Bobby Jensen

Dead Cowboys

Dopo vent’anni di utilizzo del nome “Dead Cowboys” e una crescente confusione legata ad altre formazioni omonime, la scelta di firmarsi Bobby Jensen and The Dead Cowboys segna un passaggio simbolico e strategico. Non è un ridimensionamento, ma un ampliamento, l’uomo diventa il centro narrativo, mentre la leggenda continua a vivere nelle canzoni.Il risultato è un disco che fonde southern soul, country tradizionale, classic rock e riff heavy in una formula che qualcuno ha già ribattezzato “Heavy Western”.Un’etichetta che sulla carta può sembrare curiosa, ma che all’ascolto trova coerenza e personalità.Prodotto dallo stesso Jensen e registrato ai Logic Studios con l’ingegnere Brian Bart, Dead Cowboys suona diretto, analogico nell’attitudine, lontano da qualsiasi levigatura superflua.

Le chitarre hanno corpo e grana, la pedal steel di General Collins aggiunge profondità e malinconia, mentre il fiddle e le tastiere di Natalie Irish colorano il panorama con suggestioni quasi cinematografiche.La opener track “Bad Friends & Good Times” apre il disco con spirito da road song, riff robusto, ritornello immediato, energia da palco,è una composizione a metà tra ironia e spirito goliardico.Molto interessante la versione di “Crazy Horses”,  classico degli Osmond, viene sporcata e resa più ruvida e Jensen la porta in territori più hard, mantenendone però l’impatto corale.“The Lake” è uno dei vertici narrativi del disco,nata da un’immagine fulminante …“He sees dead cowboys wait in the night looking to rob a train”  diventa una ballata oscura da rapina ferroviaria e dannazione.

Il video, diretto da Andy Pilkington (già dietro lavori per Judas Priest e Motörhead), inaugura la saga del “Demon Desperado”, pensata come racconto in quattro capitoli. Qui il progetto assume una dimensione quasi cinematografica.Devo dire che “Dead Cowboys” è un disco che funziona perché non cerca di essere “cool”ma  è sporco, diretto, sincero.È un album che profuma di benzina, whisky e legno bruciato, con riff che fanno venir voglia di premere sull’acceleratore e ritornelli da cantare a squarciagola.Non reinventa il rock né il country, ma li fonde con un’identità chiara e un immaginario forte e soprattutto, segna l’inizio di una nuova fase per Bobby Jensen, meno band-concetto, più narratore libero.

Il West, qui, non è morto. È solo diventato elettrico.

lubranomic

Bad Friends & Good Times
Super Country Cowboy
Crazy Horses
The Lake
Hot Rod Vega
Mexico
Jensen Road
When The Cows Come Home
Demon Desperado

LINEUP:

Bobby Jensen- L. Vocals / guitar
Katherine “Wild Kat” Ray – fiddle
Brian Reidinger –  drums / vocals
Matt Leonetti – keys / piano / vocals
Joey Shaheen – bass / vocals

Shotgun Records
FACEBOOK: Facebook.com/thedeadcowboysband
YOUTUBE: https://www.youtube.com/@thedeadcowboys
INSTAGRAM: Instagram/thedeadcowboys1880
TIKTOK: thedeadcowboys4