Emanuele Scataglini
Nothing And Foreboding
Nothing and Foreboding di Emanuele Scataglini è un lavoro che non procede per narrazione, ma per apparizioni: frammenti, respiri, ombre, immagini che affiorano per pochi istanti prima di tornare nell’indistinto. L’ascolto diventa così un’esperienza sospesa, un attraversamento di quella zona incerta che esiste tra ciò che è stato e ciò che ancora non è.
Il titolo definisce perfettamente il territorio dell’album: il nulla e il presagio. Da una parte l’assenza, il vuoto, ciò che è ormai scomparso; dall’altra la sensazione che qualcosa stia per manifestarsi, senza che sia possibile sapere esattamente cosa. Scataglini costruisce le otto tracce del progetto come una successione di soglie, luoghi mentali nei quali il suono non cerca tanto di affermare una presenza quanto di suggerirla.Già All in My Mind Is Drawn sembra introdurre questa poetica.
Il titolo contiene l’idea di un’immagine tracciata interamente nella mente, dunque non necessariamente verificabile, non necessariamente reale. È il primo passo dentro un paesaggio nel quale memoria e immaginazione iniziano a confondersi. I suoni sembrano disegnare contorni senza mai completarli, lasciando all’ascoltatore il compito di riempire gli spazi vuoti.
Con Ghost of a Genius la dimensione della memoria assume una forma ancora più evidente. Quel “fantasma” evocato dal titolo non è soltanto una presenza del passato, ma potrebbe rappresentare tutto ciò che rimane di un’idea, di una persona, di una possibilità che non è più raggiungibile nella sua forma originaria. Il fantasma non coincide con ciò che è stato: è la sua persistenza deformata dal tempo.
Ed è proprio questa distanza a rendere il brano inquieto, come se qualcosa continuasse a manifestarsi senza poter essere nuovamente afferrato.Into the Blue Mist apre invece una dimensione più rarefatta. La nebbia blu del titolo sembra dissolvere ulteriormente i confini già fragili costruiti dalle tracce precedenti. Entrare nella nebbia significa perdere progressivamente i riferimenti, accettare che la visione non sia più completa. È una condizione che attraversa l’intero album: vedere meno per riuscire forse a percepire di più.
Con Lingering Ghosts il fantasma diventa plurale e, soprattutto, persistente. Non è più un’apparizione improvvisa, ma qualcosa che rimane. Sono le tracce emotive che sopravvivono agli eventi, quelle presenze che continuano ad abitare luoghi, oggetti e ricordi anche quando la loro origine è ormai lontana. In questo senso il brano sembra rappresentare uno dei nuclei centrali di Nothing and Foreboding: la memoria non come ricostruzione fedele del passato, ma come residuo, come eco.
La traccia che dà il nome all’album, Nothing and Foreboding, occupa idealmente il centro del progetto e ne condensa la poetica. Il nulla non è qui un punto finale, così come il presagio non è ancora un evento. Entrambi sono condizioni sospese. L’album trova spazio proprio in questa indeterminatezza, in quel momento quasi impercettibile nel quale qualcosa può essere già finito e, contemporaneamente, qualcosa può stare per iniziare.
On the Old Wet Stage porta questa dimensione in un luogo concreto, quasi cinematografico. Un vecchio palcoscenico bagnato suggerisce immediatamente l’idea di una scena dopo lo spettacolo, quando il pubblico è ormai scomparso e rimangono soltanto le tracce di ciò che è avvenuto. È un’immagine potentemente malinconica: il teatro come metafora della memoria, il luogo nel quale una presenza è esistita e che continua a testimoniarla anche dopo la sua scomparsa. Il passato, ancora una volta, sopravvive attraverso il luogo che lo ha contenuto.
Con The Old Luna Park l’album sembra spostarsi verso un’altra immagine del tempo. Il luna park appartiene per sua natura alla memoria: luci, movimento, meraviglia, rumore, ma anche un senso di provvisorietà. Un vecchio luna park può diventare qualcosa di completamente diverso quando viene osservato dopo la sua stagione: un luogo nel quale l’infanzia e il tempo trascorso sembrano ancora presenti, ma soltanto come tracce. È forse una delle immagini più efficaci per descrivere l’universo di Scataglini: qualcosa che un tempo era vivo e che ora continua a esistere in una forma quasi spettrale.
Infine, Walking Beyond Nothing suggerisce un possibile movimento oltre il vuoto. Non necessariamente una soluzione, né una conclusione rassicurante. Piuttosto il gesto di continuare a camminare quando non esiste più un’immagine precisa verso cui dirigersi. Dopo aver attraversato fantasmi, nebbie, vecchi luoghi e memorie, l’ascoltatore non approda a una risposta, ma a una diversa consapevolezza dell’assenza.
L’intero album può essere allora letto come una riflessione sul tempo e sulla persistenza delle cose. Scataglini non tenta di fermare il passato, perché sa che ogni tentativo di ricostruirlo lo trasformerebbe inevitabilmente. Cerca invece di conservarne la vibrazione, ciò che rimane quando la forma originaria è scomparsa. Il suono diventa così uno spazio della memoria: non un archivio, ma un luogo nel quale le tracce possono ancora muoversi.
È una musica di soglia, dunque, costruita sul confine tra presenza e dissolvenza, memoria e sogno, passato e futuro. E proprio per questo richiede un ascolto lento, disposto a lasciarsi attraversare più che a cercare risposte.Quando Walking Beyond Nothing conclude il viaggio, ciò che resta non è tanto una successione di otto brani quanto una costellazione di sensazioni: un vecchio palcoscenico, una nebbia, un luna park dimenticato, presenze che non vogliono scomparire del tutto. Restano immagini incomplete, echi emotivi, piccoli segnali che continuano a muoversi nella mente.
Forse è questa la vera intuizione di Nothing and Foreboding: comprendere che ciò che scompare non necessariamente smette di esistere. A volte cambia semplicemente forma.
Diventa ricordo, ombra, silenzio. Diventa suono.E quando il suono finisce, qualcosa continua ancora a vibrare.
Anna Cimenti





