Melancholost

Tales From The Poisoned Apple

Dimenticate i Solemnity. Qui Sven The Axe cambia completamente registro.Con Melancholost prende la sua esperienza nell’heavy metal, la mette da parte e imbocca una strada molto più oscura. Niente muscoli. Niente esibizioni di forza. Qui contano atmosfera, inquietudine e soprattutto una certa dose di malinconia.

Tales From The Poisoned Apple è un disco che non cerca di piacere a tutti. Meglio così.Rock occulto. Dark. Gotico. Esoterismo. Ma senza trasformare tutto in una pagliacciata da mercatino dell’occulto. Questo è il primo merito del progetto. Sven conosce bene l’immaginario che sta utilizzando e non ha bisogno di riempire ogni minuto di simboli e cliché.If This World Would Be Eden mette subito in chiaro le intenzioni. Un titolo quasi paradisiaco per un brano che di paradisiaco ha ben poco. È questa la contraddizione che funziona meglio nell’album.

Poi arriva Liber 777 e il gioco si fa ancora più esplicito. Esoterismo e musica vanno nella stessa direzione. Abramelin e The Book Of Thoth insistono sul medesimo terreno. Ma senza scadere nella caricatura.Wolves By Midnight porta il disco dentro la notte. The Swan rallenta il passo e mette in primo piano la componente malinconica. Qui Melancholost convince davvero.

Quando Sven smette di mostrare l’oscurità e comincia a viverla.These Bleeding Kisses e Red Wine & Black Roses giocano con romanticismo decadente, passione e perdita. Roba che, nelle mani sbagliate, rischierebbe di diventare una collezione di cliché gotici. Qui invece regge.The Raven è un altro passaggio riuscito. Il riferimento ad edgar allan Poe è evidente. Talmente evidente che sarebbe inutile fingere il contrario. Ma il brano funziona perché non sembra una semplice citazione letteraria appiccicata alla musica.

Golden Dawn torna all’occultismo. Graveyard Of Broken Dreams va dritto al cuore della malinconia. È probabilmente uno dei titoli che meglio fotografano l’intero progetto.E poi ci sono i due capitoli di Alkahest.Alkahest I – The Primal Fire e Alkahest II – The Hope sono due facce della stessa medaglia. Fuoco e speranza. Distruzione e possibilità di rinascita. Un’idea semplice. Ma efficace.Il problema del disco, quando emerge, è altrettanto semplice: in alcuni momenti l’atmosfera prende il sopravvento sulla sostanza. Melancholost sa creare il clima.

Non sempre riesce a mantenerlo interessante allo stesso livello. Qualche passaggio avrebbe bisogno di una maggiore cattiveria, di un cambio di passo, di qualcosa capace di scuotere l’ascoltatore.Ma almeno Sven sa dove vuole andare.E questo conta.Frozen In Time chiude il viaggio senza fuochi d’artificio. Ed è giusto così. Questo non è un album che deve esplodere. Deve rimanere addosso.

La differenza rispetto ai Solemnity è netta. Là c’era l’heavy metal. Qui c’è qualcosa di più personale. Più cupo. Anche più rischioso.Tales From The Poisoned Apple non è un disco per chi ha bisogno di essere preso per mano. Non regala ritornelli facili e non fa l’occhiolino all’ascoltatore.Ti mette davanti una porta.La apre. E dall’altra parte non c’è nessun paradiso.C’è Melancholost.

E, a quanto pare, Sven The Axe ha finalmente trovato il posto dove far suonare davvero le proprie ombre.

Stefano Bonelli

TRACKLIST: 

Alkahest I – The Primal Fire
If This World Would Be Eden
Liber 777
Another Brick On The he Head
Wolves By Midnight
Abramelin
The Book Of Thoth
The Swan
These Bleeding Kisses
Red Wine & Black Roses
The Raven
Golden Dawn
Graveyard Of Broken Dreams
Alkahest II – The Hope
Frozen In Time

LINEUP:

Sven The Axe – vocals / guitars / bass / keyboards
Richard The Sword – keyboards / backing vocals
Alexander The Shield – drums / backing vocals