Necrodeath live “Last Tour of Hate”
Opera 55 – Terni – 22.03.2025
Articolo a cura di Roberto sky latini
foto di Daniele Pignatiello & Robsky
In una giornata umida e uggiosa in quel di Terni arriva la serata metal organizzata presso Opera 55, un locale all’interno di una struttura, la Musical Academy, che è anche scuola di musica, teatro e danza, con salette per le prove e anche studio televisivo. Il locale è fornito di bar, il palco è basso, a dare l’idea di una location esemplare per atmosfera underground, ma che in realtà si rivela essere una splendida situazione tecnica per ospitare eventi live con la qualità sonora giusta per valorizzare chi suona. Lo stesso Flegias dei Necrodeath ne ha decantato il valore in un momento di ringraziamenti dallo stage durante una pausa tra le canzoni, esortando a supportare realtà di questo tipo che non è facile trovare in giro. I Necrodeath arrivano in Umbria portati dal loro amico ternano Daniele Scarpanti, metallaro di vecchia data, che festeggia con una festa privata il suo venticinquesimo di matrimonio, ed è così che giunge nella città d’acciaio (detta così per le acciaierie) il loro ‘Last Tour of Hate’, che poi passerà in Sardegna, ma ci sono prima di loro anche due band ternane che hanno aperto con pregio le danze.
Le due band locali, Nightraid e Blutt Splitters, ampliano l’offerta della giornata a tre generi diversi. I primi fanno un hard-rock-metal con alcune venature stoner o motoreadhiane, i secondi invece producono un Heavy Metal moderno, con alcune venature Nu e Prog, senza mai scendere a compromessi con la facile commercialità. Naturalmente la maggiore attenzione è andata ai Necrodeath che sono la cifra estrema di un thrash venato di Death e Black e che sono anche la storia del metal in senso internazionale. Palchetto basso su cui basta fare un saltino per abbracciare i musicisti, e capienza non enorme per il pubblico ma giusta per spettacoli non generalisti, sebbene oggi lo spazio non sia riempito al massimo dai metallari accorsi, che sono pochi, ma la cosa è equilibrata dal fatto che essi si sono dimostrati buoni e caldi. Vengono anche da fuori regione per il nome blasonato dei Necrodeath, ma la maggior parte è gente del posto che omaggia con affetto anche i gruppi di apertura conoscendoli bene per la loro carriera.
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NITGHRAID
Saliti ad imbracciare gli strumenti in maniera informale, il loro grezzo rock duro ha avuto però la forza di scaldare gli animi, perché la crudezza degli accordi e della grinta vocale è quella di chi ci crede. Il cantato in italiano porta l’ugola di Andrea Cocciglio a prendere la forma delle modalità di Vasco Rossi, ed infatti viene suonata anche una sua cover, ‘Ieri ho sgozzato mio Figlio’ con il giusto piglio metallaro, in una versione resa benissimo. Sia la loro verve asciutta e tonica, sia l’amplificazione potente, hanno reso energica la loro performance le cui vibrazioni sono passate in un attimo agli spettatori. Il massiccio, e appena entrato in formazione, bassista Alessandro Tontoni, pieno di ampia capigliatura spumeggiante, aveva la giusta attitudine da rocker e non ha dato alcuna impressione di essere il nuovo acquisto. Il cantante era degno della vecchia sporca cara rockitudine mentre un filo intellettuale è stato il modo di stare sul palco del chitarrista Alessandro Assogna, pacato e concentrato. Semplici i fill di batteria di Andrea “Uora” Frabotta adatti ad una musica lineare ma grassa. Nessuna indecisione per una band senza fronzoli che ama i riff pieni alla vecchia maniera.
