Matteo Alieno
Stare Al Mondo
“Stare Al Mondo” è uno di quei dischi che non cercano di insegnarti come vivere, ma piuttosto di restare accanto a te mentre provi a capirlo. È un album che non offre soluzioni, non costruisce scorciatoie emotive. Matteo Alieno firma un lavoro profondamente personale che, però, riesce a parlare con sorprendente precisione a una generazione intera: quella dei disorientati, degli indecisi cronici, di chi si sente sempre un passo indietro rispetto agli altri o fuori tempo rispetto al mondo.
Fin dal primo ascolto, si percepisce che “Stare Al Mondo” non è un disco costruito a tavolino. È un lavoro vissuto, attraversato, quasi sofferto. La dimensione narrante è evidente: ogni brano sembra una pagina scritta in un momento diverso, con uno stato d’animo diverso, ma sempre con la stessa urgenza di fondo : capire cosa significhi esistere senza avere istruzioni. Non è un caso che il tema centrale sia proprio questo senso di smarrimento esistenziale, che si traduce in domande ricorrenti: come si diventa grandi? Come si sopravvive? Come si accetta di non avere risposte?
La scrittura di Matteo Alieno è uno degli elementi più forti del disco. È immediata, accessibile, ma mai banale. Ha la capacità rara di essere allo stesso tempo ironica e dolorosa, leggera e profondissima. Nei testi si alternano immagini quotidiane e riflessioni quasi filosofiche, senza mai risultare forzate. C’è un equilibrio delicato tra confessione e narrazione, tra intimità e universalità. Quando canta di ansia, relazioni, fallimenti o senso di inadeguatezza, non lo fa mai in modo retorico: ogni parola sembra necessaria, ogni frase sembra arrivare da un punto preciso e autentico.
Musicalmente, “Stare Al Mondo” è un disco che sorprende per coerenza e varietà. Le influenze sono molteplici e ben assimilate: si percepisce chiaramente un legame con il cantautorato italiano più classico, ma anche una forte apertura verso sonorità internazionali, in particolare quelle dell’indie rock britannico. Il risultato è un suono ricco ma mai caotico, stratificato ma sempre leggibile. Gli arrangiamenti, completamente suonati e analogici, restituiscono una sensazione di calore e presenza che oggi è sempre più rara. Si sente il piacere del fare musica insieme, il gusto della sperimentazione libera da logiche di mercato.
Brani come “Il Protagonista” aprono il disco con una dichiarazione d’intenti chiara: qui non c’è nessun eroe, nessun modello da seguire. Il protagonista è qualcuno che non sa stare al mondo, e proprio per questo diventa estremamente umano. “nessuno sa stare al mondo” approfondisce questo concetto, trasformandolo quasi in un manifesto generazionale: l’idea che, in fondo, siamo tutti un po’ persi, anche quando fingiamo il contrario.
Canzoni come “Chi Vince, Che Vince?” e “Persone” mettono a fuoco il rapporto con gli altri, con la competizione, con il bisogno di riconoscimento. Qui emerge con forza il contrasto tra il desiderio di emergere e la paura di esporsi, tra il voler essere visti e il timore di essere giudicati. È lo stesso paradosso che attraversa tutto il disco: quello di chi oscilla continuamente tra invisibilità e sovraesposizione.“Ansia” e “Spalle” sono probabilmente tra i momenti più intensi del lavoro. In questi brani, la fragilità diventa protagonista assoluta, ma senza mai scivolare nel vittimismo. C’è una lucidità disarmante nel modo in cui Alieno racconta il disagio: non lo drammatizza, non lo edulcora, lo osserva. E così facendo, lo rende condivisibile.
Altri pezzi, come “Piselli” o “Tonno”, introducono una componente più giocosa e surreale, dimostrando la capacità dell’artista di alleggerire senza perdere profondità. È proprio questa alternanza tra leggerezza e introspezione a rendere il disco così dinamico e coinvolgente. Non c’è mai un momento in cui l’ascolto diventa pesante o prevedibile.Uno degli aspetti più interessanti di “Stare Al Mondo” è il suo rifiuto implicito delle logiche contemporanee del successo. In un panorama musicale spesso dominato dalla ricerca dell’immediatezza e della viralità, questo disco sceglie la strada opposta: quella della lentezza, della riflessione, dell’imperfezione. È un lavoro che non ha paura di mostrarsi incompleto, irrisolto, proprio come le vite che racconta.
La produzione, curata insieme a Luca Caruso, gioca un ruolo fondamentale nel dare forma a questa visione. Il suono è sempre funzionale al racconto, mai decorativo. Ogni scelta sonora sembra pensata per amplificare il contenuto emotivo dei brani, senza mai sovrastarlo. È un equilibrio difficile da raggiungere, ma qui viene mantenuto con grande naturalezza.
Un altro elemento centrale è la dimensione collettiva del disco. Pur essendo profondamente personale, “Stare Al Mondo” non è mai autoreferenziale. Al contrario, sembra continuamente tendere verso l’altro, cercare un dialogo, una connessione. È come se Matteo Alieno prendesse per mano l’ascoltatore e lo accompagnasse nel suo stesso percorso, senza pretendere di guidarlo davvero, ma semplicemente condividendo il viaggio.
In questo senso, il disco ha anche una funzione quasi terapeutica. Non perché “Cura”, ma perché legittima. Legittima il dubbio, la paura, l’incertezza. Legittima il non sapere. E in un’epoca in cui tutto sembra dover essere definito, spiegato, ottimizzato, questo è un atto quasi rivoluzionario.“Stare Al Mondo” è, in definitiva, un album sull’accettazione. Non nel senso passivo del termine, ma in quello più complesso : accettare di non avere tutte le risposte, di non essere sempre all’altezza, di essere, a volte, fuori posto. Ma anche accettare che proprio in quella condizione si può trovare qualcosa di autentico, di vero.
È un disco che non urla, non pretende, non si impone. Si muove lentamente, cresce ascolto dopo ascolto, e alla fine resta. Resta nelle frasi che ti ritrovi a ripetere, nei pensieri che riaffiorano nei momenti più inaspettati, nelle emozioni che non sapevi di avere bisogno di condividere.Matteo Alieno, con questo lavoro, dimostra una maturità artistica notevole e una coerenza rara.
“Stare al mondo” non è solo un passo avanti nella sua carriera, ma una dichiarazione di identità precisa. È il disco che, forse, molti avrebbero voluto ascoltare prima. E che, oggi, arriva esattamente quando serve.
Anna Cimenti
TRACKLIST:
Il protagonista
Nessuno sa stare al mondo
Chi vince, che vince?
Tonno
Fossi più leggera
Piselli
Spalle
Ansia
Persone
Si può fare
LINEUP:
Matteo Alieno – voce/chitarra/basso/batteria
Luca Caruso – polistrumentista
Anna Schulze – bass
Jeff Parker – chitarra




