Grim Prophecy

Grim Prophecy

I Grim Prophecy aprono il loro disco omonimo con una visione nerissima e apocalittica del potere: quella delle maschere, delle facce costruite per il pubblico e dei volti nascosti dietro la scena politica.

È da questa immagine feroce che la band sarda prende posizione, trasformando indignazione e inquietudine in heavy metal classico, diretto, senza compromessi. Grim Prophecy è un album che affonda le radici nella tradizione più pura del genere, ma lo fa con una spinta sanguigna e una convinzione che impediscono qualsiasi effetto nostalgia. La band suona compatta, determinata, affamata: il risultato è un disco curato nella veste grafica, solido nella produzione e soprattutto muscolare nella resa sonora. Qui non si gioca a fare metal: qui il metal viene suonato con mestiere, nervi scoperti e pugno chiuso.

Le nove tracce scorrono come colpi assestati con precisione, tutte dotate di quella licenza di uccidere che appartiene ai dischi nati per colpire più che per compiacere. In prima linea c’è Mattia Murtas, batterista che agisce come una vera macchina da guerra: le sue rullate non accompagnano semplicemente i brani, li spingono, li frustano, li portano in battaglia, richiamando con forza i fasti di Nicko McBrain. In Nothingness arriva anche il wah-wah, inatteso ma perfettamente inserito, a ricordarci che certe soluzioni non appartengono soltanto all’immaginario di James Hetfield, ma possono ancora essere impugnate con personalità e cattiveria.

Alex Cau è uno degli assi portanti dei Grim Prophecy. I suoi scream incidono la superficie dei brani, si scontrano con chitarre fieramente classiche e riescono a dare al tutto un taglio più attuale, più ruvido, più minaccioso. È proprio in questo contrasto che la band trova una parte importante della propria identità: da un lato i riff antichi, rocciosi, scolpiti da Manu Pes; dall’altro una furia vocale che impedisce al disco di restare chiuso in una teca da museo dell’heavy metal.

Le influenze sono dichiarate, ma mai subite. Gli Iron Maiden sono un riferimento inevitabile, mentre i Megadeth affiorano con decisione in episodi come Devil Deceptions, dove la tensione chitarristica si fa più tagliente. For You cambia registro e affonda in atmosfere cupe, pesanti, quasi soffocanti, sfiorando suggestioni vicine a un certo funeral doom. La chiusura è affidata a Memento Mori, strumentale intensa e riuscita, costruita su un andamento iniziale che richiama alla memoria Born Again, title track del disco dei Black Sabbath con Ian Gillan. Un finale che non cerca l’effetto facile, ma lascia addosso il peso giusto.

Grim Prophecy è quindi molto più di un semplice debutto o di un esercizio di stile: è la prova concreta di una band che sa cosa vuole, conosce il linguaggio dell’heavy metal e lo maneggia con sicurezza. I sardi Grim Prophecy dimostrano di poter guardare in faccia realtà internazionali ben più blasonate senza abbassare lo sguardo. Il confronto non li spaventa, anzi li esalta. Benvenuti nel nostro mondo: il cancello è aperto, ma da qui in poi si entra solo a colpi di riff.

TRACKLIST:

 Licantropia
A Grim Prophecy
Murderous Insanity
Nothingness
Devil Deceptions
For you
Looking For
The Point
Memento Mori

LINEUP:

Mattia Murtas – drums
Manu Pes – guitars
Alex Cau – vocals
Maurizio Serreli – bass