It Smells Funny
AleLoi
L’album “It Smells Funny” di AleLoi, pubblicatodalla Blue Mama Records, è una delle sorprese più interessanti di quest’anno. Un lavoro che prende vita da una citazione di Frank Zappa, il quale definiva il jazz come un genere “che non è morto, ma ha un odore un po’ curioso”. E, in effetti, l’album di AleLoi ha proprio quell’odore: un odore che mescola il profumo del passato con la freschezza di una musica che, pur ancorata alle radici, si permette di esplorare e sperimentare con audacia. L’esito è un mix di jazz, blues, rock, gospel e funk, un viaggio musicale tra groove e melodie che si dipanano come un filo conduttore all’interno di un tessuto sonoro multiforme e ricco di sfumature.
AleLoi è uno pseudonimo di Alessandro Loi, un musicista torinese che ha trascorso anni a perfezionare il suo stile in una varietà di progetti musicali, dal jazz al funk, passando per il blues e il rock. Con “It Smells Funny”, il bassista e compositore si presenta finalmente come autore del suo primo album solista, in cui riesce a far confluire tutte le sue esperienze e influenze in un unico progetto coeso e sorprendente.
L’album è frutto di una grande collaborazione, con il coinvolgimento di musicisti d’eccezione: la sezione fiati dei Fratelli Lambretta, la tromba di Fabrizio Bosso, e le chitarre di Alessandro Di Virgilio e Paolo Bonfanti arricchiscono ogni traccia, conferendo profondità e un ampio respiro alle composizioni.
Inoltre, la house band è composta da professionisti di grande calibro come Simone Garino al sax, Alberto Borio al trombone, Gigi Rivetti al piano e alle tastiere, e Giulio Arfinengo alla batteria. La produzione, inoltre, è curata in modo impeccabile, consentendo a ogni strumento di emergere senza mai sovrastare l’altro.Il disco si apre con “The throne room”, una traccia che stabilisce subito il tono del viaggio. Un inizio maestoso, con un’atmosfera che richiama l’immagine di una corte immaginaria, ma in cui il jazz si mescola subito con il blues e l’elettronica. Il suono caldo e ricco delle sezioni fiati e il basso pulsante di AleLoi creano un effetto magnetico che cattura l’ascoltatore fin dai primi minuti. Le melodie sinuose e il groove avvolgente diventano il filo conduttore di un album che sa come stuzzicare l’immaginazione.“Taking to yourself” prosegue con una dimensione più riflessiva, con un’armonia che si apre in un crescendo emotivo. Le sonorità jazz, mescolate al blues e al funk, creano una dinamica che porta l’ascoltatore ad un’introspezione profonda, mentre i fiati aggiungono un ulteriore strato di intensità emotiva, in particolare il sax di Simone Garino. Questo brano dimostra la capacità di AleLoi di giostrare tra diversi stili, creando un ambiente sonoro variegato, ma al tempo stesso equilibrato.
Con “Speranze all’inferno”, l’album si tuffa in un’atmosfera più scura e meditativa, con un chiaro riferimento al lato più inquietante della musica jazz. La tromba di Fabrizio Bosso aggiunge un tocco di malinconia, mentre la ritmica, serrata e pulsante, crea un contrasto interessante con la melodia principale. È un pezzo che fa riflettere, mescolando elementi di jazz contemporaneo con influenze più oscure e sperimentali.La traccia successiva, “Novembre”, porta un’aria più fresca e una vibrazione di speranza. Il pianoforte di Gigi Rivetti guida la composizione, creando un’atmosfera onirica che evoca l’immagine di un paesaggio autunnale, mentre il groove del basso di AleLoi si fa più deciso. Questo brano, con il suo andamento quasi ipnotico, è una delle perle dell’album, capace di mescolare la liricità del jazz con un’estetica più intima e personale.
“Luna Storta”, il singolo che ha anticipato l’uscita dell’album, è un brano che si distingue per la sua energia e il suo spirito libero. La sezione fiati si fa particolarmente esplosiva, accompagnata da un groove funky che trasmette un’energia contagiosa. Il pezzo è l’essenza stessa della fusione tra jazz e funk, un invito a lasciarsi andare e a godersi il momento, proprio come suggerisce il titolo della canzone, che evoca l’immagine di una luna fuori posto, ma che affascina per la sua unicità.Con “The policeman said”, l’album torna su un terreno più jazz, con un sapore blues e un mood che ricorda i grandi classici. La sezione fiati si alterna a un basso che pulsa con forza, creando una tensione che si scioglie lentamente nella parte finale del brano, in un esplosivo assolo di sax. È un momento di pura improvvisazione, un omaggio alla tradizione jazzistica che non si dimentica mai.“The Shepherd’s march” è un’altra traccia che mescola sapientemente il jazz con elementi di musica popolare. Il ritmo incalzante e la melodia, che si fa via via più solenne, evocano l’immagine di un corteo che avanza tra montagne innevate, creando un’atmosfera quasi epica. È uno dei brani più sperimentali e coinvolgenti dell’album, dove ogni elemento si intreccia in modo sorprendente.
Infine, “Under the snow” conclude l’album con una traccia più delicata e riflessiva. Un brano che, attraverso un andamento lento e meditativo, lascia l’ascoltatore con una sensazione di pace e di compiutezza, quasi come se la musica stessa fosse un manto di neve che si posa sulla terra.“It Smells Funny” è un album che affonda le radici nella tradizione jazzistica, ma che sa guardare avanti, esplorando territori nuovi e contaminando generi diversi. AleLoi dimostra una straordinaria capacità compositiva e una visione musicale unica, che si riflette in ogni traccia del disco. Grazie alla partecipazione di musicisti di grande livello, il risultato finale è un’opera che non solo soddisfa gli amanti del jazz, ma che è in grado di parlare anche a chi cerca un’esperienza musicale nuova e coinvolgente.
Con “It Smells Funny”, AleLoi dimostra di avere una visione chiara e originale, offrendo un’interpretazione personale di un genere che, come il titolo suggerisce, non ha paura di essere curioso e sorprendente.
Anna Cimenti