Brodequin

Hardbinger of woe

Tra i grandi gruppi che nascendo nella seconda metà degli anni 90 hanno fatto la storia del brutal death metal ci sono anche i Brodequin,la band dei fratelli Bailey che dopo tre perle di brutalità (“Instruments of torture” del 2000,”Festival of death” del 2001 e “Methods of execution” del 2004) congelano letteralmente la loro attività a causa di vicissitudini personali e familiari che non sto qui a raccontare.

Oggi tornano,dopo vent’anni di inattività,rinnovati nell’entusiasmo e con un nuovo batterista (tale Brennan Shackelford) con questo “Hardbinger of woe“,una bomba sonora che riporta la band su un trono dolorosamente abbandonato;insieme ai connazionali Disgorge sono stati gli autori dell’estremizzazione di un certo sound e di un certo modo di suonare brutal death,lanciati da band capostipiti come Suffocation e Cannibal Corpse tanto per essere chiari.Con una copertina che stilisticamente non si discosta di un millimetro da quelle dei lavori precedenti,oggi ascolto 10 tracce nuove distruttive supportate da una produzione decisamente migliorata e con dei suoni nettamente più curati che posizionano questo disco ad un livello superiore rispetto ai sui predecessori.Musicalmente apprendo felicemente che dopo vent’anni i Brodequin non hanno cambiato quasi nulla,mantenendo l’intensità e la brutalità del songwriting a livelli eccellenti,dimostrando alla grande una coerenza intoccabile ed esemplare,basta iniziare ad ascoltare “Diabolical edict” per accorgersi facilmente che i ragazzoni del Tennessee non sono mai scesi dal loro treno.

Blast veloci e riffing di chitarra di buonissima fattura sono i due pilastri portanti di ogni pezzo del disco e,come da tradizione,il cantato guttural di Jamie Bailey si impone prepotente rendendo il tutto brutale ed oscuro mantenendo la natura distruttiva della band inossidabile come in passato.I 34 minuti di tempesta passano velocemente ed il tema principale delle liriche è,come in passato,incentrato sulle berbarie disumane e sulle torture perpretrate in era medievale,riproposte in chiave contemporanea e supportate da una proposta musicale più che adatta fatta di tencnicismi non estremi e di facile comprensibiltà ed un sound generale che è erede diretto di tutto ciò che è stato pubblicato in passato.I successivi “Fall of the leaf” e “Theresiana” confermano in pieno che la linea stilistica dei Brodequin è rimasta intatta e la durata tutt’altro che eccessiva dei pezzi contribuisce ad assimilare quasi istantaneamente l’impatto distruttivo di ogni singola traccia,tanto che,arrivato al gravity iniziale inesorabile di “Of pillars and trees“,alzo le mani in alto come se mi avessero puntato una pistola contro;velocità,nervosismo sonoro e una partitura di chitarra di una efficacia disarmante esaltano il songwriting sapiente e coinvolgente,gran bel pezzo.

Seguono,come fosse un treno in corsa, “Tenaillement”,”Maleficium” e “VII Nails” arrivando a tre quarti di album ed accorgendomi che questo nuovo batterista è un motore inarrestabile che si adatta alla perfezione ai ritmi forsennati concepiti dai fratelli Bailey,non credo che avrebbero trovato di meglio per completare la band,e non perchè in America mancano batteristi indiavolati(anzi),ma realmente è stata fatta una scelta stilistica,quella di Brennan Shackelford,che più azzeccata non si poteva.”Vredens dag”,”Suffocation in ash” e la title track sono gli ultimi 3 pezzi della release in questione e credetemi se vi dico che ben poco da dire,perchè chi conosce e segue i B. fin dall’inizio,troverà in questa reunion una bella ed entusiasmante novità;chi si è approcciato da poco al brutal death probabilmente troverà in questo disco un pò di tanfo di vecchiume,non comprendendo possibilmente che l’importanza di questa band è assoluta.Season of mist arrichisce la propria divisa con una medaglia importante con questo “Hardbinger of woe“,ascoltare per credere. Grandi Brodequin e ben tornati,

Enjoy!!

Giuseppe Musso

Diabolical edict
Fall of the leaf
Theresiana
Of pillars and trees
Tenaillement
Maleficium
VII Nails
Vredens dag
Suffocation in ash
Hradbinger of woe

Jamie Bailey – vocals and bass
Mike Bailey – guitar
Brennan Shackelford – drums