Lude

Salir del Bucle

Ci sono dischi che ascolti e sai immediatamente dove collocarli. Poi ce ne sono altri che ti mettono davanti a una situazione decisamente più scomoda: riconoscerne i meriti pur sapendo che non sono fatti per te.

È esattamente quello che mi è successo con Salir del Bucle, il nuovo EP degli spagnoli LUDE, pubblicato da Art Gates Records. Perché diciamolo subito: non posso affermare che sia un brutto lavoro. Anzi, sarebbe intellettualmente disonesto. La band ha energia, idee e una propria identità, e in alcuni passaggi riesce persino a catturarmi.
Il problema è che poi arriva il rap.E lì, per me, il castello comincia inevitabilmente a scricchiolare.

Non sopporto il rap. Non l’ho mai sopportato e, con ogni probabilità, non comincerò certo oggi. Che venga presentato nella sua forma più pura o venga imbastardito, contaminato e innestato nel rock e nel metal, il risultato per le mie orecchie cambia poco. Dai System of a Down ai Rage Against the Machine, quella particolare impostazione vocale è sempre stata una delle poche cose capaci di farmi perdere immediatamente il coinvolgimento, anche davanti a musicisti perfettamente capaci.

E così, purtroppo, questa volta le vittime sacrificali sono proprio i LUDE. Perché Salir del Bucle vive esattamente in quel territorio: nu metal, rap, elettronica, funk e aggressività vengono mescolati senza troppi riguardi, secondo una precisa idea di contaminazione. Una scelta assolutamente legittima e coerente con l’identità della band. Peccato che sia anche il genere di contaminazione che, personalmente, mi fa venire voglia di prendere le distanze.

Ed è proprio da questa contraddizione che nasce la recensione: posso riconoscere ciò che i LUDE fanno bene senza necessariamente riuscire ad amare ciò che fanno.L’apertura è affidata a LA PRESA, un brano che mette immediatamente sul tavolo tutte le caratteristiche della band: chitarre robuste, elettronica, ritmiche spezzate, voce rappata e aperture più aggressive affidate agli scream. È uno dei pezzi nei quali l’anima nu metal emerge con maggiore forza, costruito su un’alternanza continua tra tensione e momenti di maggiore apertura. Un brano energico e diretto, ma ancora una volta è proprio la componente rap a tenermi a distanza.

Con Dualidad i LUDE puntano maggiormente sull’impatto delle chitarre e su una sezione ritmica più pesante. Le percussioni assumono un carattere quasi tribale, mentre la voce alterna aggressività e momenti più controllati. Qui il gruppo cerca soprattutto l’impatto fisico, lasciando che siano riff e batteria a trascinare il pezzo. È uno degli episodi più muscolari dell’EP e, quando i LUDE lasciano parlare maggiormente gli strumenti, la loro proposta riesce a diventare decisamente più interessante anche per chi, come me, non ama particolarmente le contaminazioni rap.

Con cara de U riporta invece in primo piano l’elettronica e una componente ritmica più asciutta. Le chitarre lavorano spesso per sottrazione, mentre la parte vocale rappata diventa uno degli elementi strutturali del brano. È probabilmente uno degli episodi che guarda più apertamente alla stagione classica del nu metal e i LUDE non fanno nulla per nascondere le proprie influenze. Il pezzo è immediato, diretto e costruito con una certa efficacia, ma per i miei gusti rappresenta anche uno dei passaggi più difficili da digerire.Poi arriva Nunca lo dije e l’atmosfera cambia. Qui la band mette momentaneamente da parte l’aggressività per concentrarsi maggiormente sulla melodia e sull’aspetto emotivo. Il brano parte in maniera più raccolta e cresce progressivamente, fino ad arrivare a un finale più intenso, nel quale tornano a farsi sentire chitarre pesanti e vocalità aggressive. È un passaggio importante perché permette di vedere un altro volto dei LUDE, meno legato alla semplice ricerca dell’impatto e più interessato alla costruzione della dinamica e dell’emozione.

A chiudere l’EP troviamo DentrO del RuidO, che rappresenta in qualche modo una sintesi della proposta dei LUDE. Elettronica, riff, melodia, ritmiche moderne e voce vengono messi insieme in un brano che cerca di condensare l’identità della band. È un finale energico e diretto, nel quale ritornano tutti gli elementi che hanno caratterizzato il resto del lavoro.

Cinque brani nei quali i LUDE non cercano compromessi e soprattutto non rinnegano la propria identità. Salir del Bucle è un EP compatto, moderno e costruito attorno alla fusione di nu metal, rap, elettronica e riff pesanti. La band sa quello che vuole fare e lo fa con convinzione.Il problema è che io, davanti al rap, parto già con un handicap difficile da superare.

Posso riconoscere ai LUDE una buona preparazione, una discreta capacità compositiva e una proposta tutt’altro che improvvisata. Posso apprezzare i momenti nei quali le chitarre prendono il sopravvento e l’impianto metal emerge con maggiore decisione. Ma quando il rap torna a occupare il centro della scena, torno inevitabilmente a fare un passo indietro.

Alla fine, Salir del Bucle non è un disco che posso liquidare come brutto, perché non lo è. È semplicemente un lavoro costruito intorno a un linguaggio musicale che non appartiene al mio modo di vivere la musica. I LUDE hanno trovato il loro spazio e lo difendono con convinzione; io, invece, continuo a stare dall’altra parte della barricata.

Una questione di gusti, certo. Ma anche i gusti, quando si scrive di musica, hanno il diritto di farsi sentire.

Stefano Bonelli

TRACKLIST:

LA PRESA
Dualidad
Con cara de U
Nunca lo dije
DentrO del RuidO

LINEUP:

de Ramos – vocals
Kima – vocals
Brian – guitar
Salar – bass
Joseda – drums