Dream Theater
Parasomnia
La vita dei Dream Theater prosegue il proprio corso, e la speranza di riavere un nuovo album di qualità viene soddisfatta. Finalmente dopo un periodo non proprio d’oro, per quanto mai squalificato, ci si solleva ai livelli carismatici. Qui ritroviamo verve ed ispirazione. Non sarà certo solo il ritorno di Portnoy alla batteria ad aver determinato il sollevamento dell’asticella, ma tant’è, oggi siamo al voto piuttosto alto. Non mancano piccoli difetti, ma i brani si colorano di pathos e suggestioni come un certo loro passato faceva. Originalità rispetto a se stessi no, sempre comunque tanta personalità e abilità verso visioni ariose, create in modo tale da diventare artisticamente validissime.
Tra i difetti sta la traccia ‘Night Terror’ che sarebbe una delle cose migliori dell’album se non fosse per la linea cantata assolutamente semplicistica e incapace di donare alcunché di emozionale, non trasmettendo nulla contrariamente alle tante sezioni strumentali invece molto interessanti della struttura del brano; la parte vocale qui insomma non è un valore aggiunto vista la sua banalità, sarebbe servito qualcosa di più accentato. Questi non è una composizione da eliminare appunto per come è stata concepita, sarebbe bastato non cantarci sopra. Proseguendo la fruizione, in senso invece brillante, del tutto differenti le melodie di ‘A BROKEN MAN’ e di ‘DEAD ASLEEP’ che riescono a legarsi perfettamente al songwriting illuminando ulteriormente una scrittura già ricca e fulgida.
Il primo pezzo dei due si srotola dinamico, punteggiato di ritmiche nervose con un drumming che sostiene il tutto tramite un carattere decisamente risoluto; la voce imposta un tono diretto, in grado poi di evolvere quando suadente, quando più scuro, mentre nella parte degli assoli c’è una punta di attitudine jazz-rock che non guasta. Il secondo cerca una più corposa avanzata riffica, sostanzialmente pesante, per aprirvi in mezzo finestre solari che divengano forti contrapposizioni, cioè sottolineature incisive, e anche qui la melodia sa diventare complementare alle idee strumentali della struttura; il fatto che sia di durata maggiore dell’altra le dà il tempo d’inserire anche suoni dal carattere diverso, come nell’intro dolce, anche se esso è un po’ fine a se stesso, staccato fisicamente, che tra l’altro non si integra con il mood della canzone (altro difetto); non mancano gli assoli seicorde/tastiere che fluiscono liquidi e pieni di energia, incastonati in una ritmica efficace che pelli e chitarra sanno mantenere tonica. Pur apprezzando particolarmente la carica hard & heavy dei Theater, qui saliamo di spessore vibrante con la semiballata ‘BEND THE CLOCK’ che tra sofficità soavi ed elettricità meditate, punta a far scintillare le stelle dell’anima, per farci ricordare che la storia dei Kansas o degli Styx si è travasata nel futuro grazie a geni che hanno saputo rinverdirla e renderla attuale; e con questo pezzo emotivo si sente la densità del sentimento.
A farsi piacere in questo disco c’è anche uno dei momenti più heavy/thrash tradizionali mai scritto dai Dream, si tratta di ‘Midnight Messiah che all’inizio sembra derivato stilisticamente dai Metallica sia per rifframa che per modo di cantare; ma nell’insieme è un ottimo momento rockeggiante che diverte e rende particolare questo disco. Diciannove minuti e mezzo di suite per ‘The Shadow Man Incident’ che usa una panoramica di stampo dark dal grande gusto compositivo, ma forse meno riuscito di cose simili presenti in altri precedenti album, impossibile considerarlo di basso valore sebbene in questo contenitore musicale le cose appena sentite prima siano migliori, però nella parte strumentale di questo pezzo ci sono determinati passaggi che risultano iper-attraenti ed eseguiti con notevole grinta. Un altro errore è stato mettere in campo la breve strumentale ‘Are we dreaming?’ che non regala nulla alla validità del disco.
Ben quattro song superano gli otto minuti, come a dire che il tempo delle lunghe escursioni sonore non è mai passato. La buona musica non guarda alle dimensioni ma all’atmosfera, alle magie, e la band in fondo non ha mai dimenticato come l’emozione può emergere se l’idea c’è. Abbiamo tutta l’essenza prog-metal degli anni novanta, con diversi momenti settantiani dall’ampio respiro. Nell’insieme un lavoro piuttosto diretto, sempre rispettando l’essenza elaborata e raffinata del gruppo, ma capace oggi di evitare quel qualcosa in più che rischierebbe di raffreddare il tasso espressivo della traccia. Gli “Yes del metal” ancora una volta ci hanno inflitto un colpo ad effetto che può intrigare l’ascoltatore appassionato, e non manca il virtuosismo tecnico, ogni volta sostanza e non solo apparenza. I Dream potrebbero in realtà riuscire ad inserire anche situazioni meno autoreferenziali, sembrano in potenziale di dare molto di più, anche dal punto di vista sperimentale, viste le pregnanti capacità: potrebbero…ma forse non vogliono! E allora questa loro presenza ci basti, che già è “tanta roba”!
Roberto Sky Latini
In the Arms of Morpheus
Night Terror
A Broken Man
Dead Asleep
Midnight Messiah
Are We Dreaming?
Bend the Clock
The Shadow Man Incident
James LaBrie – lead vocals
John Petrucci – guitars, backing vocals
Jordan Rudess – keyboards, backing vocals
John Myung – bass, backing vocals
Mike Portnoy – drums & percussion, backing vocals