BUTTSPLITTERS
Qui si parla di un gruppo, ex-cover band, il cui esordio discografico dello scorso anno è da ritenere uno dei migliori album del 2024. Un Heavy Metal moderno pieno di variabili sonore che vanno dalla classicità anni ottanta alle ispirazioni di tutti i decenni successivi, a testimonianza di una realtà che nei suoi musicisti ha vissuto tante sonorità diversificate, per passione e per esperienza. Loro partono in modo strutturato con filmati alle loro spalle e poi il loro ritmo, mai velocissimo ma perfettamente cadenzato, impatta con vigore sulla platea e fa capire subito che non si è davanti a novellini. Se pure il pubblico sia formato da tanti amici ternani, anche quelli da fuori hanno apprezzato nettamente musica e prova tecnica; non solo, anche le pose e i movimenti sul palco dei due chitarristi, come per esempio Carlo Tabarrini che saltava giù dal palco per scatenarsi a livello degli spettatori, hanno funzionato per aumentare il trasporto verso il pubblico, tali movimenti di scena hanno sottolineato i passaggi musicali moltiplicando la tensione delle diverse song. Non meno elettrico Marco Radicchi, l’altro chitarrista, che snocciola note nel modo più accentato possibile. Hanno funzionato bene sia le canzoni più scure che quelle più ariose senza minimamente intaccare la durezza d’insieme. Va fatto notare che i loro brani spesso non si limitano a strofa-ritornello, considerando che ci sono tanti passaggi che sono variazioni sul tema, il tutto crea raffinatezza senza perdere nulla a livello di respiro live, ottenendo la giusta attenzione della gente. Il batterista Matteo Scorsolini è il più giovane ma è un energico uomo di tecnica, che esalta le strutture dei brani con piglio multi-sfaccettato, ed il basso di Francesco Martinelli non perde nemmeno un colpo, ben presente nell’addensare la trama. Con la solita verve ironica tra una canzone e l’altra, si fa figura di sostanza il singer Stefano Firmani, che regala una bella voce, mai piatta, mai limitata espressivamente, anche se forse ci si aspetterebbe qualche movimento in più sul palco. Una delle cose interessanti delle canzoni di questo gruppo è stato vedere come in versione live esse siano intelleggibili e nonostante non si limitino alla strofa-ritornello, rimangano direttamente fruibili nelle loro parti sia dure che orecchiabili. La loro musica alla fine è stata molto fisica come deve essere nella dimensione dal vivo.
NECRODEATH
Naturalmente i più attesi erano i genovesi, e il pubblico era stato scaldato già a dovere per accogliere gli ospiti. Anche loro hanno strutturato un ingresso con schermi accesi, e però basta la loro presenza fisica a rendere il tutto mitico, del resto la loro fisicità non è in discussione.Purtroppo il bassista GL, per problemi di salute è stato sostituito dal riccioluto Rob, ma senza che si perdesse nulla in vigorìa; poi GL tornerà con loro in date prossime. A incanalare l’attenzione verso la band sono stati soprattutto Flegias ed il chitarrista Pier Gonella, entrambi mattatori anche della scena, senza grossi colpi ad effetto se non la loro bravura e ironia. Certo non sono mancate posizioni plastiche e il cantante ha spesso sottolineato il cantato con espressioni e mosse descrittive, con smorfie orrorifiche ma anche con rapporti ironici col chitarrista toccandogli le corde o accostandosi a lui in certe pose. Niente di esagerato ma sufficientemente d’azione perchè il tutto rimanga impresso e diverta il pubblico. Quella che è sempre stata in prima fila è la musica, le canzoni, per una scaletta che ha offerto una visione equilibrata della loro essenza, tra velocità assassine, rallentamenti doom e cadenze atte all’headbanging. La voce di Flegias non ha perso smalto, col suo screaming schiumoso e pieno della capacità di esprimere il carattere di quello che urla o ringhia, egli risulta personaggio di spessore. La chitarra ha inondato l’aria di ritmiche, ma si è imbizzarrita anche in alcuni assoli elettrici taglienti, compreso il breve momento dedicato tutto alla sei-corde che ha infiammato occhi e orecchie degli spettatori.
Forse il batterista non lo percepisce, ma la sua presenza fisica è iconica; apparentemente dimesso sotto il cappellino, esprime il suo essere estroverso attraverso capigliatura e barba, ma soprattutto ancora picchia duro, e le sue diverse velocità ritmiche creano dinamismi lontani da qualsiasi idea di monotonia. Nulla sicuramente lasciato al caso, anzi probabilmente ben studiato ogni momento per dare il maggior effetto alle fasi del concerto, ma con quel sapore genuino che i Necrodeath sembrano emanare in ogni passo e atto che fanno. Probabilmente sono pensate anche da tempo le cose da dire al pubblico da parte del cantante che valorizza più volte dal microfono il suo rapporto affettivo col pubblico, non solo ringraziandolo, ma anche battendo e prendendo le mani di chi è sotto al palco e anche nello stimolare i presenti a venire più sotto a fare mucchio. La serata è stata un saluto anche d’addio, ma non sembra vedere dei vecchi, apparentemente sono ancora in grado di dare tanto, e un concerto così è stato un concerto di chi pare voler sopravvivere a lungo. Il poco pubblico presente non ha certo diminuito il tasso d’impegno profuso sul palco. Del resto i fan hanno ben risposto e hanno restituito l’affetto in modo chiaro.
