Woodcut

Big Big Train

Con The Likes Of Us del 2024, Alberto Bravin ha preso il timone del comando come voce e polistrumentista dei Big Big Train all’indomani della tragica scomparsa del suo compianto predecessore, David Longdon che tanto aveva influenzato il mood della band negli anni della sua permanenza nella stessa.

Il nuovo album è un concept ispirato da una visita a un museo in Norvegia, dove Bravin ed il leader/fondatore della band Gregory Spawton sono rimasti affascinati dall’arte della xilografia lì rappresentata e hanno sviluppato delle idee poi esternate all’intera band al fine di dare vita musicale alla trama. Il personaggio centrale, noto semplicemente come “L’Artista”, affronta un’altalena di emozioni con varie sottotrame lungo il percorso.

Bravin ed altri quattro membri della band contribuiscono alle voci principali sottolineando che la formazione attuale è una macchina da guerra musicale e nonostante gli impressionanti curriculum individuali dei componenti, Woodcut è l’esatto opposto di un album per solisti ma è più semplicemente un trionfo di musica d’insieme, dove ogni nota è al servizio della canzone e della narrazione.

L’album si apre con il breve e classico preludio di Inkwell Black, per tuffarsi immediatamente nel cuore pulsante del disco con The Artist, oltre sette minuti che sono un manifesto programmatico: le linee di basso sinuose di Spawton, cambi di tempo continui ma fluidi, e la voce calda e potente di Bravin che si intreccia magnificamente con quella di Lindley fino a quando la band si infiamma intorno al quarto minuto, con un riff possente e si ha la sensazione di trovarsi di fronte a qualcosa di speciale. Dopo la ballad The Lie of the Land, la terza traccia, The Sharpest Blade, regala un’atmosfera celtica guidata dal violino e dalla voce protagonista di una magnetica Clare Lindley, non c’è tempo, l’atmosfera nervosa e tagliente della strumentale Albion Press parte e prende il sopravvento fino a toccare vette ritmiche quasi heavy…

La dolcissima Arcadia parte con un ensemble di tastiere e flauto, il mood è alquanto disteso e pacato, la voce melodiosa di Bravin giganteggia sublimandosi di concerto alla musica…il tempo per il breve intermezzo Second Press e poi si riparte con il prog vero, Warp and Weft, firmata da D’Virgilio, è un tripudio di rock bizzarro e tagliente, con passaggi a cappella che omaggiano i Gentle Giant e un caos ritmico che l’ex-Spock’s Beard definisce “un disturbo ossessivo-compulsivo messo in musica”. La grancassa costante e alcuni arpeggi di chitarra introducono il rock lento e tranquillo di Chimaera poi la traccia dieci, Dead Point, la voce solista è sicura ed espressiva e la canzone con le sue alternanze va ad indagare sulla varietà dei sentimenti dell’artista, il protagonista del concept, per poi concludersi con una bellissima coda strumentale. La doppietta Light Without Heat e Dreams in Black and White è da manuale: la prima è una delicata ballata acustica che cresce in un crescendo emotivo, la seconda è un breve ma sostanzioso esercizio di stile vocale che sfocia in un assolo di Sjöblom di quelli che ti si stampano in testa.

La strumentale Cut and Run è un pezzo particolarmente strano nel senso che si può prestare a diverse interpretazioni, la partenza ricorda qualcosa dei Supertramp degli esordi con piano e riff hard rock, poi si cambia e si vira in una fusion molto psichedelica in ogni caso si tratta di qualcosa che è suonato divinamente bene…arriviamo quindi al leggiadro intermezzo per pianoforte e violino Hawthorn White e poi c’è Counting Stars dove il gruppo trova la personale Supper’s Ready, è una ballata che si accende lentamente, costruendo tensione fino a quel momento di pura catarsi verso i quattro minuti, quando la voce di Bravin ed un tappeto di mellotron si fondono in note altissime sorrette dalle armonie di Claire Lindley. In quell’istante, il tempo sembra sospendersi. È un brivido puro, di quelli che solo la musica sa dare, e che certifica come i Big Big Train abbiano non solo superato il lutto per la scomparsa di David Longdon, ma abbiano trovato una nuova, splendida vita.La magnifica closer Last Stand, suggella la magnificenza della traccia precedente, e conclude il disco…

La produzione, curata dallo stesso Bravin, è cristallina. Ogni strumento trova il suo spazio: la tromba di Paul Mitchell, il pianoforte di Holldorff, le chitarre di Sjöblom. Si ascoltano i dettagli, si apprezzano le dinamiche, dal sussurro al fragore. La forza dell’album è la sua coesione. Woodcut non è solo un disco dei Big Big Train; è un’opera che si candida a essere ricordata come uno dei capolavori del prog di questo decennio. È la prova che la collaborazione vera, tra musicisti al culmine della loro potenza, può generare bellezza senza tempo.

Massimo Cassibba

TRACKLIST:

Inkwell Black
The Artist
The Lie Of The Land
The Sharpest Blade
Albion Press
Arcadia
Second Press
Warp And Weft
Chimaera
Dead Point
Light Without Heat
Dreams In Black And White
Cut And Run
Hawthorn White
Counting Stars
Last Stand

LINEUP:

Alberto Bravin – lead vocals/acoustic/electric guitars/keyboards/Moog/Mellotron
Nick D’Virgilio – drums/percussions/keyboards/acoustic and 12-string guitars/vocals
Oskar Holldorff – grand piano/Wurilitzer and Fender Rhodes/electric pianos/Hammond organ, Mellotron, synthesiszers/vocalsCl
are Lindley – violin/acoustic guitar/vocals
Paul Mitchell – trumpet/piccolo trumpet/vocals
Rikard Sjöblom – 6 and 12-string guitars/Hammond organ/vocals
Gregory Spawton – bass, bass pedals/12-string acoustic guitar/Mellotron/vocals