Europe
Come This Madness
Gli Europe da oltre quarant’anni continuano a guardarci con quell’espressione da “sì, lo sappiamo cosa state pensando, ma adesso ascoltate questo” e , sorprendentemente, spesso hanno ancora qualcosa da dire.
Con “Come This Madness”, gli svedesi tornano a misurarsi con quella strana bestia chiamata legacy, troppo grandi per fingere di non avere un passato ingombrante, troppo intelligenti per passare il resto della carriera a risuonare “The Final Countdown” davanti a un pubblico che aspetta il momento del celebre synth, perché diciamolo, vivere per sempre dentro il 1986 sarebbe economicamente comprensibile, artisticamente un po’ meno.
La prima cosa che colpisce di “Come This Madness” è proprio la volontà di non trasformarsi nella caricatura degli Europe che qualcuno ancora pretende di trovare,Joey Tempest e soci non hanno bisogno di dimostrare di essere ancora quelli di “Out of This World” o “Prisoners in Paradise”,quelli erano altri Europe, altri tempi e, soprattutto, altri capelli.
Qui la band sembra invece interessata a costruire un suono più maturo, muscolare e consapevole, nel quale il passato viene utilizzato come punto di partenza e non come stampella,il risultato è un hard rock che conserva l’immediatezza melodica tipica del gruppo ma si concede atmosfere più dense, riff più robusti e una produzione che privilegia il peso della band rispetto alla nostalgia.
E Joey Tempest? Beh, il tempo passa per tutti, persino per chi negli anni Ottanta sembrava destinato a sfidare le leggi della fisica con una permanente,la sua voce non cerca di competere con il proprio passato,lo attraversa.C’è maggiore profondità, qualche ruvidità in più e una consapevolezza interpretativa che rende le canzoni credibili proprio perché non sembrano scritte da cinquantenni che cercano disperatamente di comportarsi come venticinquenni.Il vero punto di forza resta però la band.,John Norum continua a essere uno di quei chitarristi capaci di ricordarci perché l’hard rock abbia ancora bisogno di assoli, non semplicemente per riempire spazio, ma per dare carattere a una canzone.
Il suo lavoro dialoga con la sezione ritmica senza trasformare ogni brano in una gara a chi possiede l’amplificatore più grosso del quartiere e qui sta forse la qualità più interessante di questo disco , non sembrano voler impressionare a tutti i costi.Preferiscono costruire,le melodie arrivano, i riff mordono, gli arrangiamenti respirano e il songwriting mantiene quella componente cinematografica che ha sempre rappresentato una delle loro caratteristiche meno celebrate.
Naturalmente, non tutto è perfetto,qualche passaggio avrebbe potuto osare maggiormente, e in certi momenti la ricerca di equilibrio fra classic rock, hard rock e identità moderna rischia di rendere il disco meno istintivo di quanto potrebbe essere,ma sarebbe curioso pretendere dagli Europe una rivoluzione sonora nel 2026, soprattutto dopo una carriera che ha attraversato hair metal, arena rock, blues, hard rock settantiano e contaminazioni più moderne.Il punto, semmai, è un altro, “Come This Madness” dimostra che una band non deve necessariamente reinventarsi per dimostrare di essere ancora viva.
La cosa divertente è che probabilmente continueremo a chiedere loro di suonare “The Final Countdown” fino alla fine dei tempi e loro, invece, continuano ostinatamente a pubblicare dischi nuovi.È un po’ come andare al ristorante e ordinare sempre la stessa bistecca mentre lo chef, esasperato, continua a proporre il menù degustazione, forse è arrivato il momento di assaggiare il resto del menù.“Come This Madness” non è un viaggio nostalgico verso gli Europe che furono,è la fotografia di una band che ha attraversato quattro decenni di rock senza farsi completamente inghiottire dal proprio mito e,considerando quanti gruppi degli anni Ottanta sono oggi ridotti a una tribute band di se stessi, non è affatto poco.Perché la follia può anche essere questa, avere ancora voglia di suonare rock quando tutti si aspettano soltanto che tu ripeta il passato.
In conclusione posso tranquillamente affermare che gli Europe sono ancora in piedi, ancora rumorosi e ,soprattutto, sono ancora così testardi da non vivere soltanto di ricordi.
Lubranomic





