Burning Point

Arsonist of the Soul

Nonostante la buona estetica dell’album, il Power Metal di questi finlandesi è parecchio derivativo, e la band non cerca nemmeno di infilare qualche passaggio che possa variare i temi suonati, così essi appaiono, non solo scontati, ma molto basilari e semplicistici.

La capacità di riciclare i rifframa e le parti cantate di tanta roba già esistente, rende il gruppo una cover-band senza che essa coverizzi, e ciò rendechiaro che non si offre qualità all’ascoltatore. Se i riff sono belli e scintillanti è solo perché è roba buona che viene da fuori, non dalle loro menti. Qui non si è trattato solo di seguire la scia di un genere, e nemmeno di offrire spunti poco sviluppati; qui di spunti personali proprio non ce ne sono, né c’è creatività, è una vera e propria assenza di inventiva.

L’aerea ‘RULES THE UNIVERSE’ è una song d’attacco frontale, velocissima e ipermelodica, dove il cantante usa virtuosamente i toni più alti del disco. Il bel riff classico di ‘OUT OF CONTROL’ introduce ad una canzone meno spinta in velocità, con una melodia meglio ricercata rispetto al livello globale del disco, apparendo meno adolescenziale e più attenta alla costruzione. L’album è costituito di brani minori che divertono e che funzionano benissimo in concerto ma che sembrano quasi tutte datate. La vicinanza agli Europe si sente spesso, e ‘Persona Non Grata’ è una di quelle più direzionate in questo senso. Anche la title-track ‘Arsonist of the Soul’ non ha scintilla; sia nel suo incedere a middle–time, per nulla originale, sia nell’accelerazione centrale, rimane molto lineare e  prevedibile. Inutile trovare un bel ritornello corale e poi ripeterlo all’infinito come fa per esempio ‘Calling’, non migliora la situazione! L’unico assolo con un minimo di pregnanza si trova su ‘Fire with Fire’, anche se come al solito troppo corto. Inutile continuare una disamina di tal tipo, ognuno di voi può trovare i più disparati agganci stilistici ma anche, ed è peggio, di precisi giri riffici o escursioni melodiche.

La band usa una estetica che ricorda gli Europe dei primi due dischi prima di ‘The Final Countdown’, cioè degli anni 1983 e 1984, però in salsa Power di tipo scandinavo. La struttura molto esemplificata si basa esclusivamente su strofa/ritornello- assolo, spesso senza ponti, spesso senza alcuna variazione sul tema. Siccome però le linee cantate non sono molto personali, solo l’energia mantiene viva l’attenzione del fruitore. Nemmeno gli assoli sembrano voler ricercare profondità, piuttosto telefonati e brevi, giusto per non lasciare troppo vuoto l’insieme. Otto album dal 2001 per arrivare a sembrare solo una bella band di terza categoria, divertente per carità, ma senza alcun carisma. Sempre meglio di come si sono ridotti gli Ac/Dc, ma certo senza aspirazioni verso l’arte, e senza nemmeno arrivare ad un artigianato di qualità. Pulizia tecnica e perfezione stilistica in cui è assente l’ispirazione, del tutto. La loro iper-autorefenzialità ne spegne le opportunità di emergere, visto che lo sforzo non va oltre la mediocrità, per quanto frizzanti e ritmate siano le loro song. Attenzione! Il disco può piacere molto perché le canzoni hanno tutte un senso energico e ben costruito: ma il piacere da questo ascolto lo riceverà soltanto chi conosce pochissimo il panorama metal ed un piacere comunque che non arriverà all’orgasmo.

Roberto Sky Latini

Blast in the Past
Rules the Universe
Out of Control (Savage Animals)
Persona non grata
Arsonist of the Soul
Hit the Night
Running in the Darkness
Calling
Off the Radar
Fire with Fire
Will I rise with the Sun
Eternal Life