Noirnoise
Plant Resilience
Il 30 gennaio 2026 i Noirnoise pubblicheranno il loro album di debutto “Plant Resilience“. Il disco è stato masterizzato presso il prestigioso Lost Soul Studio da Giuseppe “Buzz” Nicolò e con un artwork che espone una foto realizzata da Flavio Porrati (Nequam / The Magik Way).
Questo album si prefissa di mescolare, grossomodo, alternative rock, post-punk, grunge e dark wave. Diciamo che alla fine dei conti questi sono più o meno i generi che si incontrano in questo album, a parte la dark wave che si sente appena, quasi per nulla. Sostanzialmente l’apparato sonoro deve molto alla scena indie rock degli anni Novanta e primi Duemila, e qualcosa anche al rock italiano alternativo di tempi ancora più recenti. Sicuramente il retaggio noise e alternative è importante in questo disco, ma fa da contrasto a questo la voce di Mauro Lupano, molto impostata sul blues. E alla fine anche la musica, a parte i generi elencati, sembra attingere molto da questo genere, con riff e assoli di chitarra che escono proprio da lì.
“Uncle Arthur” e “Morphine” aprono il disco e non lasciano molti dubbi riguardo al fatto che questa band prediliga quasi sempre un approccio caldamente blues e che un po’ mette in ombra le altre influenze. Come è poco o nulla presente la dark wave, lo è anche il grunge a dire il vero, che si sente sporadicamente. Questo lo diciamo perchè il grunge solitamente presentava grandi ritornelli e riff facilmente memorizzabili, mentre qui l’approccio generale è molto meno immediato.
La malinconia di pezzi come “In Una Manciata Di Secondi” o “Do Not Go Gentle” potrebbe rimandare un po’ a certe cose dei Verdena di metà carriera, ma l’atmosfera generale del disco, seppure non allegra, è molto lontana dai generi che la band vorrebbe unire. Non è per forza un male tutto questo, perchè l’album è suonato molto bene, ma noi crediamo che i Noirnoise suonino semplicemente un rock alternativo pesantemente influenzato dal blues.
Tutti gli altri generi possono tranquillamente essere considerati di contorno e davvero marginali. Comunque un buon esordio, ma è difficile capire a chi possa essere indirizzato di preciso.
Drakul 218





