Bruce Soord
Ghosts In The Park
Con Ghosts In The Park, Bruce Soord — leader e voce dei Pineapple Thief e ormai affermato artista solista — firma il suo quarto album in studio e, senza dubbio, il più personale.
Scritto nelle anonime camere d’albergo di due anni di tournée, il disco è un viaggio intimo attraverso il dolore, la memoria e l’elaborazione della perdita di entrambi i genitori. Un’opera che non cerca consolazione facile, ma piuttosto uno spazio in cui il lutto possa respirare e trasformarsi in arte.
La nascita di Ghosts In The Park è già di per sé una storia affascinante. Soord racconta di essersi imposto una disciplina ferrea: suonare la chitarra ogni giorno libero, scrivere un brano o almeno iniziare un pezzo. Ma la vera svolta è stata liberarsi dall’autocensura, quella voce interiore che a casa ti sussurra “non è abbastanza buono” e ti blocca. In tour, lontano dagli schemi, ha permesso alle idee di fluire senza giudizio.
Il metodo? Birra. Tanta. Un sorso per ogni traccia registrata con il suo studio portatile, fino a che “alla fine della notte non riuscivo più a ricordare cosa stesse succedendo”. Il giorno dopo, riascoltando i frammenti, scopriva che “stranamente, sembrava funzionare davvero”. Una genesi ironica e quasi surreale per un album così profondamente malinconico, ma che restituisce perfettamente la natura istintiva e non filtrata di queste canzoni.
L’album si muove su un confine sottile tra l’eredità del folk britannico (le atmosfere richiamano il periodo Pink Moon e Bryter Later di Nick Drake) e il minimalismo di Steve Reich e Terry Riley, soprattutto nell’introduzione di “Il giorno dell’ira“. La scrittura è essenziale, stratificata, con voci sovrapposte che creano tappeti sonori eterei. La produzione — affidata alla Kscope — è cristallina ma mai fredda, capace di restituire l’intimità di un uomo solo in una stanza con la sua chitarra. Soord suonerà il disco in tour con il bassista dei Pineapple Thief Jon Sykes, in duo con pedali looper. Una scelta che sottolinea la natura ripetitiva e ipnotica di queste composizioni, pensate per stratificarsi e svilupparsi dal vivo come fanno nella mente di chi le ascolta.
Le canzoni sono particolari ed intime, da ascoltare nella sequenza originale oppure in casuality mode, per esempio partendo dalla traccia 8, You Made a Promise che parte con una chitarra che sale e scende come scale di una casa vuota, è una riflessione sulla promessa non mantenuta, sul non aver avuto il tempo di dire addio. La malinconia è palpabile, ma mai autocompiaciuta…poi Kept Me Thinking, Concepcion e Our Predicament che formano il trittico centrale in cui Soord cerca se stesso, interroga il futuro e si chiede quale sarà il prossimo capitolo dopo la perdita,
le voci si sovrappongono, il folk si mescola a suggestioni più atmosferiche, e si respira chiaramente l’influenza di Nick Drake — quel vuoto dolce e struggente che attraversa Pink Moon…fino a Meet Me on the Downs che è forse il momento più drammatico… si allude a un crollo mentale, a qualcuno che finalmente si lascia andare e lascia che tutte le emozioni emergano e il suono stratificato amplifica il senso di liberazione e di resa.
Pillars introduce un’atmosfera eterea con sfumature country, un viaggio spirituale alla scoperta di sé che sembra aprirsi a una nuova consapevolezza…e infine il gran finale con la title track Ghosts In The Park ed i suoi 13 minuti. È il percorso di guarigione, acustico e disteso, in cui Soord impara a convivere con il dolore. La durata non è mai autocompiaciuta: è il tempo necessario per attraversare il lutto, per accettare che i fantasmi restano, ma che si può andare avanti.
Ghosts In The Park è un album che colpisce dritto al cuore, ma senza mai scadere nel patetico. Soord trasforma il dolore personale in un’esperienza universale, e chi ascolta si ritrova a rivivere i propri ricordi, le proprie perdite, i propri fantasmi. È un disco che parla di guarigione e di accettazione, e lo fa con una delicatezza e una sincerità che solo chi ha realmente attraversato il lutto può restituire. Per chi ama i Pineapple Thief, è un tassello fondamentale per comprendere l’anima del suo leader.
Massimo Cassibba





