Node
Canto VII
Trent’anni di attività non sono un traguardo banale, soprattutto in un ambito mutevole come il metal estremo. Nati a Milano nel 1994, i Node celebrano questo anniversario con Canto VII, settimo album in studio e capitolo simbolicamente denso, ispirato al settimo canto dell’Inferno dantesco.
In tre decenni la band ha attraversato innumerevoli cambi di formazione; unico superstite della line-up originaria è Gary D’Eramo, passato dalla chitarra al basso nel 2017, figura-chiave di una continuità artistica che ha saputo adattarsi ai mutamenti senza perdere identità.Da sempre ancorati a un incrocio tra thrash, death e groove, in questo nuovo lavoro i Node rimescolano ancora le carte, avvicinandosi in modo più marcato al melodic death scandinavo anni ’90. Le coordinate richiamano idealmente certo suono nordico, ma filtrato attraverso l’esperienza maturata nel tempo: riff serrati e taglienti convivono con aperture melodiche improvvise, assoli ariosi e sezioni strumentali che talvolta sfiorano territori progressive. Non mancano brusche interruzioni delle parti più aggressive, sostituite da fraseggi evocativi e arpeggi che ampliano la gamma espressiva del disco.
L’album alterna momenti di impatto frontale a episodi più articolati. Alcuni brani colpiscono per energia e compattezza, mostrando una band tecnicamente impeccabile e in pieno controllo dei propri mezzi; altri cercano soluzioni più dilatate e strutturalmente ambiziose, con risultati meno omogenei. È proprio nella convivenza tra le diverse anime – thrash/death diretto, groove metal, aperture melodiche e suggestioni prog – che il disco trova il suo punto di forza ma anche qualche limite: non sempre le sfumature si integrano con naturalezza e in certi passaggi la scrittura appare più funzionale che realmente ispirata. Di contro, produzione e performance sono di alto livello. La resa sonora è potente e definita, valorizza il lavoro delle chitarre e mette in risalto una sezione ritmica solida e precisa. L’ospitata di Trevor (Sadist) aggiunge ulteriore peso specifico a un album che punta molto sulla varietà vocale e sulle dinamiche interne.
In chiusura, la cover di Territory dei Sepultura è eseguita con professionalità e rispetto, anche se rimane estremamente fedele all’originale, più tributo che reinterpretazione.
Canto VII non è probabilmente l’album definitivo dei Node, né quello che ne ridefinirà il percorso. Sembra piuttosto un’opera di consolidamento e assestamento, anche considerando gli otto anni trascorsi dal precedente lavoro e l’ennesimo rinnovamento della line-up. Tuttavia resta un disco solido, suonato con classe e consapevolezza, capace di ribadire la centralità dei Node nella scena metal italiana.
Per i fan è un ascolto imprescindibile; per gli altri, un buon punto d’ingresso in una storia lunga trent’anni che dimostra come esperienza e voglia di evolversi possano ancora convivere.
Drakul 218




