NOIRNOISE / Tempiduri.eu
Intervista a cura di Drakul218
1) Cari ragazzi, parliamo un po’ del nuovo “Plant Resilience”. Come è nato e come si è concluso?
“Plant Resilience” è semplicemente una parte di ciascuno di noi che si è liberata e, miscelandosi con le altre, ha creato un insieme unico che ci rappresenta come Noirnoise.L’album è nato in sala prove, lasciando libero il flusso di fluire senza preconcetti, senza una progettazione a tavolino… semplicemente cercando di tradurre in musica tutte le nostre emozioni.
Ogni traccia riflette le sensazioni che noi proviamo.. dalla gioia al dolore più profondo… dalla malinconia alla rabbia… Citando una frase fi C.G. Jung che abbiamo voluto inserire nel booklet dell’album, “la chioma di un albero non può raggiungere il paradiso se le sue radici non raggiungono l’inferno.“Plant Resilience” è proprio questo… E’ l’albero che i Noirnoise hanno piantato e che affonda le proprie radici nell’inferno di ognuno di noi, ma così facendo, si alimenta fino a raggiungere il paradiso…
2) Quali pensate che siano le differenze rispetto al vostro ep di esordio e come mai lo avete incluso in questo album?
Riteniamo che non ci possano essere enormi differenze legate al flow, all’attitudine o più genericamente musicali.Per propria natura un EP, composto da 4 pezzi, non può riflettere tutte le sfaccettature di una band, ma si configura più come l’insieme di alcuni capitoli di un libro molto più complesso.In un album le dinamiche e gli spazi si amplificano, consentendo un flusso artistico ed emotivo di più ampio respiro.Le tracce dell’EP sono state selezionate da un parco di tracce ben più ampio. Da queste tracce, integrate con un paio di lavori molto recenti è nato l’album.Abbiamo voluto inserire le tracce dell’EP nell’album fisico perché riteniamo che non ci sia soluzione di continuità tra l’EP “Noirnoise” e l’album “Plant Resilience”.
3) Come definireste il vostro genere a chi ancora non vi conosce?
Credo che a nessuno di noi interessi minimamente quale sia il nostro genere. Ci infastidisce molto essere etichettati o paragonati ad altre band nella assurda ricerca di un confronto. In sala prove scherziamo molto sul fatto che un brano ricordi o meno altre band. Semplicemente non ci interessa. Non ci rivolgiamo ad un pubblico specifico e non componiamo i nostri brani pensando a chi possa ascoltarli.Dovendo rispondere per forza, diremmo che il nostro genere è un “crossover” nel vero senso della parola, un crossover istintivo che non si pone limiti legati ad esigenze commerciali, ad etichette, a clichè.. suoniamo in modo molto istintivo e primordiale…
4) Quali sono le realtà “alternative” più valide oggigiorno secondo voi, e in Italia ce ne sono?
Quando sentiamo il termine “alternativo”, di solito ci chiediamo “alternativo a cosa?”… Ma in questo momento, nella situazione attuale, dal punto di vista sociale e musicale, la domanda assume un significato molto più profondo e sensato. Restando al profilo musicale, crediamo che, oggi, sia assolutamente obbligatorio essere “alternativi”… alternativi allo scempio che sta avvenendo della musica… cannibalizzata… al poco rispetto per chi l’ascolta.
Non vorremmo nemmeno parlare dei talent show che cercano di dimostrare quanto bravo sia un gruppo di ragazzi prelevati dalle camerette e messi su un palco a scimmiottare star internazionali… o della musica “trap” che, senza accezioni o giudizi di merito, è partita per rappresentare una generazione, ed il suo disagio, per finire a parlare di soldi, macchine e sesso, in un incendio che si è perso in un attimo… o ancora delle cover band e delle tribute band…In tutto questo, per chi ama la musica, è obbligatorio essere “alternativi”.Esiste un sottobosco di band che cercano di portar un progetto artistico ed un messaggio, facendo tantissima gavetta e tantissima fatica… ma per trovarlo, bisogna addentrarsi in una foresta fatta di nulla… ma è un nulla doloroso…
5) Parlateci un po’ del processo compositivo, come nasce di solito un brano dei Noirnoise?
