Athiel
Maw of the Curse
Gli Athiel sono una one-man band formata in Italia nel 2020, precisamente in Sardegna.Dopo l’EP di debutto, Birth from Darkness, pubblicato nel 2022, nel 2023 arriva il primo album completo dal titolo Destroys the Laes of God.
L’anima del progetto è Dann, artefice e compositore, che fonde un black/death feroce con un’eccellente senso melodico.Il nuovo album, Maw of the Curse, uscito l’11 marzo sotto l’etichetta Broken Bones Promotion & Production, porta avanti e intensifica ulteriormente l’idea musicale di questo progetto.Le influenze musicali spaziano tra diversi stili, con una predilezione per il sound svedese.Non è difficile evocare grandi nomi del passato come Dissection e Sacramentum, ma anche melodie che richiamano gruppi come Naglfar e Necrophobic.Le strutture dei brani catturano l’attenzione dell’ascoltatore, sostenute da un costante e avvolgente senso melodico che si inserisce in feroci accelerazioni e in un’impronta violenta mai troppo cruda o scarno.Non mancano momenti più rallentati e introspettivi dove ci si lascia guidare dalla varietà dei suoni.
Nonostante le sonorità richiamino concetti viscerali e primordiali, la pulizia del suono conferisce un’efficace patina di nitidezza, che sicuramente favorisce la chiarezza e l’intensità dell’ascolto. È innegabile la qualità tecnica e l’esecuzione impeccabile, che conferiscono al disco un impatto notevole e una qualità percepita senza pari.Le direzioni musicali intraprese sono molteplici: dal black metal melodico, si passa a un death che, pur mantenendo una forte impronta nera, si caratterizza per una violenza feroce e pura.Non è difficile scorgere echi che rimandano anche al melodic death metal, in particolare quello di matrice svedese, con riferimenti vaghi ai Dark Tranquillity.Se nei primi lavori l’influenza di Dissection era evidente, in Maw of the Curse la gamma delle influenze si è ampliata, raccogliendo numerose sfumature che si intrecciano perfettamente nel fluire dei brani.
Non mancano assoli travolgenti, melodie ipnotiche di chitarra e sezioni ritmiche trascinanti.
Non definirei questo disco innovativo nel senso stretto del termine, ma sicuramente non è un lavoro che lascia indifferenti.Le sue molteplici sfumature, la qualità percepita e il concetto di musicalità che sottende sono invidiabili, soprattutto considerando che il progetto affonda le radici in influenze black.
In sintesi, un album davvero interessante, che all’apparenza può sembrare semplice, ma che in realtà rivela una profonda stratificazione di stili e idee, tutte estremamente coinvolgenti.
Daniele Giudici