Gems
Year of the Snake
Le rockettare svedesi si sono separate dalle Thundermother per ridefinirsi come musiciste e staccarsi dalla cifra stilistica troppo semplicista del gruppo d’origine.
Si sentiva parzialmente ciò nel primo full-lenght ‘PHOENIX’, ora si afferma con più nettezza questa differenza per un album che supera schemi troppo predeterminati. Meno rock’n’roll da birra e più pregnanza sonora e scritturale, con appunto una maggiore raffinatezza concettuale, senza però rivoluzionare il sound, che non è l’obiettivo dei queste tre artiste, le quali rimangono in un confine ben circoscritto nella tradizione rock.
La title-track ‘YEAR OF THE SNAKE’ è una delle canzoni più HardRock’n’Roll dell’album, ma anche una delle meglio concepite, ficcante e d’impatto, fatta di grana virile e feeling elettrico, classica nel suo stile. Alla stessa maniera scatta ‘FIREBIRD’ rutilando frizzante, appare meno originale di ‘Year of the Snake’ ma afferra e fa muovere il corpo.
Con enfasi metal ‘DIAMOND IN THE ROUGH’ sviscera a ritmo middle-time la sua orecchiabile americanità suadente, tra durezza e sensualità avvolgente utilizzando riff pesanti dentro un feeling caldo; si velocizza tonicamente nell’assolo per aumentarne lo spessore espressivo e riesce benissimo a farsi densamente attrattivo.
Non manca lo slide ancor più americano in ‘HOT BAIT’, con la chitarra un po’ alla Van Halen, per raccontare l’ispirazione a stelle e strisce che sottolinea in modo accentato l’appartenenza artistica a quel mondo. Una song più ariosa e leggera come ‘GO A LONG TO GET ALONG’ spiega bene la differenza tra le Thundermother e le Gems, per un brano che si slega da quella forma per porsi in un contesto meno restrittivo, anche se il rock rimane sempre presente c’è però in questa composizione una visione meno standardizzata. ‘MATH AIN’T MATHING’ è tradizionalista, non un pezzo complicato, ma la chitarra è vibrante e il cantato sa mantenere bene la fragranza rock senza spingere sulla durezza; il suo mood è semplice e lineare ma luminoso. La sottolineatura commerciale di ‘Gravity’ è piacevole, non la migliore traccia del disco ma di sicuro emana una forte personalità; possiamo pensarlo come il pezzo più catchy, fatto per fruitori meno hard’n’heavy, e comunque non un filler. Per quanto “rocking” ‘Live and let go’ pare un po’ troppo canonica e scontata ma forse è l’unico episodio su cui si potrebbe sorvolare.
Il lavoro non vuole relegarsi in uno spazio espressivo angusto, apre finestre per variazioni che possono espandersi e svilupparsi in futuro; magari a volte si potrebbe caricare un po’ l’essenza compositiva di un maggior tasso d’elettricità, in ogni caso il disco funziona. Non si tratta però di un’opera migliore della precedente del 2024, semplicemente c’è voglia di andare oltre, di non fossilizzarsi. La lontananza valoriale tra Gems e Thundermother non è ampia anche perché pure le Thundermother hanno tentato ultimamente brani meno diretti, entrambi i gruppi si ancorano nettamente alla loro comune linea sonora originale, solo che le Gems appaiono leggermente più “dense”.
Per molti critici la base delle Gems è di stampo statunitense, in qualche modo assimilabili a ciò che realizzano gli americani Halestorm, e hanno ragione, quindi nulla di nuovo emerge ma la cosa va bene perché viene realizzata senza cadute di tono, con buoni pezzi e un’ottima attitudine. La voce graffia o blandisce talvolta con grinta, altre volte con suadenza, le chitarre svisano e saltellano energicamente, le linee melodiche non sono monolitiche e descrivono bei momenti. Nessuna aggiunta alla storia musicale ma un altro combo da continuare a seguire.
Roberto Sky Latini
TRACKLIST:
Walls
Year Of The Snake
Gravity
Diamond In The Rough
Live And Let Go
Clout Chaser
Hot Bait
Forgive And Forget
Go Along To Get Along
Math Ain’t Mathing
Firebird
Stars
Buckle Up
Happy Water
LINEUP:
Guernica Mancini – vocals
Mona ‘Demona’ Lindgren – bass
Emlee Johansson – drums





