Sanctum Pyre
He Who Remains
Con He Who Remains, i greci Sanctum Pyre arrivano al debutto con un album che mette insieme heavy e power metal, una forte componente melodica e influenze orientali che attraversano l’intero lavoro.
La band, formata nel 2025, costruisce il proprio sound attorno alle composizioni e alle orchestrazioni di Nikos Tzouannis, affidando invece la parte vocale a Rob Lundgren e la componente strumentale a Mike G. Un progetto nato quindi con una fisionomia precisa, già piuttosto definita nonostante si tratti della prima uscita sulla lunga distanza.
La prima impressione è estremamente positiva. He Who Remains entra in scena con energia, grazie soprattutto a una batteria molto presente e a un lavoro di chitarra che accompagna i brani con grande efficacia. L’impatto iniziale è quello di un disco che non ha bisogno di particolari tempi di rodaggio: parte carico e riesce a mantenere una spinta costante, rendendo l’ascolto particolarmente scorrevole.
Il merito è anche di una scrittura che riesce a dare spazio alle melodie senza trasformare il disco in un esercizio esclusivamente orientato alla potenza. Le chitarre rappresentano uno degli elementi più importanti dell’album, soprattutto nei passaggi più melodici e nei momenti in cui emergono le influenze orientali. Chitarre e voci si fondono spesso e si equilibrano in maniera molto matura.
La componente orientale non appare quindi come un semplice ornamento applicato a una base power metal. In diversi passaggi entra direttamente nelle melodie e contribuisce a dare al disco una personalità più riconoscibile. Pay The Price, per esempio, è stato particolarmente apprezzato proprio per l’inserimento di scale orientali e per il modo in cui queste vengono integrate nella costruzione del brano.
Anche la voce di Rob Lundgren contribuisce in maniera significativa al risultato. Il suo approccio si muove all’interno di una dimensione melodica ed espressiva, mantenendo un ruolo centrale nell’economia dei brani. La sua interpretazione è stata indicata da più fonti come uno degli elementi più convincenti del disco, soprattutto per la capacità di dare carattere alle composizioni senza perdere la componente epica.
Un altro aspetto che funziona è la capacità dell’album di alternare momenti più energici ad altri maggiormente atmosferici. Break Thy Chains rappresenta bene il lato più diretto e potente del gruppo, mentre altri episodi rallentano e lasciano maggiore spazio alle melodie e agli arrangiamenti. Questa alternanza impedisce al disco di diventare monotono e contribuisce alla sensazione di poterlo ascoltare dall’inizio alla fine senza particolari interruzioni.Tra gli episodi più caratteristici c’è certamente Daughter Of The Wind, che vede la partecipazione di Thomas Karam e Shlomit Levi. Il brano porta ulteriormente in primo piano la componente orientale del progetto e amplia il respiro del disco attraverso il confronto tra le diverse voci. Anche The Veil Is Torn, presente come bonus track esclusivo dell’edizione CD, prosegue su coordinate epiche e melodiche.
Nel complesso, He Who Remains è un debutto che mi ha convinto molto. È un disco che entra carico, possiede una componente ritmica ben presente e soprattutto trova nelle chitarre e nelle linee vocali due elementi capaci di sostenerne efficacemente l’intera struttura. Il risultato è un album che si ascolta tutto d’un fiato, senza richiedere particolare sforzo per seguire il percorso musicale.
Per chi apprezza il power metal melodico e le contaminazioni orientali, Sanctum Pyre rappresentano una proposta sicuramente interessante.
He Who Remains dimostra già al debutto una direzione musicale riconoscibile e una buona capacità di costruire brani immediati senza rinunciare alla componente epica e alle peculiarità melodiche che distinguono il progetto.
A.S.





