Ian Parry Consortium Project
VI Legacy Of Empires
Dopo una lunga pausa, torna il Consortium Project di Ian Parry con VI: Legacy Of Empires, un album che si presenta come il nuovo capitolo di una storia iniziata alla fine degli anni Novanta e che, almeno nelle intenzioni, dovrebbe rappresentare anche il capitolo conclusivo del progetto.
Il Consortium Project è da sempre una creatura costruita intorno alla personalità di Ian Parry, cantante e autore britannico conosciuto soprattutto per la sua militanza in formazioni come Vengeance ed Elegy. La caratteristica principale del progetto è quella di riunire musicisti provenienti da esperienze differenti, creando una sorta di super-band internazionale al servizio di un metal melodico dalle forti componenti progressive ed epiche.
Legacy Of Empires segue esattamente questa filosofia. Il disco si muove tra progressive metal, melodic metal e power metal, con composizioni articolate, chitarre importanti, tastiere solenni e arrangiamenti che cercano spesso una dimensione cinematografica.La scaletta comprende dieci brani e, già dall’inizio con “The Constellation Of The Stars”, si comprende quale sia la direzione intrapresa da Parry: atmosfere ampie, melodie elaborate e una produzione moderna che valorizza soprattutto la componente orchestrale e le chitarre.
La title track “Legacy Of Empires” è uno degli episodi più rappresentativi, grazie a una costruzione progressiva che alterna momenti più melodici ad altri decisamente più metallici. “A Declaration Of Independence” aumenta invece il tasso di energia, mentre “Gods From The Heavens Above” punta maggiormente sull’aspetto epico e teatrale.Tra i brani più immediati troviamo “A Kingdom For Heroes”, caratterizzato da una struttura più diretta e da un ritornello facilmente memorizzabile. “Pyramids Of Power” accentua invece il lato monumentale del progetto, mentre “The Secrets Of Creation” e “Awake The Forgotten Souls” riportano in primo piano la componente più progressiva e narrativa.
Interessante anche il contributo della formazione, che comprende musicisti di grande esperienza come Stephan Lill, Patrick Rondat, Luca Sellitto, Johann Cadot, Allan Sørensen e Andreas Passmark, affiancati da altri ospiti e collaboratori. È proprio questa pluralità di musicisti a dare al disco una certa varietà, evitando che la formula del Consortium Project rimanga eccessivamente legata a un’unica identità strumentale.
Naturalmente il vero punto di riferimento resta Ian Parry. E proprio sulla sua prestazione vocale va fatta una considerazione. Anche Ian Parry, inevitabilmente, risente del passare degli anni. La sua voce mantiene ancora una buona riconoscibilità e una discreta personalità, ma in alcuni passaggi si avvertono i segni della maturità vocale. È soprattutto nel vibrato che emergono alcune incertezze: la tenuta non è sempre impeccabile e qua e là si percepiscono piccoli cali di intonazione e una certa perdita di stabilità rispetto alle prove del passato.
Nulla che comprometta realmente l’ascolto, ma sono dettagli che un orecchio attento non può non cogliere e che rendono la prestazione vocale meno brillante rispetto ai momenti migliori della sua lunga carriera. D’altra parte, Parry riesce ancora a mantenere quella personalità che rappresenta uno degli elementi distintivi del Consortium Project.Dal punto di vista produttivo, Legacy Of Empires beneficia di un suono pulito, potente e ben equilibrato, indispensabile per gestire una formazione così numerosa e una scrittura ricca di sovrapposizioni strumentali.
Le chitarre hanno il giusto peso, la batteria mantiene una buona definizione e tastiere e arrangiamenti contribuiscono a creare quell’atmosfera solenne che accompagna praticamente tutto il lavoro. Anche la grafica merita un cenno: la copertina, dal taglio epico e fortemente evocativo, si sposa bene con il concept del disco e con l’idea di un viaggio tra imperi, battaglie e atmosfere leggendarie. Un lavoro visivo semplice ma efficace, che completa in maniera coerente il progetto musicale.
Alla fine Legacy Of Empires è un album che guarda inevitabilmente al passato, ma cerca anche di mantenere una propria attualità. Non è probabilmente un disco destinato a sorprendere chi conosce già il Consortium Project, perché la formula è sostanzialmente quella consolidata negli anni, ma rappresenta comunque un ritorno dignitoso e ambizioso.Un lavoro che piacerà soprattutto agli estimatori del progressive e melodic metal europeo, a chi ama le produzioni corali e le composizioni dalla forte impronta epica.
E se davvero questo rappresenta il capitolo conclusivo del Consortium Project, Ian Parry può considerarlo un modo più che dignitoso per mettere il punto finale a una storia musicale iniziata oltre venticinque anni fa.
Stefano Bonelli




