Alberto Ventrella e Luigi Bonizio

Libellula

Nel panorama della musica indipendente italiana esistono incontri che sembrano inevitabili, come se fossero scritti nella traiettoria delle vite artistiche di chi ha attraversato per decenni lo stesso ambito musicale e  culturale. “Libellula”, il disco nato dalla collaborazione tra Alberto Ventrella e Luigi Bonizio, appartiene a questa categoria. Non è semplicemente un progetto parallelo o un episodio estemporaneo: è piuttosto il punto di incontro tra due percorsi che affondano le radici nell’hardcore punk italiano degli anni Novanta ma che oggi si esprimono attraverso una forma più essenziale, intima e riflessiva.Ventrella, storico chitarrista dei Kina e dei Frontiera, porta con sé un bagaglio musicale fatto di tensione emotiva e sensibilità melodica, mentre Bonizio ,voce di C.O.V., Arturo e Totò Zingaro, incarna una dimensione narrativa capace di muoversi tra confessione personale e racconto collettivo. In “Libellula” queste due anime si incontrano in un territorio sonoro minimalista, costruito principalmente attorno alla chitarra acustica e a una scrittura asciutta che rifiuta ogni artificio superfluo.

Registrato nell’agosto del 2024 nel Basso Canavese e pubblicato alla fine del 2025 grazie al supporto di una rete di etichette indipendenti ,tra cui stella nera, Rubber Soul, Plk e Troppa Carne Al Fuoco, il disco rappresenta perfettamente l’etica che ha sempre contraddistinto i protagonisti di questa scena. Il formato vinile, limitato a trecento copie, rafforza l’idea di un oggetto quasi artigianale, pensato per una comunità di ascoltatori che continua a vivere la musica come esperienza condivisa.

Fin dalle prime note della traccia principale, “Libellula”, si percepisce il tono generale dell’album. La chitarra di Ventrella si muove con delicatezza attraverso un pizzicare le corde preciso ma mai esagerato, mentre la voce di Bonizio entra con naturalezza, come se stesse raccontando una storia seduto al tavolo di una cucina. Il brano funziona come manifesto poetico del disco: la libellula diventa metafora della metamorfosi, della capacità di attraversare il tempo e le trasformazioni della vita senza perdere equilibrio. È una canzone che suggerisce movimento e leggerezza, ma anche una sottile malinconia.

Con “Satellite”, uno dei singoli estratti dall’album, il disco trova uno dei suoi momenti più immediati. Qui la struttura melodica si fa leggermente più definita e la narrazione sembra rivolgersi verso il passato, come se l’io narrante osservasse la propria storia da una distanza orbitale. Il titolo stesso suggerisce questa prospettiva: un corpo che gira attorno a qualcosa di centrale, forse la memoria, forse l’identità. La canzone mantiene la semplicità acustica del progetto ma riesce comunque a lasciare un segno grazie alla sua capacità evocativa.

“Fototessera” è uno dei brani più interessanti dal punto di vista narrativo. Il titolo richiama immediatamente un’immagine statica, un frammento di identità fissato su carta. Musicalmente il pezzo rimane semplice e proprio questa essenzialità permette alle parole di emergere con forza. La canzone sembra parlare di identità quotidiane, di piccoli ritratti di vita che spesso passano inosservati. È uno di quei brani che rivelano la sensibilità del progetto, capace di trasformare elementi ordinari in simboli esistenziali.

Il quarto brano, ’68”, introduce una dimensione più esplicitamente legata alla memoria collettiva. Non si tratta però di un racconto storico in senso stretto. Piuttosto, il numero diventa un simbolo generazionale, una porta aperta su un tempo che continua a influenzare il presente. La chitarra qui assume una tonalità leggermente più scura e la voce di Bonizio si muove tra nostalgia e consapevolezza, suggerendo che ogni epoca lascia tracce invisibili nelle vite di chi viene dopo.

“Polso della situazione” rappresenta uno dei momenti più dinamici dell’album. Il titolo suggerisce un tentativo di misurare la realtà, di capire dove ci si trova in un mondo che cambia continuamente. Musicalmente il brano conserva l’impostazione acustica ma possiede un ritmo più deciso, quasi a voler restituire una sensazione di movimento. Il testo riflette sulla difficoltà di interpretare il presente, mantenendo comunque uno sguardo lucido e disincantato.

Con “Miraggio” il disco torna a un’atmosfera più sospesa. Il titolo evoca immagini di distanza e illusione, e la musica segue questa direzione con una chitarra che sembra muoversi lentamente attraverso uno spazio sonoro rarefatto. È uno dei brani più contemplativi dell’album, capace di trasmettere una sensazione di ricerca interiore. Qui emerge con particolare chiarezza la dimensione quasi meditativa del progetto.

“Il senso” è il brano più esplicitamente filosofico del disco. Il titolo stesso suggerisce una domanda fondamentale: quale significato attribuiamo alle esperienze che attraversano la nostra vita? La scrittura di Bonizio rimane fedele al suo stile diretto e privo di retorica, ma riesce comunque a toccare temi profondi. La chitarra di Ventrella accompagna il racconto con grande sensibilità, dimostrando ancora una volta come l’essenzialità possa diventare un punto di forza espressivo.

Il disco si chiude con “Letto di chiodi”, uno dei momenti più intensi e simbolici dell’intero lavoro.

Il titolo evoca immediatamente un’immagine di dolore e resistenza, e la canzone sembra parlare proprio della capacità di attraversare le difficoltà della vita senza perdere dignità. Musicalmente il brano rimane fedele alla linea minimalista dell’album, ma la sua forza emotiva è notevole. È una conclusione che lascia l’ascoltatore in uno stato di riflessione, come se il viaggio intrapreso con il disco non fosse ancora davvero finito.

Nel complesso “Libellula” è un album che dimostra come la maturità artistica possa trasformare l’energia punk in qualcosa di diverso ma non meno autentico. Se negli anni Novanta l’urgenza espressiva di questa scena si manifestava attraverso distorsioni e velocità, qui la stessa attitudine emerge nella scelta opposta: rallentare, semplificare, togliere tutto ciò che non è necessario.

La forza del disco risiede proprio in questa coerenza. Non c’è alcun tentativo di inseguire mode o di adattarsi a linguaggi contemporanei più commerciali. Al contrario, Ventrella e Bonizio scelgono deliberatamente una dimensione intima che valorizza la parola e il suono della chitarra. È un approccio che richiede attenzione da parte dell’ascoltatore ma che, proprio per questo, riesce a creare un rapporto più profondo con la musica.

In definitiva “Libellula” è un lavoro che parla di trasformazione, memoria e quotidianità. Non cerca di impressionare con effetti spettacolari, ma costruisce lentamente un mondo emotivo fatto di immagini semplici e sincere. Il disco si muove leggero tra passato e presente come la Libellula, dimostrando che anche chi proviene da una scena radicale come quella hardcore può trovare nuove forme espressive senza rinnegare le proprie radici.

È un album discreto ma necessario, che ricorda quanto la musica indipendente possa ancora essere uno spazio di libertà creativa e di racconto autentico delle esperienze umane.

Anna Cimenti

TRACKLIST:

Libellula
Satellite
Fototessera
Polso Della Situazione
Miraggio
Il Senso
Letto Di Chiodi 

LINEUP:

Alberto Ventrella – chitarra acustica
Gigio Bonizio – voce