Damablue
Nulla da pretendere
Faccio mie le parole dei Damablue nel presentare Nulla da pretendere, album uscito questo mese, come un insieme di brani che rappresenta la band attraverso la narrazione autentica, in musica e parole, di sé stessi, di storie di vita vissuta.
Un filo conduttore unico che richiama le inclinazioni, l’insofferenza verso le ingiustizie, la determinazione e i risvolti psicologici delle scelte. L’album non mostra nulla da eccepire in quanto a produzione, registrato presso il SoundMakers Studio (Roma) e prodotto dalla band stessa, sicuramente facendo tesoro della precedente esperienza con Maurizio Fabrizio, compositore e autore di importanti successi nazionali.
Secondo me il tutto parte da sonorità post grunge che mi fanno pensare per certi aspetti a Euphoria morning del compianto Chris Cornell. Essendo, come da comunicazione stessa della band, le tematiche dei testi in italiano incentrate sulle storie vissute ed anche, contemporaneamente, la volontà di stravolgere i paradigmi comunicativi del rock, a volte incentrati troppo sulla volontà quasi autoreferente di dissacrare e dove essere fin troppo diretti era normale, è alla base di questa opera la volontà di parlare con garbo non senza intensità.
Ecco che i suoni e la musica mostrano allora un cangiante aggiustarsi, esaltarsi, modellarsi per rendere più fruibile la comunicazione delle storie. Probabilmente i suoni acidi o ruvidi e possenti sono partiti da una telecaster suonata e registrata live con il resto della band, per poi assecondare l’anima aggressiva o dolce di ciascuna, come in Non coprire, Funny, Nuova luce.
L’album potrebbe essere una buona colonna sonora per un film italiano contemporaneo. Rimane certo il bel ricordo dell’apertura di archi e pianoforte dopo la metà del brano Nulla da pretendere. Mentre Paturnie è ammantata da atmosfere più rock che chiudono il disco. Album non scontato, direi, e davvero interessante per questi Damablue.
Ivanhoe




