Hällas
Panorama
Gli Hällas, quintetto svedese proveniente da Jönköping, non sono nuovi alle scene del rock progressivo, dal loro esordio nel 2011, hanno forgiato un sound inconfondibile che loro stessi definiscono “adventure rock”: un crogiolo di hard rock, prog e heavy metal, intriso di quella nostalgia epica e avventurosa tipica degli anni ’70. Con Panorama, il loro quarto album in studio, la band non si limita a consolidare la propria identità, ma la proietta in un futuro distopico, consegnandoci un’opera ambiziosa che si candida a diventare un pilastro del prog moderno.L’album si apre con una dichiarazione d’intenti monumentale: una suite di 21 minuti. Il brano è un microcosmo dell’intero disco. Parte con tappeti di synth evocativi, per poi dispiegarsi in un ricco affresco prog classico. Chitarre intrecciate, organo e Moog lussureggianti e una sezione ritmica agile guidano l’ascoltatore attraverso intricati cambi di tempo. La voce di Tommy Alexandersson è una bussola sicura, mentre passaggi corali e assoli raffinati si susseguono in un crescendo di tensione che culmina in un finale heavy-prog catartico e potentissimo. Un’epopea che promette scintille dal vivo.
Si passa a Face Of An Angel, primo singolo estratto dal cd, che offre un immediato contrappunto all’epicità della traccia d’apertura, qui gli Hällas mostrano il loro lato più accessibile e melodico, con un “prog-pop” di alto rango, il ritornello è memorabile e contagioso, la sezione centrale è un gustoso dialogo tra chitarra e tastiera, confermando che la raffinatezza tecnica non è mai sacrificata in nome dell’immediatezza. La traccia tre, The Emissary, introdotta da evocativi suoni marini, espande i punti di forza melodici della precedente, stratificandoli con texture più intense e cupe dove ritornelli orecchiabili si intrecciano con intricate partiture di tastiera e inserti elettronici. La performance vocale di Alexandersson è ancora una volta protagonista, passando con disinvoltura da momenti appassionati a sezioni strumentali slanciate che esplorano l’intero spettro sonoro della band.
Con Bestiaus, il brano più breve del lotto, c’è una deviazione inaspettata e affascinante, si tratta di una ballad oscura e contemplativa, in cui la voce di Alexandersson si carica di un pathos profondo, sostenuta da malinconici motivi pianistici in un momento di pura introspezione che aggiunge peso emotivo e varietà alla narrazione dell’album. La conclusione è affidata a At The Summit, un brano che riassume perfettamente il viaggio appena concluso. Inizia con chitarre arpeggiate delicate, per poi essere gradualmente avvolta da lussureggianti tastiere e trasformarsi in un sofisticato viaggio heavy-prog. Dinamismo, cambi di tempo, armonie stratificate e un ricco intreccio strumentale: tutti i tratti distintivi degli Hällas sono qui esaltati, in un finale che fonde il classicismo epico degli anni ’70 con una sensibilità moderna e personale.
In conclusione parliamo di un ottimo album che dipinge un vivido paesaggio distopico, una meditazione esistenziale sull’inevitabilità del confronto con la realtà, anche quando si cerca di fuggirne e la vera forza dell’album risiede proprio nella sua capacità di tradurre questa complessità narrativa in un linguaggio musicale altrettanto stratificato e affascinante. La band dimostra una grande maturità compositiva, bilanciando con maestria la monumentalità epica dei brani più strutturati ed espansi con la ricerca della melodia immediata, la sezione ritmica è un motore pulsante e preciso e le chitarre intrecciano trame raffinate ma sono le tastiere a dipingere i paesaggi sonori più evocativi. E al centro di tutto, la voce dinamica e autorevole di Alexandersson funge da narratore ideale per questa avventura musicale.
Massimo Cassibba



