Dust lovers
Green Scream
Green Screens è L’evoluzione dei Dust Lovers che vanno dal Desert Rock al Post-Punk Cinematografico i Dust Lovers precedentemente noti come The Texas Chainsaw Dust Lovers — completano un’affascinante trasformazione. Passano dai loro polverosi esordi nel desert rock a un sound post-punk sintetico e cinematografico che sembra uscito da un thriller distopico degli anni ’80.Concept e temi dell’album Il titolo stesso dell’album è un gioco di parole ingegnoso, che fa riferimento sia ai “green screens” utilizzati nella produzione cinematografica sia ai monitor finanziari del mondo degli affari. “Green Screens” approfondisce l’alienazione moderna, il settarismo aziendale e l’ossessione implacabile per il successo, il tutto filtrato attraverso un’estetica acida e noir.
Linee di basso trascinanti e synth taglienti dominano l’album, costituendone la spina dorsale musicale. La voce baritonale conserva un calore oscuro che contrasta perfettamente con le fondamenta fredde e meccaniche dei brani. Cè un costante senso di urgenza e paranoia in tutto il disco. Brani come “Yes Life” spiccano come grotteschi inni alla produttività, con ritmi che spingono al movimento anche se i testi evocano disagio.Il brano funge da singolo principale e da manifesto dell’album: un brano potente che critica ferocemente il conformismo moderno.
L’album rallenta a tratti, con la band che strizza l’occhio alle colonne sonore di John Carpenter, creando paesaggi sonori desolati e notturni che esaltano ulteriormente l’atmosfera cinematografica.In sostanza, “Green Screens” è un disco elegante ma spietato. I Dust Lovers hanno conservato il loro spirito narrativo mentre hanno cambiato radicalmente la loro identità sonora, trasformando il fango del rock in un metallo lucido e freddo.
Questo album è perfetto per i fan di band come i Devo (di cui i Dust Lovers sono considerati gli eredi), i Bauhaus, i Viagra Boys, o per chi apprezza le atmosfere più cupe dei Depeche Mode.
StefanoBonelli





