Utopia

Spleen

Crescere significa spesso scoprire che il mondo promesso non corrisponde a quello che ci si ritrova ad abitare. Le certezze vacillano, le aspettative diventano un peso e la ricerca di un posto in cui sentirsi davvero sé stessi si trasforma in una battaglia quotidiana.

È proprio da questa frattura che prende forma Spleen, album d’esordio di Utopia, progetto del bergamasco Samuele Galato, classe 2001, che sceglie il linguaggio diretto del pop punk per raccontare inquietudini individuali e contraddizioni collettive. Nove tracce che mettono in musica il disagio di una generazione, senza nasconderne le fragilità e senza rinunciare alla possibilità di trasformarle in energia.Il titolo richiama inevitabilmente quella sensazione di vuoto che attraversa le giornate anche quando non sembra esserci una ragione precisa. Ma lo spleen di Utopia non è una condizione da accettare passivamente: è un punto di partenza, una crepa attraverso cui può finalmente passare il cambiamento. Il disco nasce dall’elaborazione di esperienze personali, dalla fatica di confrontarsi con il lavoro, le relazioni, le aspettative sociali e un futuro che sembra chiedere continuamente di essere all’altezza, senza offrire garanzie. La sua forza sta proprio nel trasformare questo malessere in un racconto nel quale è facile riconoscersi.

Musicalmente, Spleen guarda alla stagione d’oro del pop punk degli anni Duemila, recuperandone l’immediatezza, le chitarre energiche e i ritornelli capaci di esplodere con naturalezza. A questa matrice si aggiungono aperture alternative, suggestioni indie ed elementi elettronici, che ampliano il paesaggio sonoro senza snaturarne l’urgenza. La scrittura procede con un linguaggio schietto, talvolta provocatorio, alternando rabbia, ironia e momenti di vulnerabilità. È un equilibrio che restituisce al disco un’identità riconoscibile: sotto l’apparente irruenza si nasconde un bisogno autentico di capire sé stessi e il mondo circostante.

L’apertura affidata ad Aldilà stabilisce subito le coordinate del viaggio. La ritmica serrata accompagna una critica alle maschere sociali e alle piccole ipocrisie della quotidianità, ricordando quanto siano spesso artificiali le differenze che utilizziamo per giudicare gli altri. Di fronte alla prospettiva della fine, convenzioni e gerarchie perdono significato. Il brano invita quindi a vivere con maggiore autenticità, introducendo uno dei temi centrali dell’album: smettere di recitare una parte per iniziare a scegliere chi essere.

Con Uccidimi, la tensione si fa più aggressiva. L’impronta quasi marziale dell’apertura sostiene una dichiarazione di ribellione contro un mondo adulto che sembra aver smarrito la capacità di sognare. La figura del professore diventa simbolo di un’autorità che scoraggia, limita e invita a rientrare nei ranghi. Utopia rivendica invece il diritto di rischiare, sbagliare e inseguire possibilità apparentemente irragionevoli. È una rabbia giovanile che non si esaurisce nella provocazione, ma mette in discussione l’idea che maturare significhi necessariamente rinunciare ai propri desideri.

Stupido aggiunge una sfumatura più introspettiva, fondendo l’immediatezza del pop punk con una componente ritmica dal carattere dance. Qui il conflitto non riguarda soltanto la società, ma investe direttamente l’identità del protagonista, diviso tra ansia, aspettative e difficoltà nel riconoscersi. I richiami a Stevenson e Kafka suggeriscono una personalità frammentata, sospesa tra trasformazione e smarrimento. Il titolo, apparentemente provocatorio, diventa così un gesto di autocritica: riconoscere le proprie contraddizioni può essere il primo passo per affrontarle.

La traccia Odio rappresenta uno dei passaggi più cupi del disco. La quotidianità appare come un meccanismo inceppato, una successione di abitudini, lamentele e frustrazioni che finisce per svuotare ogni gesto di significato. L’alternanza tra elettrico e acustico accompagna questa sensazione di alienazione, fino a un finale crudo, nel quale la tensione accumulata cerca una rottura improvvisa. È il ritratto di un individuo intrappolato nella ripetizione, incapace di trovare una via d’uscita e sempre più distante da sé stesso.

Dopo questa immersione nel disagio, Ponte Levatoio introduce una dimensione più delicata. L’immaginario medievale di castelli, scudi e draghi diventa una metafora delle difese emotive che costruiamo per proteggerci dagli altri. La ballad affronta la difficoltà di esprimere il proprio dolore e il rischio che il silenzio finisca per trasformarsi in isolamento. Il momento liberatorio arriva quando la vulnerabilità smette di essere percepita come una debolezza: abbassare il ponte levatoio significa permettere a qualcuno di entrare, accettando anche la possibilità di essere compresi.

Anime Rotte riporta in primo piano l’urgenza pop punk, dando voce a chi si sente fuori posto rispetto alle aspettative altrui. Il brano ribadisce il diritto di costruire la propria identità senza lasciarsi definire da modelli imposti, mentre la title track Spleen concentra il significato dell’intero progetto. Tra pop alternativo ed elettronica, il senso di immobilità di chi corre senza arrivare mai a destinazione diventa immagine di una generazione schiacciata dalla produttività e dalla necessità di dimostrare continuamente il proprio valore.

La dimensione sentimentale emerge invece in Nulla X Sempre, ballad dedicata alla fragilità di una relazione che tenta di sopravvivere tra incomprensioni e silenzi. Il crescendo emotivo conduce alla consapevolezza che anche l’amore può cambiare, interrompersi e lasciare ferite. A chiudere l’album è La fine dei giochi, una riflessione sulla crescita e sulla solitudine che accompagna la perdita delle certezze. Le sonorità alternative rock sostengono un finale intenso e disilluso, nel quale diventare adulti significa imparare a convivere con il vuoto, senza necessariamente smettere di cercare.

Con Spleen, Utopia costruisce un esordio coerente, immediato e attraversato da una tensione emotiva riconoscibile, ma è nella sincerità del racconto che il progetto trova la propria ragione d’essere. Samuele Galato non pretende di offrire soluzioni definitive: preferisce dare voce a dubbi, frustrazioni e desideri che spesso restano inespressi. Il risultato è un disco che recupera lo spirito ribelle del pop punk e lo mette al servizio di una sensibilità contemporanea. Perché, in fondo, sentirsi smarriti non significa essere sconfitti. A volte è proprio dal momento in cui tutto sembra perdere senso che nasce la voglia di ricominciare.

Anna Cimenti

TRACKLIST:

Aldilà
Uccidimi
Stupido
Odio (Focus Track)
Ponte Levatoio
Anime Rotte
Spleen
Nulla X Sempre
La Fine Dei Giochi

LINEUP:
Samuele Galato – voce
Thomas Locatelli –  chitarra
Daniel Bogni – basso
Davide Mercandelli – batteria

Bruce Brown – produzione elettroniche
Umberti Primo – produzione elettroniche