Edouarth
Street Vengeance
Quella degli Edouarth potremmo definirla a tutti gli effetti una family band, visto che la formazione è composta da un padre e dai suoi figli. Un concetto che, almeno in parte, può ricordare quello dei Liliac, anche se le due realtà provengono da mondi e percorsi differenti.
I Liliac, infatti, sono una band americana composta da fratelli di sangue, cresciuti a pane e heavy metal e già capaci di esprimere una personalità musicale piuttosto marcata.Gli Edouarth, invece, sono ancora in fase di crescita, e la differenza si avverte. Rispetto ai Liliac, già dotati di maggiore maturità artistica e di un’identità ben definita, la band greca deve ancora lavorare per trovare una propria dimensione e trasformare le buone potenzialità in una proposta davvero personale.
Questa impressione emerge dall’ascolto di Street Vengeance, il loro secondo disco, appena pubblicato. Gli Edouarth possiedono mezzi, attitudine e una buona preparazione, ma il nuovo lavoro mostra anche quanto sia ancora lunga la strada da percorrere. Le idee interessanti e la passione autentica per l’heavy metal non mancano; ciò che deve ancora maturare è la sicurezza compositiva e, soprattutto, quella personalità capace di distinguere una band dalla massa.
Sul piano del songwriting, gli Edouarth mostrano di conoscere bene i fondamenti del genere. I brani seguono una scrittura tradizionale, basata su riff, cambi di ritmo e strutture che richiamano apertamente la scuola heavy metal. In diversi passaggi, però, questa impostazione risulta prevedibile: le idee ci sono, ma non sempre vengono sviluppate fino in fondo né si traducono in riff o soluzioni davvero memorabili.È qui che emerge il principale margine di crescita della band: gli Edouarth devono osare di più nella composizione. Conoscere il linguaggio dell’heavy metal non basta; occorre saperlo adattare alle proprie esigenze, introducendo elementi personali e riconoscibili. Street Vengeance lascia intravedere questa possibilità, ma il gruppo deve ancora trovare una formula capace di rendere identificabile un suo brano fin dai primi secondi.
Anche la produzione avrebbe meritato maggiore cura. La resa complessiva è funzionale e consente di seguire con chiarezza il lavoro della band, ma non raggiunge ancora il livello di definizione e carattere necessario a valorizzare pienamente i brani. Un suono più incisivo avrebbe dato maggiore peso ai riff e consentito alla sezione ritmica di emergere con più personalità. Non si tratta, dunque, di una produzione disastrosa, tutt’altro, ma di un lavoro che avrebbe potuto accompagnare meglio la crescita del gruppo ed esaltarne i punti di forza.
Il disco include anche alcune cover, una scelta interessante quando la rilettura aggiunge qualcosa di personale all’originale. Tra queste compare Black Machine dei mitici Cirith Ungol, brano tutt’altro che semplice da affrontare. In questa versione, purtroppo, il pezzo non sprigiona tutta la sua forza e perde parte della personalità che rende inconfondibile l’originale.Nel complesso, Street Vengeance non è un disco da bocciare. Gli elementi per costruire qualcosa di valido ci sono e la passione degli Edouarth è evidente; proprio per questo, però, era lecito attendersi di più. Da una band proveniente dalla grande scena musicale greca, che negli anni ha regalato al metal internazionale formazioni di assoluto valore, le aspettative erano inevitabilmente più alte.Per gli Edouarth, dunque, Street Vengeance rappresenta una tappa importante, ma non ancora il disco della definitiva consacrazione. Le potenzialità e l’attitudine ci sono; ora, però, serve un passo deciso: più personalità, più coraggio e la capacità di abbandonare i binari già percorsi per costruire un’identità davvero propria.
Cari Edouarth, per questa volta il salto di qualità resta ancora in sospeso. La prossima uscita, però, non potrà limitarsi a essere una promessa: dovrà dimostrare sul campo il vostro reale valore. Il varco è aperto; ora tocca a voi attraversarlo.
Stefano Bonelli




