Bloody Thisrty Demons

Equilibrium

Equilibrium è il decimo album in studio dei Blood Thirsty Demons, progetto italiano di horror-progressive metal guidato da Cristian Mustaine. Seguito diretto di Esoteric, pubblicato nel 2022, il disco rappresenta il secondo capitolo di un percorso dedicato alla spiritualità e alla personale visione dell’esoterismo dell’autore.

La pubblicazione è fissata per il 31 ottobre, nella notte di Halloween: una data particolarmente adatta a un lavoro costruito attorno al mistero, all’occulto e alle dimensioni spirituali che alimentano leggende, rituali e credenze popolari. La scelta è coerente sia con i contenuti dell’album sia con la volontà di accompagnare l’ascoltatore in un universo oscuro, dove il confine tra realtà ed esoterismo si fa sempre più sottile.Sul piano concettuale, dunque, nulla da eccepire. Un progetto interessante, però, deve convincere anche musicalmente, ed è proprio qui che emergono alcune perplessità.Premetto di non essere un grande esperto di black e death metal. Il mio retroterra è quello dell’heavy metal classico, il mondo nel quale sono cresciuto e che continua a rappresentare il mio principale punto di riferimento. Da quando ho iniziato ad avvicinarmi a sonorità più estreme, tuttavia, mi sono spesso chiesto quanto sia efficace affidare un intero progetto musicale a una sola persona o a un duo.

Non si tratta di una posizione di principio, né di un pregiudizio verso le one-man band. In più di un’occasione, però, mi sono imbattuto in produzioni che sembravano perdere qualcosa proprio durante la registrazione. È accaduto con i Revenge From Beyond, la cui resa sonora mi aveva lasciato parecchio perplesso, e alcune di quelle riserve riaffiorano durante l’ascolto di Equilibrium.Il principale punto critico è la batteria. La sua resa appare artificiosa ed eccessivamente regolare, con una meccanicità che penalizza la naturalezza dell’insieme. In un genere in cui la sezione ritmica dovrebbe contribuire in modo decisivo alla tensione, alla potenza e all’impatto dei brani, una componente percussiva percepita più come costruzione artificiale che come performance organica rischia di compromettere il risultato.

Non posso affermare con certezza che la batteria sia interamente programmata: l’effetto potrebbe dipendere anche da un intervento particolarmente invasivo in fase di produzione e missaggio. Al di là della tecnica impiegata, però, conta il risultato finale. Se l’ascoltatore percepisce la macchina più dello strumento, significa che qualcosa nella resa sonora non funziona come dovrebbe.La tecnologia, sia chiaro, non è il problema. Oggi permette anche a un singolo musicista di realizzare produzioni articolate e ambiziose, ma servono competenza e attenzione affinché la precisione non si trasformi in freddezza. Per risultare credibile, una batteria non deve essere necessariamente imperfetta: deve però conservare dinamica, profondità e capacità di dialogare con gli altri strumenti. Quando tutto appare troppo controllato, si rischia di sacrificare proprio l’elemento umano che rende viva la musica.

Questa osservazione non vuole trasformarsi in una condanna generalizzata delle one-man band: sarebbe ingiusto e poco sensato. Ritengo, tuttavia, che concentrare l’intero processo creativo nelle mani di una sola persona richieda una cura ancora maggiore in fase di registrazione. Non bastano una visione artistica precisa e un universo concettuale interessante: occorre tradurli in una musica dotata di peso, credibilità e di un suono all’altezza delle proprie ambizioni.Chiarite queste riserve, sarebbe ingiusto liquidare Equilibrium senza soffermarsi su ciò che funziona. La voce di Cristian Mustaine conserva una malignità di fondo che dà maggiore spessore ai testi e alle canzoni. Il timbro si adatta bene all’atmosfera dell’album e mantiene viva la sensazione di inquietudine che attraversa il progetto. In un lavoro di questo tipo, infatti, la voce non deve limitarsi a interpretare le composizioni: deve diventare parte integrante del loro immaginario oscuro.

Anche sul piano musicale si avverte un richiamo a sonorità d’altri tempi, soprattutto agli anni Ottanta. Questa impronta emerge nelle atmosfere, in alcuni riff e nella costruzione dei brani. Anche la copertina, efficace e coerente con la tematica, punta su una combinazione cromatica classica: il rosso, stagliato su uno sfondo nero, crea inquietudine e soggezione. È un’estetica che rimanda subito all’horror tradizionale e si sposa bene con il contenuto musicale.L’introduzione Liber Librae trascina subito l’ascoltatore in un viaggio oscuro e minaccioso. La voce narrante sembra provenire da una vecchia pellicola dedicata a Dracula e dintorni: passatemi il termine, ma l’effetto è quello di un’apertura cinematografica dal sapore gotico. Forse non è una scelta particolarmente originale, ma prepara efficacemente a ciò che seguirà.

Con Alone il discorso si fa più diretto. I riff richiamano i primi lavori dei Venom, con quella ruvidità primordiale che ha contribuito a definire una parte importante delle sonorità estreme degli anni Ottanta. Non è un brano che punta sulla raffinatezza a tutti i costi: qui contano soprattutto l’impatto, l’attitudine e una certa cattiveria esecutiva.God of the Witches, invece, si apre con un organo e rintocchi di campane, creando un’atmosfera sinistra prima che la chitarra prenda il sopravvento. Sarà forse una suggestione personale, ma alcuni passaggi mi hanno ricordato i Witchfinder General, formazione capace di lasciare il segno grazie a un immaginario oscuro e a sonorità legate alla tradizione più sulfurea dell’heavy metal. Questi richiami non fanno di Equilibrium un disco rivoluzionario, ma contribuiscono a definirne la personalità.

Nel complesso, l’album non è affatto da buttare. Al netto delle riserve sulla batteria e su una resa sonora che avrei preferito più naturale e meno artificiosa, l’ascolto si rivela divertente e, per certi versi, persino piacevole. Quest’ultimo aggettivo potrebbe sembrare poco adatto a un disco che fa della malignità e delle atmosfere sinistre alcuni dei propri punti di forza. Ma non bisogna confondere la piacevolezza dell’ascolto con la dolcezza: anche la musica più cattiva può regalare soddisfazioni, purché mantenga una propria identità.

Equilibrium parte da presupposti tematici coerenti con il percorso intrapreso da Cristian Mustaine e costruisce un immaginario saldamente legato all’horror e all’heavy metal più oscuro degli anni Ottanta. Non tutto funziona come dovrebbe: alcune scelte produttive sottraggono spontaneità a composizioni che avrebbero meritato una resa più incisiva. Eppure, tra richiami al passato, atmosfere gotiche e una voce capace di trasmettere una certa dose di perfidia, il disco riesce comunque a farsi ascoltare.

Resta la sensazione che, con una batteria meno meccanica e un suono più organico, il risultato avrebbe potuto essere decisamente migliore. Evocare l’oscurità è una cosa; riuscire a farla respirare attraverso la musica è un’altra.Ma siamo pur sempre alla vigilia di Halloween, e allora la domanda sorge spontanea: dolcetto o scherzetto? I Blood Thirsty Demons qualche dolcetto ce lo concedono, ma lo scherzetto della produzione, almeno alle mie orecchie, rimane.

Questa volta, più che gli spiriti dell’aldilà, a farmi storcere il naso è stata proprio la batteria.

Stefano Bonelli

TRACKLIST:

Liber Librae
Alone
God Of The Witches
Hermetic
Goddess Of Justice
Wait For Death
Incarnate Angel
Life Review
Equilibrium

LINEUP:

Christian mustaine – Plays ALL