Journey

Frontiers

Nella musica possono succedere tante cose. Rovinare un album capolavoro con una copertina orrenda, scrivere un’altra hit che tutti vogliono sentire ai tuoi concerti subito dopo che hai scritto la hit delle hit, avere cosi’ tante hit in un disco da dover esportarne una in una colonna sonora di un film, suonare AOR e diventare eternamente famosi per i due album piu’ heavy che hai mai pubblicato.

  Ecco tutto questo e’ successo in un solo disco di cui in questo mese ricorre il quarantennale. Frontiers dei Journey. Ovviamente impossibile qualsiasi confronto con il precedente Escape, visto che quest’ultimo e’ considerato dai lettori di Kerrang e CLassic Rock come il migliore album di AOR della storia, per cui ne descrivero’ il contenuto solo per quello che e’: un’opera importantissima nella storia del rock. Cominciamo dai numeri. Piu’ di 6 milioni di copie solo negli USA. N.2 nella classifica US Billboard 200 degli album e 4 singoli tutti nella top 25 della Billboard hot 100. Pronti a capire di cosa stiamo parlando? Via.

Separate Ways (Worlds Apart). Il disco apre con uno dei capolavori assoluti della musica americana. Una classica song AOR che non uscira’ mai piu’ dalla setlist dei concerti. Singolo che arrivo’ alla numero 8 Billboard hot 100. Quasi imbarazzante parlarne. Celeberrimo intro di tastiera seguiita da una chitarra/batteria rockeggiante che supporta l’apertura della celestiale voce di Steve Perry. Voce che ci guida al ponte che da solo vale tutto il disco e atterra infine nell’altrettanto celeberrimo coro “some day love will find you”,  tutto sorretto dagli assoli fantastici di Neal Schon. Non c’e’ altro da aggiungere una canzone che prima o poi ti trovera’ “someday it will find you” 

Send her my love. Classica ballata d’amore che farebbe la fortuna di ogni artista e che termina in uno degli assoli di chitarra piu’ belli e famosi mai scritti.

Chain reaction. Canzone hard rock 100%. Perche’ I geni spaziano e sanno fare bene ogni cosa. A parte il ritmo cavalcante e la  voce che a tratti riesce anche a esser cattiva, della serie Steve Perry sa fare tutto, nel ponte si capisce l’inventiva del batterista Steve Smith. Non per niente Modern drummer voto’ Steve Smith miglior batterista dell’anno per 5 anni consecutivi e lo mette nella top 25 dei batteristi di tutti i tempi.

After the fall. Classica canzone stile AOR calma e ritmata allo stesso tempo. Forse non la canzone piu’ originale, per quanto voce, coro e assolo di chitarra molto belli, ma un tempio di come si scrivono questo genere di canzoni.

Faithfully. Ed arriviamo alla hit che stranamente arrivo’ solo al numero 12 della Billboard hot 100. Come si puo’ scrivere un ballata d’amore tale che tutti conoscono e vogliono sentire in ogni concerto solo 2 anni dopo Don’t’ stop believin? Ci riescono solo i giganti. Canzone perfetta. Perfetta nell’armonia vocale, nell’armonia degli strumenti, nell’assolo di chitarra, nella sezione ritmica e nel coro finale. Perfetta

Edge of the blade. Fantastica opera hard rock che ha poco di aria e acqua e molto di terra e fuoco. Per me un piccolo capolavoro sorretto da un giro di basso eccezionale.

Troubled Child. Canzone fuori dai canoni, tutta basata su un bel giro di tastiera sorretto da un sostanzioso giro di basso. La canzone meno diretta e immediata del disco, con la chitarra che serve di abbellimento piu’ che da sostegno non essendoci un vero e prprio riff. La canzone presenta un ponte indimenticabile che la rende un altro piccolo capolavoro. 

Back talk. Un gioco hard rock molto ben riuscito. Giochi musicali molto popolari negli anni settanta e inizio ottanta e che sono stati sostituiti spesso da canzoni inutili. Meglio una piccola idea come questa sorretta dalla fantasia della sezione ritmica e da uno degli assoli piu’ metal che Neal Schon abbia mai fatto.

Frontiers e Rubicon. I pezzi meno riusciti dell’album. A parte il ritmo originalissimo di Steve Smith su Frontiers nessuna altra parte della canzoni riesce a convincere. Suono a meta’ tra AOR e Hard rock per definire ancora di piu’ che, pur essendo ben costruite e suonate e piacevoli nell’ascolto, non si sente l’anima.

Ask the lonely. Tale minicapolavoro non fece parte della uscita originale del disco, ma lo recensisco ugualmente perche’ il pezzo era stato scritto per questo disco e poi dirottato nella soundtrack del film Due come noi con Olivia Newton Jonh e John Travolta. La canzone e’ una classica middle tempo dei Journey basata sull’apertura con le tastiere ripresa nel coro con una delle piu’ belle interpretazioni di Steve Perry dove oltre la voce ci mette il suo pathos.

Io ho finito ora tocca voi. Se non l’avete mai ascoltato tutto fatelo non perdetevi questi 44 minuti di godimento. A meno che non volete fidarvi piu’ dei professionisti che scrivono su Rolling Stone che dettero a questo disco (e ad Escape).

Mario Latini

 

Columbia Records
www.journeymusic.com

Lato A

Separate Ways (Worlds Apart)
Send Her My Love
Chain Reaction
After the Fall
Faithfully

Lato B

Edge of the Blade
Troubled Child
Back Talk
Frontiers
Rubicon

Steve Perry – vocals
Neal Schon – guitar and vocals
Jonathan Cain – keyobards guitar and vocals
Ross Valory bass and vocals
Steve Smith – drums