Ristridi
Ride The Storm
Il power metal è uno di quei generi nei quali il confine tra omaggio alla tradizione e semplice riproposizione di formule già consolidate può essere piuttosto sottile. Con Ride The Storm, Ristridi sceglie senza particolari esitazioni la prima strada, costruendo un disco che guarda soprattutto alla scuola europea e che non nasconde i propri riferimenti.
Il risultato è un lavoro piacevole, diretto e fortemente ancorato a un’idea classica di power metal.La vicinanza ai Blind Guardian è probabilmente l’elemento che emerge con maggiore evidenza. Non soltanto per l’impostazione generale dei brani, ma anche per il modo di interpretare le parti vocali pulite, che richiama chiaramente quella tradizione. È un riferimento abbastanza evidente da diventare parte integrante dell’identità del disco, ma non è necessariamente un difetto: Ristridi non sembra interessato a mascherare le proprie influenze e costruisce il proprio lavoro proprio a partire da esse.
L’elemento che permette a Ride The Storm di distinguersi maggiormente è invece l’alternanza tra le parti vocali di Anti e quelle aggressive di Alex Meyer. La presenza del growl inserisce una componente più scura all’interno di una struttura che rimane sostanzialmente power metal, creando un contrasto efficace con le linee vocali pulite. Non è una contaminazione che cambia radicalmente il volto dell’album, ma aggiunge una dimensione ulteriore a una formula altrimenti molto legata alla tradizione.
Anche la batteria contribuisce in maniera importante alla definizione del suono. Il suo carattere spiccatamente power accompagna i brani con quella spinta ritmica che ci si aspetta dal genere, sostenendo la componente più epica e mantenendo una certa immediatezza. La musica non sembra voler trasformare ogni pezzo in un esercizio di tecnica o in una dimostrazione di complessità: l’obiettivo principale rimane quello di costruire canzoni riconoscibili e melodiche.
Gli otto brani affrontano storie e personaggi differenti, muovendosi tra fantasy, leggende e conflitti individuali. “To Be Free” e “Thy Fate Forged In Vengeance” si rifanno alla figura di Wieland il Fabbro, mentre “Silver And Steel” guarda al mondo di Geralt di Rivia. “God Will Avenge Us” racconta invece la vicenda di Jacques de Molay e dei Templari. Sono soggetti che appartengono pienamente all’immaginario del metal tradizionale, ma vengono utilizzati per affrontare questioni più concrete come libertà, vendetta, sacrificio e identità.
La scrittura resta quindi volutamente legata a una dimensione narrativa ed epica, senza cercare particolari deviazioni stilistiche. Anche le esperienze precedenti di Michael Wöß con Omega Point e Dark Solstice aiutano a collocare questo lavoro all’interno di un percorso già orientato verso il metal melodico, progressivo e power. Ride The Storm, rispetto a quelle esperienze, appare però più concentrato su una forma immediata e riconoscibile.Il limite principale coincide in parte con il suo pregio: chi cerca nel power metal qualcosa di molto distante dalla tradizione potrebbe trovare pochi elementi realmente sorprendenti. La forte impronta dei riferimenti dichiarati rimane evidente per tutta la durata del disco.
Per contro, proprio questa coerenza rende Ride The Storm un ascolto abbastanza semplice da inquadrare e da apprezzare se si ha familiarità con quel tipo di sonorità. Ristridi non tenta dunque di reinventare il power metal, ma propone una versione personale di una formula conosciuta, affidandosi a melodie, impostazione epica, batteria power e soprattutto al contrasto tra voce pulita e growl.
Un album che piacerà soprattutto a chi continua a trovare valore nella tradizione del genere e che, pur mostrando chiaramente i propri modelli di riferimento, riesce a costruire attorno a essi una proposta dotata di una propria fisionomia.
A.S.




