti legati da un unico filo logico conduttore tant’è che se non fosse per alcuni spunti più attuali di chitarra elettrica e tastiere, il lavoro potrebbe benissimo essere scambiato per un album pubblicato 50 anni fa ! La prima parte comprende le sezioni La partenza, La caccia, Smarrimento, Capitan Nemo e Il Signore delle acque, la seconda Mondi misteriosi, Nel profondo e Prigionieri dell’abisso, durante l’ascolto è evidente lo stato di grazia di Walter Pini che con le sue tastiere (mellotron, organo Hammond e synth moog) caratterizza e impregna un sound che pian piano viene arricchito da Alex Camaiti e dalle sue chitarre con le quali alterna riff taglienti ed assoli virtuosi ed ovviamente dall’importante sezione ritmica composta dai nuovi componenti Rudy Greco al basso e Maurizio Marra alla batteria.
Gli arrangiamenti sono molto belli e d’effetto, è il mix perfetto tra momenti sinfonici ed altri più dark e sperimentali, con inserti jazz-rock ed atmosfere ipnotiche; da sottolineare che le sezioni strumentali spesso prevalgono su quelle vocali, facendo emergere tutta la tecnica compositiva ed esecutiva della band che coinvolge l’ascoltatore in un crescendo musicale costante.Volendo trovare il pelo, non è un disco che trasuda di originalità visti gli evidenti riferimenti ai mitici gruppi del passato ma dopo ripetuti ascolti posso affermare senza smentita che si tratta di un ottimo lavoro, godibilissimo ed altamente gradevole che resta perfettamente allineato al prog italiano più puro e melodico, ben suonato ed interpretato da grandi musicisti che a dispetto del tempo che scorre sono ancora in grado di regalarsi e regalare emozioni vere.
Massimo Cassibba