Allen/Olzon

Army of Dreamers

La svedese ex dei Nightwish, delle tre cantanti del gruppo è stata la meno iconica sia come personaggio che come specificità vocale, e sembra persino strano che abbia potuto essere la singer di ben due lavori dei finlandesi, tra i quali il superbo ‘Dark Passion Play’.
Nonostante ciò, ora è una artista che si è affermata nel panorama rock-metal, grazie proprio alla band finnica, e compare in diverse situazioni. L’anno 2022 l’ha vista uscire con questo disco, il secondo del progetto con la Frontiers insieme all’americano Allen, altro famoso cantante del panorama internazionale, a due anni dal primo connubio. Il polistrumentista svedese Karlsson è la mente di un siffatto progetto, e la portanza della musica sotto le voci lo dice.La title-track ‘Army of Dreamers’ poteva fare a meno di iniziare come se fosse ‘The Final Countdown’ degli Europe, sensazione rinforzata dal fatto che si tratta dello stesso tipo di tastiere; tanto più che la canzone in sé non decolla, e solo il cantato maschile di Russell possiede una certa robustezza mentre quello di Anette sottrae tonicità alla song.

Leggermente meglio ‘So Quiet here’, ma la scelta di essere seriosi con l’arrangiamento e la ritmica non paga, perché il cantato cerca una dignità che invece latita a causa di una linea melodica che non riesce a rendersi interessante.  Ancora stessi difetti nella terza traccia ‘Out of Nowhere’ che con la velocità va alla ricerca di tensione, ma ci pensa il ritornello rallentato a vanificare lo sforzo, e il risultato è ancora mediocre. Di questa prima parte, che sembra volersi dare un tono superiore, l’unico momento ficcante è ‘A MILLION SKIES’, che in qualche modo è quella più vicina ai Nightwish, fortemente migliore sia per potenza strumentale che per la melodia meglio caratterizzata delle altre. Poi si cambia registro con i brani successivi, passando da un modo pretenzioso ad uno più sbarazzino, e stranamente anche la qualità aumenta. E così ‘CARVED INTO STONE’ fa centro con una verve facile e immediata, sebbene mantenga un’ottima energia caratteriale. Ancora più ariosa e aperta ‘ALL ALONE’ che possiede una bella melodia fluida molto intensa per quanto di senso commerciale, che sarebbe risultata adattissima negli anni ottanta ad occupare il posto di singolo mainstream per il successo.

La briosa ‘LOOK AT ME’ prosegue questa strada orecchiabilissima con un ritmo ballabile che trova nelle pause i suoi momenti introspettivi, i quali sono però appena attimi subito riaccesi dall’accentato ritornello persuasivo. ‘I AM GONE’ e ‘ARE WE REALLY STRANGERS’ sono altre situazioni intriganti che scorrono senza intoppi. Il finale è affidato alla esuberante ‘NEVER TOO LATE’ il cui  appeal si riallaccia alla prima parte  del full-lenght, in senso positivo però come aveva fatto ‘A million Skies’, e alla fine i pezzi da considerare poco incisivi si riducono semplicemente a tre, eliminando il senso di pessimismo che era sorto all’inizio dell’ascolto. Le canzoni che valgono meno sono quelle che vorrebbero essere maggiormente pregnanti, invece falliscono l’obbiettivo, anche se rimangono piacevoli all’ascolto, pur facilmente dimenticabili.  Sono invece quelle più sbarazzine e leggere a farsi interessanti e per fortuna sono la maggioranza, perché dal quinto episodio tutto diventa più accattivante e frizzante. Pop e AoR fanno spesso capolino in questo metal melodico, e anche piccoli granelli di sinfonismo e di goticismo entrano negli ingranaggi, ma non sono i diversi generi a rendere ricco o povero il contenuto di queste canzoni, si tratta proprio del songwriting, che nel caso di questo lavoro è riuscito meglio al lato meno sussiegoso.

Le chitarre soliste non fanno esibizioni di facciata, riuscendo a mettere il giusto sentimento negli assoli, spesso in maniera dinamica. Piuttosto ipertecnica la sezione ritmica con in particolare un drumming esuberante. Le due vocalità sono belle, una spanna sopra sta Allen, ma senza che egli si sforzi mai davvero, tanto non sembra ce ne sia bisogno. La ricerca di melodie a presa rapida ha funzionato nelle tracce migliori, anche perché spesso non sono banali; esse non fanno un disco di spessore intellettuale ma un disco di buona caratura orecchiabile; sì, perché anche la musica meno pesante e mainstream può avere una sana dignità, del resto Journey e Foreigner, ma anche Bon Jovi e Scorpions, fra i vari, l’hanno testimoniato con la loro freschezza compositiva. Tutti i pezzi che funzionano hanno la stessa natura, un temperamento leggero che viene rinforzato da un arrangiamento corposo, su cui però è la linea melodica a vincere in quanto gestita con dinamismo.

La conclusione è che questa opera possiede un feeling che lo premia, rendendo chiaro che anche senza ricercare consistenze sapienziali si può offrire qualità, ma questo la Frontiers lo sa da un pezzo.

Roberto Sky Latini

Frontiers records
www.facebook.com/allenolzon

Army of Dreamers
So quiet here
Out of Nowhere
A million Skies
Carved into Stone
All Alone
Look at Me
Until it’s over
I am gone
Are We really Strangers
Never too late

Russell Allen – vocals
Anette Olzon – vocals
Magnus karlsson – guitar / bass / keyboards
Anders Kollerfors – drums