DEAR

Out of Africa

Davide Riccio, in arte DeaR dalle sue iniziali pronunciate in inglese, cantante, compositore, musicista polistrumentista e scrittore di Torino Una sorta di emilio salgari musicale Citazione involontaria dei pink floyd  di Astronomy domine,David Byrne e ad alcune pagine della discografia di Brian Eno (“Far are the shades of Arabia” ad esempio).Un artista esperto che sperimenta molti generi e si fa assorbire da molte influenze.

Un viaggio all’interno di una africa musicale che apre molte porte della mente. Molto interessante e sognante. Un bel progetto particolare che non vi permette di togliere le cuffie e vi fa prendere e percorrere tutto il tragitto di questo treno Africa United.. Gli strumenti ci son tutti a livello musicale e ben mixati pure, ma l’importanza ritmica delle percussioni tipicamente tribali la fa da padrona. Non si può banalizzare questo lavoro. E’ veramente bello e completo sul piano evocativo e mischia al rock il sound tribale, l’elettronica con synth e l’indie. 19 brani pieni di frizzante armonia, freschezza concettuale, mente desiderosa di nuove elaborazioni. Il cantato è in inglese e si colloca bene nel contesto. Tutti i brani son originali e diversi fra loro. Una buona dose di fantasia e sperimentazione. E’ un lavoro veramente globale, ricco di spunti e concetti lontani da loro per essere miscelati e ricomposti sotto una nuova veste. Bravo!

“Halfway to you” comincia con un sound che da rimembranze western più che indie, di un Sud degli Stati Uniti polveroso dove vagamente si percepisce una vocalità di sapore africano, ma il risultato è molto interessante e piacevole. “Go Back and get it (Sanfoka)” bel pezzo con ritmica classica africana e dove il suono del synth si nota come sottofondo molto piacevole. Un pezzo che ti catapulta direttamente sulla savana e ti fa ballare subito, accarezzato dal sapore della terra sollevato dai passi di danza. “Out Of Africa” che da il titolo all’album parte stupendamente, sempre con ritmiche ossessive e perenni e suoni synth  con cori evocativi. Sfumature indie con vocalizzi che portano a miraggi esotici. “Highlife” ricorda vagamente un calypso sound. “I Am FromBabylon” e “Sayngs” ci portano in percorsi più introspettivi e magici. “Far Are The Shades Of Arabia” bel pezzo che si mischia ad un rock con dello swing e musica arabeggiante molto ben incasellata.

Brano molto intelligente, molto ben fatto da 10 più. “Tigritude” e “ What’s done is done” Mi piacciono molto, partono con un bel synth arpeggiato, un pezzo pop elettronico in stile Kraftwerk, bella fantasia, altro 10 più! “Abra Zebra Cadabra” Siamo in piena savana e si sente. Suoni e atmosfera selvaggia e affascinante. “Mozambique” Pezzo molto d’atmosfera, quasi una colonna sonora di film, sfuggente e affascinante ben suonato, quasi come trovarsi in un locale da lounge ne mezzo della savana.. “Bring about a Change” va dal reggae allo swing per poi ricordare il dixieland in alcuni passaggi sempre con bei cori dalle sfumature interazioni.. molto interessante. “Heathen and Hell (The Preacher)” E’ veramente fuori dagli schemi.. Suoni di animali che sembrano venire da un film di fantascienza.. impressionante, evocativo e piacevole.

Una voce narrante con con i suoni di un elefante ti porta da una parte all’altra della mente in questo sogno africano. “Habanera” ti lascia seduto in un polveroso divano di un qualche locale fumoso al suono di un piano mentre sorseggi un rum invecchiato anche troppo.. “The Half Lost” un bel brano indie pop con sfumature urbane dove si viene proiettati in un mondo strano e indefinibile.. “Love of the solitude” Molto nostalgico e ritmico dove potresti lasciarti dondolare dalla corrente di qualche fiume..su una canoa Masai. “Song of A Man Who Has Come Through” Brano swing lounge che ripesca vari generi e sonorità che rispecchiano varie influenze.. “No Words Again” Un pezzo che collega mondo western e africano in una simbiosi molto interessante. “In The Beginning (A pigmy prayer)” Evanescente ed eterico sonorità molto soffici e magiche un pezzo che ti porta nell’oblio di un mondo ormai scomparso.. ma che porta ancora le proprie tracce.. In definitiva un viaggio musicale dentro un africa nuova ed inconsueta, bel lavoro, da ascoltare e leggere tra le righe. vi consiglio l’ascolto.

Jos Power

Halfaway to you
Go back and get it (sankofa)
Out of africa
Highlife
I am from babylon
Sayings
Far are the shades of arabia
Tigritude
Abra zebra cadabra
What’s done is done
Mozambique
Bring about a change
Heathen and hell (the preacher)
Habanera
The half lost
Love of the solitude
Song of a man who has comethrough
No words again
In the beginning (a pigmy prayer)

Davide Riccio – plays  all instrument