Lesbian Bed Death
Satan’s Cellar
Quando ho visto la copertina, mi sono detto: questa band farà sfaceli. Oltre all’impatto visivo, mi ha colpito soprattutto il fatto che si tratti di una formazione tutta al femminile, una scelta che ancora oggi suscita curiosità e aspettative.
Come sempre, però, è la musica a dover parlare: l’immagine può attirare l’attenzione, ma sono la tecnica, la personalità e la qualità delle composizioni a fare davvero la differenza. E, devo dire, dopo aver ascoltato il disco, le sorprese non sono mancate…Il titolo è già una vera e propria dichiarazione d’intenti. Fin dalle prime battute, il disco parte alla grande e ci immerge in atmosfere gotiche che la band fa proprie non solo come influenza musicale, ma anche come atteggiamento e modo di porsi.
L’ouverture, The Midnight Horror Show, rende subito l’atmosfera cupa e oscura, e il titolo è già tutto un programma. Pioggia e vento sono pronti a impressionarci, mentre in lontananza risuona una campana dai lugubri rintocchi, preparando il terreno a un viaggio sonoro inquietante e suggestivo. Dopo aver saltato una traccia, arriviamo a Death Row Disco, un brano dominato da voce e basso. I due elementi costruiscono una base solida e compatta, sulla quale la chitarra si muove come una lama affilata, scagliando riff penetranti e taglienti.Qui la band mostra maggiore sicurezza e lascia emergere una componente più aggressiva, perfettamente amalgamata alle atmosfere oscure già incontrate in apertura.
Il basso svolge un ruolo tutt’altro che marginale e dona profondità al pezzo. La voce si fa più decisa e teatrale, pur mantenendo quel carattere tenebroso che sembra essere uno degli elementi distintivi dell’intero lavoro. Le chitarre, invece, non fanno prigionieri: entrano con riff secchi e incisivi, creando una tensione crescente che rende Death Row Disco uno dei passaggi più interessanti di questa prima parte del disco.Anche i testi seguono questa direzione, muovendosi tra morte, seduzione, erotismo, vampirismo e atmosfere horror. Ne nasce un immaginario volutamente oscuro e teatrale, nel quale il macabro finisce spesso per incontrare la sensualità.
Arriviamo ora alla conclusione del disco con The Cosmic God With Thirteen Eyes. Il brano si apre su atmosfere molto cupe e horrorifiche, quasi volesse accompagnare l’ascoltatore verso l’ultimo capitolo di questo viaggio notturno.Forse è una delle canzoni più belle del disco. Ascoltandola, ho avuto la sensazione di cogliere finalmente fino in fondo le intenzioni della band. Le Lesbian Bed Death puntano su canzoni capaci di mantenere viva l’attenzione dalla prima all’ultima nota. Non saranno musiciste dotate di una tecnica incredibile, ma possiedono senza dubbio la bravura necessaria per costruire brani efficaci, sostenuti da ritornelli catchy che entrano subito in testa e che ci si ritrova a cantare quasi senza accorgersene.
A colpire sono anche altri aspetti:
- la splendida copertina, dominata da una figura medusiforme e quasi odisseanica che cattura immediatamente lo sguardo;
- la produzione impeccabile, capace di valorizzare ogni strumento senza soffocare l’atmosfera gotica del disco.
Il risultato è un lavoro che punta molto sull’impatto e sull’atmosfera, ma soprattutto sulla capacità di lasciare qualcosa all’ascoltatore anche dopo l’ultimo brano.
Raccomandazione finale “non guardate troppo la copertina potreste rimanerne pietrificati”
Stefano Bonelli



