Colours Of Pain
Bloodred
I Bloodred firmano con questo nuovissimo “Colours of Pain” il loro lavoro più completo, stratificato e consapevole.Un disco che non suona semplicemente Non è semplicemente blackened death metal ma affonda nel dolore personale e collettivo per trasformarlo in architettura sonora.
Ron Merz (voce, chitarre, basso) e Joris Nijenhuis (batteria) costruiscono otto tracce che oscillano tra ferocia pura e profondità atmosferica, dimostrando che l’aggressione può convivere con la riflessione.La produzione è affidata a Alexander Krull del Mastersound Studio, sicuramente uno dei punti di forza del disco, Il suono è potente ma leggibile, massiccio ma non confuso.Le chitarre sono affilate, i blast beat chirurgici, ma ciò che colpisce è la gestione delle dinamiche.L’artwork di Stefan Heilemann completa l’estetica, suggerendo fin dal primo sguardo che il dolore non è monocromatico ma sfaccettato.
L’apertura dell’album è semplicemente devastante,affidata ad “Ashes”,un brano che parla di tradimento e disillusione e lo fa con riff taglienti e un drumming incessante… il manifesto emotivo dell’album.“Mindvirus”è a mio avviso uno dei brani più strutturalmente interessanti dell’intero disco, spicca l’assolo infuocato di Þráinn Árni Baldvinsson degli Skálmöld, che aggiunge un taglio epico a una traccia già intensa.Rispetto ai lavori precedenti, i Bloodred ampliano la propria identità sonora senza tradire le radici blackened death.
La band appare più matura nella gestione delle atmosfere, più consapevole nella scrittura, più sicura nella costruzione dei brani.Questo nuovo “Colours Of Pain” è il lavoro più dinamico e coeso dei Bloodred.La ferocia e profondità convivono senza forzature, sostenute da una produzione di altissimo livello,ovviamente non reinventa il blackened death metal ma lo rafforza.
È un album che non si limita a suonare oscuro ma è un album che vive nell’oscurità e la rende tridimensionale.
Lubranomic