Nei modi più disparati… da un testo… da un reef di chitarrra o basso… da una serie di passaggi di batteria… da qualsiasi cosa scateni la nostra creatività.Esiste una fortissima sincronicità tra di noi. Abbiamo un’attitudine comune ed una visione del progetto artistico assolutamente condivisa.Non progettiamo nulla a tavolino, ma lasciamo che il flusso creativo emerga…Ci piace il modo diretto e rude con cui approcciamo il suonato e troviamo che questo si rifletta tantissimo nei suoni di “Plant Resilience”, volutamente “raw”, graffianti e ruvidi… le dinamiche istintive, come se fosse una registrazione in presa “live”,Cerchiamo di trasformare le emozioni che proviamo in musica e questo processo non può e non deve essere pulito, patinato, precostruito… non potremmo essere fedeli a noi stessi.
6) In Italia e non solo ormai i dischi si fanno in una stanza dove ci sia tutto l’occorrente. E voi in che modo realizzate i vostri lavori?
Sicuramente in una sala prove dove abbiamo tutto ciò che serve… strumenti, birra, un posacenere da qualche parte e soprattutto Noi. I nostri pezzi nascono suonando, in modo molto naturale… ma nascono anche discutendo di tutto, ascoltando musica… siamo 4 amici che condividono una passione immensa e un amore folle per quello che fanno… direi che non serve altro… incontrarsi, imbracciare gli strumenti, stappare una birra e suonare… tutto il resto arriva misteriosamente da solo… tutto diventa un bellissimo rito pagano e primordiale.
7) Qual è il vostro approccio riguardo alle nuove tecnologie, come ad esempio L’I.A. E’ un mezzo che usereste magari per facilitarvi le cose oppure lo rifiutate a priori?
Le nuove tecnologie sono un mezzo, uno strumento e come tali devono essere meramente utilizzati. Troppo spesso diventano sostitutive delle persone o, peggio, diventano l’ennesimo modo per indirizzarle verso direzioni prestabilite.Dell’intelligenza artificiale, pur essendo un mero strumento, pensiamo tutto il male possibile… giusto per non lasciare fraintesi… e, con assoluta certezza, possiamo affermare che non la useremo mai. E’ solo l’ennesimo modo di modificare la vita delle persone rendendola più piatta e più semplice… ma a che prezzo?
L’I.A. usa algoritmi prestabiliti che, per quanto complessi, non potranno essere mai lontanamente paragonati ad un individuo. Le persone, almeno quelle geniali, possiedono qualcosa che le nuove tecnologie non potranno mai replicare… l’estro, la creatività, l’attitudine, la follia…Se qualcuno ci convincesse che, con l’ausilio dell’I.A., sarebbero potuti nascere Nick Drake o Jeff Buckley… Bjork o Lou Reed… beh… allora potremmo pensare di cambiare idea.
8) Ok, abbiamo terminato lo spazio a vostra disposizione dite ai vostri quali sono i prossimi programmi e fateci un saluto.
Cari Tempiduri…. Innanzitutto, vi ringraziamo di non averci chiesto a quali band ci ispiriamo… perché la vera risposta sarebbe stata “A nessuna!”. :-) N.D.R.
Stiamo facendo un po’ di live e ne stiamo preparando altri per l’estate.Allo stesso tempo altre tracks stanno già emergendo.Vorremmo far vedere a tutti il nostro approccio live e siamo sicuri che potremmo impressionare chi ci viene a sentire, con la nostra energia e la nostra attitudine.Rispondere alle vostre domande ci ha dato l’occasione di presentarci, ma anche di parlare di un sacco di cose “serie”… e credo ne avessimo una gran voglia… per cui grazie di cuore.
Ci vediamo in giro davanti ad una birra… e facendo un sacco di rumore… Abbraccio





