Lunatic Soul

The World Under Unsun Mariusz Duda

È ormai una colonna portante della scena progressive moderna grazie ai Riverside, ma il suo progetto parallelo Lunatic Soul rappresenta da oltre un decennio il suo lato più intimo, contemplativo e audacemente sperimentale. The World Under Unsun, ottavo capitolo di questa saga interconnessa, non è solo un nuovo album: è un doppio viaggio nell’aldilà, una mappa sonora di un mondo sommerso dove l’atmosfera regna sovrana.Difficile etichettare il sound di Lunatic Soul, qui il rock progressivo si fonde con sfumature gotiche, folk, elettroniche e cinematografiche, tutto privato della chitarra elettrica (quasi assente) e costruito attorno al basso maestoso di Duda, alla sua voce eterea e a palpitanti tessuti ritmici. I fan dei Dead Can Dance riconosceranno quel senso di rituale ancestrale e di mistero. The World Under Unsun assorbe le spirali ipnotiche di Through Shaded Woods (2020), l’elettronica ossessiva di Fractured (2017) e le architetture progressive di Walking on a Flashlight Beam (2014), fondendole in un mosaico che rappresenta forse il punto più completo e ambizioso del progetto.

Con i suoi 14 brani e un’ora e mezza di musica, l’opera non nasconde la sua natura monumentale, Mariusz aveva in mente un doppio album fin dall’inizio, e la sfida è vinta grazie a una pacing magistrale. Alternando pezzi lunghi e astratti a momenti più immediati, evita la sensazione di dispersione. Tuttavia, è un lavoro che richiede tempo e immersione: alcuni passaggi, seppur bellissimi, avrebbero forse beneficiato di un editing più severo.Il basso di Mariusz è un protagonista assoluto: potente, melodico, ipnotico, è la colonna vertebrale di brani come la grintosa Monsters; ma è la sua versatilità a lasciare a bocca aperta: al pianoforte sfoggia una grazia scintillante (Good Memories Don’t Want to Die), mentre la sua voce, sempre cristallina e malinconica, guida l’ascoltatore attraverso questi paesaggi onirici. Il contributo di Marcin Odyniec al sassofono aggiunge tocchi di calore e dramma, come in Hands Made of Lead.

Si parte con i singoli: la title track ipnotica e The Prophecy, dalla ripetizione ossessiva e irresistibile. Spiccano la complessità ritmica di Loop of Fate, la potenza primordiale di Monsters e il viaggio in dodici minuti di Mind Obscured, Heart Eclipsed, un capolavoro di atmosfere in evoluzione.La seconda metà inizia con l’intensa Hands Made of Lead e prosegue tra elettronica malinconica di Game Called Life e i momenti cinematografici e percussivi di Self in Distorted Glass ed ancora con l’astrazione visionaria di Parallels. Chiude il cerchio The New End, una ballad profondamente toccante che rimane nell’anima.

The World Under Unsun è un disco ambizioso, non è un album da ascoltare distrattamente, ma una esperienza totale che ricompensa l’ascolto paziente. Conferma Duda come uno degli artisti più visionari e coerenti della scena, capace di tradurre il buio e il mistero in musica di rara bellezza. Se i Riverside parlano alla mente, Lunatic Soul parla all’inconscio.

Massimo Cassibba

 

TRACKLIST:

I.

The World Under Unsun
Loop of Fate
Good Memories Don’t Want to Die
Monsters
The Prophecy
Mind Obscured, Heart Eclipsed
Torn in Two

II.

Hands Made of Lead
Ardour
Game Called Life
Confession
Parallels
Self in Distorted Glass
The New End

 

LINEUP:

Mariusz Duda – vocals/backing vocals/piano/keyboards/acoustic guitar/bass/piccolo bass/ percussion