Immortal

War Against All

Siamo ormai nel 2024 e ci troviamo “ancora” a parlare di Immortal e, anche se la loro ultima release è datata 2023, a me il promo di War Against All è giunto solo qualche giorno fa, pertanto mi trovo a recensirlo solo ora.

Dicevo “ancora” semplicemente perché, nonostante una storia abbastanza travagliata, i Nostri norvegesi sono ancora qui pronti a portare il gelo delle montagne del nord tra noi: War Against All è il loro decimo sigillo ed esce a cinque anni di distanza da Northern Chaos Gods, disco che rappresenta anche la separazione definitiva tra Demonaz e Abbath e che vede il primo continuare a mantenere il nome del progetto nato a Bergen nel 1990, dopo una diatriba non proprio edificante; fatto sta che Demonaz ha vinto la bega legale e può continuare a fregiarsi del marchio Immortal.Sinonimo di oltranzismo sonoro, gelo nordico, saghe norrene e immersione nella natura selvaggia delle lande norvegesi, il progetto Immortal ha sempre portato avanti, orgogliosamente, la propria visione del black metal e ad onor del vero, nonostante il prepotente cambio di rotta avvenuto con At The Heart Of Winter, War Against All non fa eccezione.

Ma prima di parlare del disco in sé è necessario un chiarimento: War Against All è un disco degli Immortal, ma non è affatto un disco Immortal e questo perché al di là delle apparenze, il sound non è minimamente riferibile a quanto fino ad ora fatto: certo ci sono i soliti arpeggi, i testi che inneggiano agli antichi dei norreni, villaggi lontani e sperduti immersi nella neve e nel ghiaccio dove si svolgono antichi rituali pagani, ci sono anche riff feroci e glaciali, ma in tutto manca ciò che era lo spirito degli Immortal, manca quella sorta di ferocia e spietatezza di cui solo il gelo può essere capace, mentre in War Against All è tutto radicalmente differente, ad iniziare dalla produzione e dai suoni, fino al cambio di batterista, che porta ad un sound decisamente meno ferale e più marziale: sound e filling che si adattano perfettamente a questa nuova prova.

Onestamente prima di approcciarmi al disco, sono andato a leggere alcune recensioni e devo dire una cosa: ma i dischi come li ascoltate? Qui non siamo nel campo della soggettività, ci sono cose che sono talmente tanto lampanti da non poter rientrare nella soggettivazione: non è possibile, nella maniera più assoluta, paragonare War Against All a Battles In The North, perché se qualcuno (anzi più di qualcuno) azzarda un simile paragone vuol dire che o non ha ascoltato il disco in esame o non ha ascoltato Battles In The North, perché è lapalissiano che i due dischi non hanno nulla da spartire, se non Demonaz alle chitarre.War Against All è un disco che fa dei ritmi cadenzati il proprio punto di forza, risultando compatto, vario e molto molto ben scritto: Demonaz riesce ad operare un concatenamento tra un riff ed un altro grandioso, senza perdere in intensità e fervore; sembra quasi che i riff appartengano ad un unicum spaziale e armonico, mentre il disco è molto ricco in cambi atmosferici e se vogliamo anche di tempo, ma tutto suona davvero molto omogeneo.

Come dicevo, nonostante War Against All sia un disco degli Immortal, nei fatti si sente che nella realtà è un disco di Demonaz, rimasto ormai l’unico membro fisso alla guida di questo vascello vichingo, dato che è molto più vicino al suo disco solista, March Of The Norse, rispetto al resto della discografia degli Immortal: si sente, anche se non ha attivamente partecipato al processo di scrittura, l’influenza di Arve Isdal, chitarrista degli Enslaved, qui in doppia veste di produttore e bassista, si fa sentire in quanto molti riff ricordano abbastanza da vicino alcune cose degli Enslaved stessi: anche la produzione è radicalmente differente rispetto alle solite degli Immortal, andando a mettere in forte evidenza le chitarre e la batteria.

Demonaz qui non fa mistero del suo amore per i Bathory, snocciolando una serie di riff che guardano molto da vicino il lavoro del mai troppo compianto Quorthon nelle sue produzioni più lontane dal black metal: ampi, infatti, sono i riferimenti a dischi come Hammerheart, Twilight Of The Gods e Blood On Ice; certo non mancano i richiami nemmeno al genere madre, con up-tempo scardinanti: ne è un gran bell’esempio la title track che apre l’album o la evocativa No Sun, il cui riff di apertura vuole essere un omaggio ad Euronymous, anche se a parere di chi scrive credo che si vada un po’ oltre il semplice omaggio, arrivando quasi a sfiorare il plagio della title track del lavoro che ha consegnato i Mayhem alla storia: De Mysteriis Dom Sathanas.

War Against All è un disco estremamente vario e decisamente carico di pathos epico, di cui si può godere attraverso gli svariati cambi atmosferici presenti lungo tutto il disco e all’interno delle singole tracce, dove fanno capolino riff di chiara ispirazione bathoriana così come rimandi all’heavy metal classico, arrivando ad avere spazio per una traccia completamente strumentale, che ci consegna, ad ulteriore riprova, degli Immortal ammantati in una veste nuova, Nordlandihr, riesce ad essere possente, epica, sognante e ricca di sfumature che sembra quasi essere il manifesto di ciò che saranno i binari su cui Demonaz intenderà fare viaggiare i suoi Immortal.

Il disco ci consegna una band che sicuramente continua a buttare un occhio a ciò che è sempre stato ma capace di guardare avanti: sicuramente quanto Demonaz ha espresso con il suo disco solista del 2011, se fino a ieri era rimasto sopito, oggi è venuto fuori in maniera dirompente, donando una dimensione più epica ed heavy al sound, mettendo il black metal al servizio di interessanti capacità melodiche e di un riffing ficcante e decisamente catchy, dove il black metal risulta quella spinta in più in grado di generare una commistione che offre un ottimo groove al tutto.

War Against All è, pertanto, differente da tutto quanto la band ha fatto fino ad ora e se At The Heart Of Winter ha segnato una nuova rotta, molto probabilmente lo farà anche quest’ultima fatica in studio, impartendo una nuova visione a quanto detto e fatto fino ad ora e se ad oggi risulta ancora un po’ troppo legato a March Of The Norse, alcune idee presenti all’interno delle composizioni, lasciano molto ben sperare, magari riuscendo ad arrivare ad una perfetta comunione d’intenti tra forme epiche, riffing forsennato, momenti più classic heavy e quegli arpeggi sognanti e glaciali cui gli Immortal ci hanno abituato.

Se avete voglia di seguire uno spassionato consiglio, fate vostro War Against All, perché è veramente un bel disco, capace di portarvi su un’altalena emotiva in grado di descrivere perfettamente il nord del mondo e le sue tradizioni.

Daniele “Darklordfilthy” Valeri

War Against All
Thunders Of Darkness
Wargod
No sun
Return To Cold
Norlandihr
Immortal
Blashyrkh My Throne

Demonaz – guitar and vocals
Ice Dale – bass
Kevin Kvåle – drums