Agregator

Elízium

La band ungherese Aggregator ha creato un efficace punto d’incontro tra l’impatto del metal estremo di matrice nordica e il romanticismo oscuro tipico dell’Europa dell’Est. Il risultato è una forma di death metal melodico dalla forte identità, resa ancora più personale e riconoscibile dall’uso dell’ungherese.

Questa scelta, sostenuta da un’ottima produzione, conferisce ai brani credibilità e incisività.La componente melodica non è mai un semplice ornamento, ma parte integrante della struttura dei brani. Ne nasce un contrasto continuo tra aggressività e atmosfere cupe e malinconiche. Le chitarre alternano riff serrati a passaggi più articolati, lasciando spazio a melodie che alleggeriscono, almeno in parte, la pesantezza del muro sonoro.La voce in ungherese si inserisce perfettamente in questo contesto.

La fonetica della lingua imprime alle linee vocali un carattere particolare, rendendo il cantato più aspro e, al tempo stesso, più affascinante rispetto alle produzioni che ricorrono abitualmente all’inglese. È soprattutto questo elemento a consentire agli Aggregator di evitare, almeno in parte, la sensazione di già sentito che spesso accompagna il death metal melodico.

La sezione ritmica sostiene l’insieme con una buona dose di aggressività, senza rinunciare all’attenzione per la dinamica e gli arrangiamenti. Non si tratta quindi di un disco costruito esclusivamente sulla velocità o sulla potenza, ma di un lavoro in cui le diverse componenti raggiungono un equilibrio convincente.A valorizzare ulteriormente il risultato contribuisce una produzione pulita e potente, capace di mantenere ben distinguibili i singoli strumenti senza sacrificare la ruvidità necessaria al genere. Le chitarre occupano giustamente il centro della scena, mentre batteria e basso garantiscono profondità e compattezza all’intero impianto sonoro.

Gli Aggregator dimostrano di avere una propria idea musicale, fondendo influenze riconoscibili con elementi legati alla loro identità culturale. Non tutto risulta necessariamente sorprendente, ma l’uso dell’ungherese, l’impronta melodica e l’atmosfera malinconica tipicamente centro-europea conferiscono al lavoro una personalità che merita attenzione.Elízium apre il lavoro introducendo immediatamente il lato più atmosferico della band, senza rinunciare alla componente aggressiva. Le chitarre costruiscono un tessuto sonoro in cui melodia e pesantezza convivono con naturalezza, mentre il cantato in ungherese aggiunge una sfumatura particolare all’intero impianto.

Con A tizenhármas ajtó (The Thirteenth Door) emergono con maggiore evidenza le influenze del death metal melodico, grazie a riff più incisivi e a una tensione ritmica più marcata. È probabilmente uno dei momenti in cui gli Aggregator riescono meglio a bilanciare l’impatto del metal estremo con la loro componente più malinconica.

Súgd meg (Whisper It) allenta idealmente la tensione e lascia maggiore spazio alle atmosfere. Il contrasto tra la durezza del sound e il significato evocativo del titolo contribuisce a creare uno dei passaggi più suggestivi del lavoro.La chiusura è affidata a Hamu (2026) (Ashes), che riassume efficacemente le caratteristiche principali del progetto: aggressività, melodie oscure e sensibilità verso atmosfere più introspettive. È un finale coerente, dal quale emerge soprattutto la personalità della band.

Nel complesso, Elízium è un lavoro che non ha bisogno di ricorrere a soluzioni particolarmente artificiose per risultare interessante. Gli Aggregator partono da coordinate ben riconoscibili, ma le filtrano attraverso la propria cultura e, soprattutto, attraverso l’uso dell’ungherese, elemento che dona ai brani un’identità decisamente più marcata.

Non siamo di fronte a una rivoluzione del death metal melodico, ma a un album costruito con convinzione, buona tecnica e una produzione all’altezza.

Proprio la combinazione tra violenza sonora e romanticismo oscuro rappresenta il punto di forza degli Aggregator.

Stefano Bonelli

TRACKLIST:

Elízium (Elysium)
A tizenhármas ajtó (The thirteenth door)
Súgd meg (Whisper it)
Hamu (2026) (Ashes)

LINEUP:

Attila Horváth – guitars / vocals
Rajmund Katona – gguitars
József Kun – drums
Bálint Lázár – bass / vocals
Tamás Mikus – main vocals