ENIGMATIC SOUND MACHINES

Intervista a cura di drakul218

Drakul218 ha fatto per nostro conto la classiche  quattro domande agli ENIGMATIC SOUND MACHINES un monicker alquanto insolito per  una band  heavy metal .

“Divided By One” sembra un organismo in continua mutazione: in quale momento avete capito che l’album aveva assunto questa forma?

Fin dal primo giorno abbiamo pianificato con precisione lo stile generale e il concept dell’album, con l’obiettivo di elevare non solo le componenti più oscure e pesanti a nostra disposizione, ma anche di includere una maggiore presenza delle chitarre all’interno della tavolozza sonora complessiva. Una volta definiti i parametri, il naturale flusso creativo prende il sopravvento, quasi come se fosse guidato dall’ispirazione stessa.

  1. Il titolo suggerisce contemporaneamente unità e frammentazione: si tratta di una contraddizione voluta oppure di un risultato naturale del vostro processo compositivo?

Ottima osservazione. Il titolo in sé può essere interpretato come qualcosa di numerico oppure come qualcosa di divino. In un mondo sempre più confuso ed estremizzato, abbiamo sentito il bisogno di scrivere musica e testi capaci di definire il tempo presente.

  1. Quanto di questo disco è frutto di un concept e quanto invece nasce dall’istinto?

In realtà la risposta è un 50/50, semplicemente perché sia Jeremie che io siamo motivati tanto dal concetto quanto dall’istinto. Deve sempre esserci un suono enigmatico, ma mai una formula precisa da seguire. Questo è il nostro mantra.

  1. Vi considerate più architetti del suono oppure esploratori di qualcosa che non riuscite completamente a controllare?

Sicuramente ci consideriamo architetti del suono, perché le macchine non controllano noi: siamo noi a manipolarle. Ogni elemento viene attentamente studiato, analizzato e migliorato, se necessario, con pochissimi ripensamenti o cambiamenti radicali. Detto questo, va anche precisato che, come accade per qualsiasi compositore nel mondo della musica, alcune tracce possono non adattarsi al concept e vengono quindi messe da parte per eventuali considerazioni future.

  1. L’atmosfera dell’album sembra quasi cinematografica: durante la composizione avete immaginato immagini o scenari visivi?

Da una parte, Jeremie non è soltanto un musicista, ma possiede anche una laurea in cinema e arti visive, quindi per lui questo approccio è qualcosa di assolutamente naturale. Thomas, invece, in quanto musicologo, ha sempre definito il progressive rock come “la colonna sonora di un film che si svolge nella mente dell’ascoltatore”, e questo spiega perfettamente la nostra filosofia.

  1. Quanto è importante il silenzio o lo spazio vuoto all’interno di un’opera così densa?

In realtà preferiamo usare la parola “silenzio” piuttosto che “spazio vuoto”, perché entrambi siamo persone piuttosto allegre, che amano il sorriso e la risata molto più di qualsiasi cosa possa anche solo lontanamente avvicinarsi alla lamentela. E parafrasando una celebre frase del leggendario Robert Fripp, il silenzio è semplicemente il suono più bello nella musica.

  1. C’è stato un momento in cui l’album ha iniziato a “prendere decisioni da solo”?

È difficile dare una risposta definitiva, perché il confine tra pensare troppo e non pianificare abbastanza non è mai stato un problema per noi. Il motivo è molto semplice: comunichiamo quotidianamente, entrambi siamo persone estremamente analitiche senza però mai diventare ossessivi, e troviamo compromessi con grande rapidità decisionale. Molto poco viene sovraccaricato di pensieri o sottoposto a inutili cavilli: il processo decisionale è spesso rapido e definitivo.

  1. In quale stato mentale vorreste lasciare l’ascoltatore una volta concluso il viaggio?

Il viaggio non dovrebbe MAI terminare. La musica dovrebbe essere uno stato di rinnovamento o conforto continuo, capace di spingere a numerosi nuovi ascolti e di permettere di comprendere l’impatto dei diversi livelli presenti all’interno di un album, sia musicali che lirici. Cerchiamo di essere più orientati all’album nella sua totalità piuttosto che concentrarci su singoli