Una lacrimuccia emozionale può venire fuori dal fatto che questa sia l’ultima fiammata dei Necrodeath, ma nonostante ciò la furia musicale che ha riempito l’ambiente sembra voler dimostrare il contrario. Se la carriera in sé finisce, magari vedremo in futuro apparizioni singole (non si può mai dire). Il magone è emerso anche per il fatto che esplicitamente Flegias ha ringraziato della propria esistenza storica il fatto di essere stato supportato dai fan nel tempo, inserendo tra di essi anche noi lì presenti, come parte di quelli. Nulla comunque toglie il merito ai Necrodeath che ci hanno creduto e ai quali va la stima di aver resistito, rivelandosi metallicamente testardi. Del resto parliamo di un gruppo che ha segnato un genere, che è stimato anche all’estero e che è stato ispirazione per tanti. I pezzi magici della loro discografia c’erano: l’incandescente ‘Forever Slaves’ resa come ogni volta corale, la bruciante ‘Fragments of Insanity’ e soprattutto la maligna ‘Mater Tenebrarum’. Certo anche le cadenze doom di ‘At the Roots of Evil’, quelle ossessive date da ‘The Whore of Salem’ e quelle stranianti di ‘The Triumph of Pain’ sono magnifiche da sentire live e danno quel dono di fiamma scura perfettamente adatta ad ipnotizzare il pubblico, frustandolo poi con le accelerazioni sempre presenti come a sottolineare una schizofrenia di fondo del tutto coerente con le impostazioni artistiche dei Necrodeath.
Non è mancata ‘Lust’ che Flegias ha elogiato per il cantato in italiano, lingua da lui ritenuta bella. E non è mancata la title-track del nuovo disco ‘Arimortis’ uno dei migliori pezzi della loro carriera e non solo di questa ultima pubblicazione, anch’essa decisamente adatta alle pulsioni dal vivo. La gente ha naturalmente chiesto i bis, e qui ecco le cover di Venom e Slayer, resi nel miglior acido modo possibile, più da inno la prima ‘In League with Satan’ e più cattiva la seconda ‘Black Magic’. Ogni nota è stata suonata con chiarezza, ogni brano è stato scelto in senso utile allo spettacolo, ogni atteggiamento è servito a mettere il pubblico a suo agio; grande professionalità ma anche bel divertimento. I Necrodeath quindi alla fine? Una cosa è certa, con appena uscito un disco così e con l’essere in gamba sul palco, fa strano pensarli al termine.Importante tornare a sottolineare la validità a Terni di un posto che permette questo tipo di spettacoli, che possa quindi essere accessibile anche ad artisti emergenti o di nicchia, proprio per le sue dimensioni accessibili.
Gestita dalla famiglia Tini con una giusta verve imprenditoriale, potrebbe diventare un esempio di ciò che serve ad una scena diventata difficile da mantenere viva, considerando che oggi la gente interessata a vivere serate dal vivo si è ridotta rispetto ai tempi passati. Tutta l’Italia dovrebbe guardare a questa imprenditoria piccola che però abbia una seria visione di quello che opera. Questa serata ha attirato spettatori interessati, senza gente che voglia sempre e solo mangiare. Ed infatti l’evento è risultato molto partecipativo in senso passionale: chi c’era si è divertito e chi ha suonato è stato sostenuto con vigore, ma si nota la mancanza delle nuove generazioni, ormai quelli sotto i circa 35 anni latitano ed è triste. Certo anche i musicisti delle tre band sono tutte anzianotte, più o meno cinquantenni/sessantenni, sebbene Nightraid e Butt si siano formati in tempi più recenti, ma a memoria di metallaro anche le band più vecchie avevano pubblico di 14 e 15 anni ai concerti quando negli anni ottanta e novanta si cavalcava la musica. ‘Metal rules the World’ sembra non sia più. Flegias e compagni non si sono venduti, per quanto di nicchia, hanno dato pregio al panorama metal verace, e ciò significa arte pura, quella che abbiamo respirato ancora una volta, noi che ci teniamo.